I consigli di Maurizio Marassi su come iniziare a fare wakeboard e wakeskate

come iniziare a fare wakeboard

Come iniziare a fare wakeboard e wakeskate? Lo abbiamo chiesto all’azzurro Maurizio Marassi, oro agli Europei del 2018 organizzati al Wakeparadise Milano.
A soli 23 anni Maurizio Marassi, uno degli atleti più forti al mondo nella specialità del cable wakeskate (disciplina del wakeboard), ha già una bacheca colma di medaglie luccicanti: 1 oro e 2 argenti agli Europei, 3 argenti e 1 bronzo ai Mondiali. Il fuoriclasse lombardo è sempre stato un appassionato degli sport da tavola, così un giorno ha deciso di cimentarsi nel wakeboard approfittando del fatto che frequentava spesso il parco dell’Idroscalo di Milano, dove si trova il watersport park più grande d’Italia: il Wakeparadise Milano, che per Marassi è come una seconda casa. Da quel momento è stato amore a prima vista, partito all’inizio con il wakeboard (l’atleta viene trainato in acqua da una corda e un bilancino mentre sta in piedi su una tavola con gli attacchi) e poi con la sua versione più complessa e spettacolare, dato che la tavola è senza attacchi come nello skateboard: il wakeskate.
Quando Maurizio Marassi fa uno dei suoi salti o una delle sue acrobazie sull’acqua è come se non ci fosse gravità, ma per arrivare fino a quel livello è partito totalmente da zero. Gli abbiamo chiesto come ha fatto e quali consigli darebbe ai principianti che vogliono approcciarsi a questo sport sempre più popolare.

Come iniziare a fare wakeboard e wakeskate: i consigli del campione Maurizio Marassi

Maurizio Marassi, nato a Legnano il 26 marzo 1997, ci ha spiegato che per diventare davvero bravi nel wakeskate è importante prendere prima confidenza con il wakeboard, che è un po’ la disciplina di partenza. Chi pratica già degli sport sulla tavola o lo sci nautico è avvantaggiato, ma il wakeboard è uno sport da traino (la corda fa da sostegno e non bisogna controllarla) e dunque risulta abbastanza accessibile ai principianti. Una volta in acqua subentrano tanti aspetti fondamentali: l’equilibrio, la gestione della velocità, gli slalom e il saper sfruttare a proprio favore il tiro della corda per fare le manovre. Tutte cose che, se si parte da una solida base tecnica, si imparano in maniera quasi naturale. Ecco quali consigli ci ha dato Maurizio Marassi, che è già focalizzato sui Mondiali del prossimo anno in cui proverà a ottenere il riconoscimento più importante della sua carriera.

Facciamo un passo indietro: come ti sei approcciato al mondo del wakeboard e come hai imparato?

“Ho cominciato grazie al fatto che abitavo molto vicino all’impianto Wakeparadise a Milano. Ho sempre frequentato il parco, e una volta ho deciso di provare questo sport assieme a mio papà. Come tutti, io ho iniziato con il wakeboard: la tavola con due attacchi, un po’ come se fosse lo snowboard. Poi, dopo un po’ di tempo, ho provato la specialità del wakeskate, ossia la tavola sull’acqua senza attacchi. A quel punto ho capito che mi piaceva di più quest’ultimo e mi sono specializzato sempre di più. Va detto che negli impianti scuola a due pali l’apprendimento è molto semplice: chiunque può riuscire a stare in piedi sulla tavola grazie al fatto che il tiro ti arriva dall’alto, poi la velocità può essere modulata a seconda delle capacità. In questo modo capisci come comandare la tavola sull’acqua”.

È meglio iniziare prima col wakeboard e poi, eventualmente, provare il wakeskate?

“Il mio consiglio è quello di iniziare col wakeboard, ed è una cosa che nella norma si fa. Soprattutto all’inizio è importante riuscire a prendere confidenza con l’andare sull’acqua. Per questo esistono addirittura delle tavole su cui si può andare in ginocchio. Altrimenti si può tentare con lo sci nautico. Sono tutte cose fondamentali per il principiante che vuole iniziare a fare wakeboard. In questo modo si può prendere confidenza con la sensazione di scivolare sull’acqua e con la velocità. Dopodiché si comincia con il wakeboard, dove il controllo della tavola è più semplice grazie agli attacchi. Prima si impara ad andare dritti, poi a fare le curve, gli slalom e tutte quelle manovre che si praticano anche nel waterskate”.
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Quali sport possono aiutare chi fa wakeboard e wakeskate? Si può partire da zero?

“Prima di iniziare andavo un po’ in skateboard e sapevo andare sullo snowboard: indubbiamente qualsiasi sport da tavola aiuta. E secondo me funziona anche l’arrampicata, dato che questa disciplina è simile al wakeboard in termini di movimenti: con le gambe spingi, usi l’equilibrio e i piedi, mentre con le braccia tiri. Conta che però nel wakeboard, a differenza degli altri sport da tavola, sei attaccato a qualcosa che non devi controllare. Tu non devi controllare la leva come nel kitesurf, nel mio sport hai in mano il bilancino stabile che ti tira sempre nello stesso modo: questo è un sostegno, un punto di equilibrio. Ecco perché tutti, volendo, possono praticarlo”.

