Karol Wojtyla sapeva orientarsi in montagna. Prima di diventare sacerdote, poi vescovo, poi papa, aveva trascorso anni a camminare, sciare e pagaiare tra i Tatra e le colline della Piccola Polonia. Al rifugio di Polanie, nella Valle di Chocholowska, c’è ancora la stanza che lo ricorda: una canoa di legno e tela usata per esplorare i fiumi, un paio di sci degli anni Trenta, un breviario in latino.
A Cracovia, nell’appartamento dove visse da vescovo vicino al Castello di Wawel, sono conservati gli scarponi da escursionismo. Non sono cimeli da museo: sono oggetti che dicono qualcosa su come quest’uomo si muoveva nel mondo.
Da questi oggetti e da questi luoghi nasce il Cammino di San Giovanni Paolo II, iniziativa di cooperazione tra Polonia e Italia annunciata nella prima metà del 2026. L’idea è costruire un itinerario continuo da Cracovia a Roma, passando per Slovacchia e Austria, lungo i posti che hanno segnato la biografia di Wojtyla. Non un pellegrinaggio confessionale, secondo le parole del promotore polacco, il sottosegretario al Turismo Ireneusz Raś: un viaggio aperto a chiunque cerchi ispirazione, indipendentemente dalla propria appartenenza religiosa.
I luoghi di partenza: la Polonia di Wojtyla
Il cammino prende forma su una base già esistente. In Polonia esiste dal 2003 il Cammino Papale della Piccola Polonia, un tracciato di circa 231 km da Kalwaria Zebrzydowska a Stary Sącz, con una rete di varianti che arriva a circa 620 km complessivi.
Le tappe passano per Wadowice, città natale di Karol Wojtyla, dove si trova la casa natale trasformata in museo. Si attraversa Kalwaria Zebrzydowska, santuario mariano e sito UNESCO, che Wojtyla frequentò per tutta la vita. Si arriva ai Tatra, la catena montuosa che occupa il confine tra Polonia e Slovacchia e che il futuro papa percorreva ogni estate con gruppi di studenti: Zakopane, Morskie Oko, il Kasprowy Wierch. In questa zona esiste già una variante del cammino che tocca il santuario di Krzeptówki e il lago glaciale più iconico dei Tatra.
A Ludźmierz c’è il santuario mariano dove Wojtyla tornò da papa. A Stary Sącz rimane l’altare costruito per la sua visita del 1979, la prima del pontificato in Polonia, quella che in molti indicano come uno dei momenti chiave della crisi del blocco sovietico nell’Europa centrale.
Il tratto in costruzione
Oltre il confine polacco il progetto deve ancora prendere forma definitiva. La parte slovacca dovrebbe collegarsi ai Tatra slovacchi e alla regione di Spiš, sfruttando sentieri già esistenti. L’accordo tra Polonia e Slovacchia è stato formalizzato a Bratislava nell’agosto del 2026. Austria e Italia dovranno seguire, con le università come struttura portante del progetto: la Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia, l’Università Cattolica di Lublino, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino di Roma e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano hanno il compito di definire l’itinerario e approfondirne gli aspetti storici e culturali.
L’obiettivo dichiarato è arrivare fino a Roma, con un percorso che attraversi territori poco frequentati dai grandi flussi turistici e offra ai camminatori un’esperienza che va oltre le destinazioni singole. Una logica simile a quella della Via Francigena, il cammino medievale che collega Canterbury a Roma e che negli ultimi anni ha dimostrato come un itinerario lungo e plurinazionale possa diventare un prodotto turistico capace di generare presenze diffuse, non concentrate.
Quali tratti puoi fare adesso
Il Cammino di San Giovanni Paolo II non è ancora percorribile dall’inizio alla fine. Ma la tranche polacca è già segnata, attrezzata e percorribile in autonomia. Chi vuole anticipare il percorso completo può partire da Wadowice e seguire il tracciato esistente, trovando ospitalità nei rifugi e nei piccoli borghi della Piccola Polonia. I sentieri toccano paesaggi che nulla hanno da invidiare alle rotte alpine più note: foreste di abete, prati di alta quota, villaggi di legno con le chiese in legno tipiche dell’architettura valacca.
In autunno, la Polonia centrale e i Tatra offrono colori di fogliame comparabili a quelli dei cammini alpini italiani, con una differenza: i flussi di camminatori sono ancora contenuti. Per chi cerca silenzio e percorsi poco battuti, questo angolo di Europa centrale funziona già adesso, indipendentemente dallo stato del progetto internazionale.
Foto Polska tourism organization
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