Coronavirus e viaggi, dove e quando potremo fare le vacanze: è l’anno del Centro Italia?

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La progressiva riapertura dopo il lockdown totale da Coronavirus alimenta la speranza di poter fare viaggi e vacanze post-pandemia, ma anche la domanda su cosa succederà davvero questa estate. Su dove potremo andare (tendenzialmente in Italia), dove vorremo andare, dove converrà andare (forse in Centro Italia); con quali mezzi (non l’aereo), per quanto tempo (massimo una settimana), con quante persone, quanto saremo sicuri. E quanto ci costerà (più di prima).
Niente è scontato, né i prezzi, né le risposte: non abbiamo idea di quali e quanto saranno efficaci le misure di sicurezza per garantire il distanziamento fisico e sociale. E di quale potrebbe essere l’offerta turistica in un settore messo in ginocchio dalla crisi. Il Covid-19 ha colpito duro il turismo in Italia (13% del Pil): fra marzo e maggio si prevedono 31,6 milioni turisti in meno (dati Confturismo-Confcommercio). Ma è tutta la stagione a essere già compromessa, così come forse anche la prossima (uno studio di Cerved stima una possibile perdita nel 2020-2021 da 270 a 650 miliardi di fatturato del settore). Dunque che vacanze potremo fare quest’estate?
Cerchiamo di capirne di più analizzando qualche dato con l’aiuto di un esperto del settore: continua a leggere più sotto.

Coronavirus: viaggi e vacanze, cosa succederà questa estate?

Un settore da 60 anni in crescita, abituato a prevedere al centesimo offerte, prezzi e revenue grazie a una dotazione tecnologica che nessun altro comparto può vantare, sta facendo i conti con perdite, danni, licenziamenti, chiusure. Ma soprattutto con l’incertezza, che si riflette sulle proposte per un’estate difficile in cui faremo fatica a capire dove è meglio andare nell’estate del 2020.
“È come se fossimo a un reset totale della strategia alberghiera su come ottenere revenue, politiche dei prezzi e promozioni”, ci spiega Lamberto Livraghi, Regional Manager Italia di Roiback, azienda internazionale specializzata nel settore turistico alberghiero, “Il settore si era nel tempo consolidato con figure altamente professionali e software sofisticatissimi che permettevano di gestire al meglio le stagioni. Ora sulle strutture ricettive grava una grande inquietudine: un settore che lavorava come un orologio svizzero deve fare i conti con un virus che ha azzerato tutto”.

Prenotazioni bloccate e viaggi brevi

Fare previsioni in questo momento è impossibile. Anche perché il Covid-19 impone nuove regole che andranno implementate e fatte rispettare, con complicazioni e costi aggiuntivi. Dagli hotel in cui muoversi lungo percorsi prestabiliti, alle spiagge con ombrelloni a distanza di sicurezza e protetti da cupole, ai voli aerei con il sedile di mezzo da lasciare libero (ma Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha dichiarato al Financial Times che i suoi aeri non voleranno se il limite di capienza verrà fissato al 66%, quota su cui non c’è possibilità di realizzare un profitto).
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Due sono i trend per ora identificabili nel turismo 2020: mete italiane e viaggi di lavoro. “Ci si aspetta un’estate fatta soprattutto di mercato domestico, e la ripresa graduale del mercato business (in linea con le riaperture delle varie regioni)”, osserva Livraghi.
Lo scenario è molto simile in diversi paesi del mondo: “Le prenotazioni in arrivo sugli hotel sono bloccate dall’inizio di inizio marzo, con un trend di cancellazioni in continua crescita man mano che si avvicina la data del soggiorno. Registriamo cancellazioni molto alte anche su giugno, luglio e agosto. E il flusso delle nuove prenotazioni è prossimo allo zero. Le poche che si registrano sono prenotazioni effettuate sottodata (lastminute) e per soggiorni brevi. In genere la maggior parte si concentra su soggiorni di 1-2 notti”.
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Quando andremo in vacanza?