Come si allena un professionista di wakeboard? Ci sono degli esercizi specifici che consigli e dei metodi particolari da seguire?

“La tecnica batte sempre la forza. È sbagliatissimo sopperire alla tecnica attraverso la forza. Bisogna puntare sulla tecnica e sugli esercizi propedeutici in modo tale da arrivare sulla tavola sicuri e con lo sforzo minore. Detto ciò, come in tutti gli sport da tavola, nel wakeskate e nel wakeboard vai di lato, dunque hai un piede che preferisci e tendi a trascurare l’andatura con l’altro piede. E anche in termini di sensi di rotazione ci sono delle preferenze: c’è chi sceglie di girare in senso antiorario o in senso orario. È importante riuscire fin da subito a imparare bene le basi, saper fare tutto con il proprio piede e saper girare in entrambi i sensi. Si tratta di aspetti essenziali per imparare a fare anche le manovre più difficili, che sono la somma dei fondamentali della tecnica.
Per allenarsi è importante stare tante ore in acqua ma non solo. Infatti, ad esempio, funziona molto saltare sul tappeto elastico legando un bilancino in un punto in alto, simile a quello che c’è in acqua. Poi servono anche gli esercizi a terra di equilibrio e coordinazione: saper fare una capovolta, girare su se stessi… sono tutte cose che aiutano”.

Hai qualche trucco da suggerire per migliorare in questa disciplina e raggiungere un livello più alto?

“Bisogna far sì che sia il tiro a facilitare la manovra. O addirittura che sia il tiro a farcela fare. Un 180° possiamo farlo noi con il corpo, saltando e ruotando il bacino, ma muovendo il corpo aggiungiamo delle variabili che ci possono far cadere. Se invece noi, dato che siamo attaccati al bilancino, rimaniamo immobili e lasciamo che sia la corda a srotolarci, abbiamo effettuato il 180° senza aver fatto nulla con il corpo. Quindi il trucco, se uno ha un buon istruttore, è riuscire a capire le dinamiche del tiro e far sì che sia questo ad aiutare nel movimento. Così si fa meno fatica e si impara più velocemente”.

Il tuo primo oro è arrivato nel 2018 agli Europei organizzati al Wakeparadise Milano. Che ricordi hai di quell’esperienza e che significato ha avuto per te?

“Gareggiare in casa è un po’ più semplice. I miei avversari si sono dovuti adattare più velocemente al campo gara, mentre io ho avuto modo di provarlo un bel po’ di più. Da un altro punto di vista, però, è stato molto più difficile in termini di pressione e di aspettative: avevo tutto il pubblico di casa lì a guardare. È stato abbastanza complicato, infatti posso dire che la gara è stata difficile come tutte le altre. È stata una sfida combattuta: la finale ce la siamo giocata tutti e alla fine ho avuto la fortuna di fare una bella run, a differenza degli altri che sono caduti”.

Nel wakeboard a quanti anni sei considerato giovane e vecchio? Quanto dura mediamente una carriera?

“Negli ultimi anni abbiamo assistito a una drastica diminuzione dell’età. Fino a tre anni fa i più giovani che vincevano le gare avevano 18 anni. Ora, invece, ci sono ragazzini di 15-16 anni che gareggiano alla pari con chi fa questo sport da tanti anni. L’età si sta abbassando e i ragazzini stanno diventando forti tanto quanto i rider esperti. Per quanto riguarda i più vecchi, invece, posso farti l’esempio di un ragazzo israeliano che ha più di 30 anni e ha vinto tre mondali consecutivi di wakeboard in categoria open. Se il tuo fisico regge e se hai una gran tecnica, puoi continuare a vincere anche se vai in là con l’età. Il nostro è uno sport in cui ci vuole la forza, ma non è una disciplina di resistenza o di esplosività immediata: contano la difficoltà e l’esecuzione della manovra. Quindi si può anche andare in là con l’età ed essere fortissimi”.

Nel tuo palmarès manca solo un oro ai Mondiali: obiettivo possibile?

“Ci sono spesso andato vicino. L’oro ormai è sempre un obiettivo, quindi di sicuro è sulla lista: ci si proverà. Purtroppo non c’è mai stata la fortuna di essere nel momento giusto per farcela. Per dirti, agli Europei dell’anno scorso sono arrivato secondo e ho fatto comunque del mio meglio: un ottimo risultato è arrivato, a prescindere dal piazzamento. I Mondiali sono ogni due anni: dovevano essere a settembre di quest’anno, poi li hanno spostati a gennaio ma, secondo me, slitteranno ancora più in avanti nel corso del 2021”.

Quando non fai numeri e salti pazzeschi in acqua con la tavola, quali sport ti piace praticare?

“In generale mi piace molto andare in montagna a sciare. Il wakeboard è uno sport stagionale, ma io faccio l’università, architettura in magistrale al Politecnico, e non ho la possibilità di andare in posti caldi quando qui fa freddo. Quindi d’inverno faccio un po’ di wakeboard in settimana e poi vado a sciare in montagna. Inoltre pratico lo skateboard, vado in bici da strada e, se posso, arrampico”.

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