Nelle intenzioni di acquisto sui motori di ricerca (ricerche online, ma senza prenotazione), le query sembrano concentrarsi su periodi di soggiorno tendenzialmente medio-lunghi e spostati nel tempo, e non prima dei mesi estivi. Si tratta soprattutto di utenti italiani, ma stiamo notando anche una buona dose di ricerche relative a mete italiane da parte di utenti provenienti dal Nord Europa (UK, Germania, paesi scandinavi). Si focalizzano soprattutto sul periodo post estivo (settembre e ottobre). Ricerche che però continuano a cambiare e non si traducono ancora in prenotazioni”.

Dato che non sappiamo ancora quale sarà la situazione sanitaria e le possibilità di movimento che avremo, la logica dominante per questa stagione sarà quella del last minute, se non del last second: si prenoterà definitivamente solo in prossimità della data di partenza. In questo senso una chiave vincente sarà “la la flessibilità riguardo la possibilità di cancellazione: saranno premiate le strutture che possono garantire il rimborso completo”.
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Dove andremo in vacanza in Italia?

Per capire che estate sarà, che vacanze faremo e dove andremo in Italia, ci sono molte variabili da considerare. Le difficoltà economiche generali, il timore di spendere, le ferie già consumate, i desideri delle famiglie. Non esistono dati su cui ragionare, ma dovendo scommettere potremo avere “un’estate di vacanze brevi (short break di 3-4 giorni, massimo una settimana) e di tipo leisure, cioè all’insegna del relax”, azzarda Livraghi. “In strutture di dimensioni piuttosto ridotte e che garantiscano sanificazione e gestione degli spazi comuni come si deve”.
Le destinazioni che meno potrebbero risentire dell’impatto della pandemia potrebbero essere “le zone a più alto tasso di mercato domestico, come le regioni dell’Italia centrale, che storicamente hanno la maggior parte della clientela turistica costituita dagli italiani”.
Sono luoghi da riscoprire, ricchi di borghi storici splendidi e con una natura spesso selvaggia e poco frequentata, come ad esempio la zona del fiume Tirino, il più pulito d’Europa, da percorrere in canoa (nella foto di copertina, credit Il Bosso). O i trekking sull’Appennino come quello della  Via di Matilde da Mantova a Lucca o il Cammino Materano da Bari a Matera, il Sentiero di Matilde, quello delle Terre Mutatee tanti altri di cui parliamo nella sezione Trekking.

Dove non andremo in vacanza?

Le località più a rischio invece potrebbero essere quelle con una forte percentuale di clientela straniera. Che poi sono destinazioni storiche del turismo in Italia come ad esempio il lago di Garda, la Costiera Amalfitana e le città d’arte. “Destinazioni come le Big 4 italiane (Roma, Milano, Firenze e Venezia) che hanno a disposizione migliaia di camere da letto e si erano strutturate sulla domanda degli ultimi 10 anni (in costante crescita), ora si ritrovano con una domanda bassissima e si chiedono se riaprire per la stagione, come farlo, a che prezzi. Dall’altra parte in questi luoghi potrebbe tornare il turista italiano, attirato da un minore affollamento”.
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Quanto ci costerà andare in vacanza?

A proposito di prezzi, tutto farebbe pensare che i costi di una vacanza nel 2020 saliranno. Sarà così?
Se si prevede che i voli avranno meno passeggeri e costi più alti, nel settore dell’ospitalità ora è prematuro fare previsioni: “il mercato si muoverà quando il pubblico potrà davvero pensare alle vacanze. Con meno turisti a disposizione e i costi di gestione da sostenere, le strutture dovranno tenersi in equilibrio fra servizi di qualità, garanzie di sicurezza e ricavi” .
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Hotel o case, dove è meglio prenotare questa estate?

Alberghi, B&B, case, chi resisterà meglio? “Le grandi strutture alberghiere da un lato, che danno una maggiore percezione di sicurezza a livello di gestione della sanificazione e organizzazione degli spazi comuni. Dall’altro lato le strutture di dimensioni più piccole o appartamenti, che possono puntare su un ridotto numero di clienti con cui venire a contatto e quindi maggiore privacy del soggiorno”.
Ma la chiave sarà soprattutto la fiducia che si è saputa costruire nel tempo: andremo in luoghi che già conosciamo e dove abbiamo avuto esperienze positive: “Di scuro le strutture che sono state in grado di costruire un rapporto di fidelizzazione con la clientela negli anni possono avere un vantaggio competitivo”.

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