Rispondi a una domanda semplice semplice: quante volte, tornando da un’escursione o preparando lo zaino per un weekend in bici, hai infilato una borraccia riutilizzabile invece di comprare l’ennesima bottiglietta d’acqua? Se la risposta è “spesso” o “sempre”, allora il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi — che sta per cambiare drasticamente il modo in cui acquistiamo cibo, bevande e prodotti per l’igiene — ti troverà già mezzo pronto. Per tutti gli altri, invece, sarà una piccola rivoluzione a cui abituarsi.
Cosa prevede il nuovo regolamento europeo
Le regole sugli imballaggi sono cambiate con il regolamento approvato a fine 2024 ed entrato in vigore nel 2025, ma è nei prossimi anni che gli effetti diventeranno tangibili per tutti. Il primo passo concreto arriva ad agosto 2026, quando scatterà l’obbligo di realizzare tutti gli imballaggi con materiali riciclabili — un adeguamento su cui molte aziende si erano già mosse in anticipo.
Il cambiamento più visibile, però, è quello fissato per il 1° gennaio 2030: da quella data saranno vietati tutti i prodotti di plastica monouso. Una definizione che comprende molto più di quanto si immagini a un primo sguardo.
Cosa sparirà dagli scaffali
L’elenco dei materiali vietati, contenuto nell’allegato V del regolamento, è più ampio di quanto ci si aspetti. Ci sono innanzitutto gli imballaggi multipli, quelli che tengono insieme più prodotti — la plastica che avvolge le confezioni da sei bottiglie d’acqua, per intenderci, anche se su questo punto specifico le aziende del settore stanno facendo pressione sulla Commissione europea per ottenere un’esenzione, e non è escluso che entro il 2030 le cose possano cambiare.

Spariranno anche gli imballaggi per frutta e verdura fresca sotto il chilo e mezzo — le retine per agrumi e cipolle, i vassoi per i piccoli frutti — anche se ogni Stato potrà prevedere eccezioni per i prodotti che richiedono una conservazione specifica. E poi tutto il monouso da ristorazione e ricettività alberghiera: piatti, bicchieri, posate, ma anche i flaconcini di shampoo e le saponette confezionate che si trovano nelle camere d’albergo, insieme alle buste di plastica ultraleggera per la spesa.
Un cambiamento meno estraneo di quanto sembri
Chi frequenta la montagna, i sentieri o pedala con regolarità ha probabilmente già interiorizzato molte di queste abitudini senza nemmeno accorgersene. La borraccia riutilizzabile è ormai un compagno di viaggio scontato per chi cammina o va in bici; il kit da campeggio prevede quasi sempre stoviglie lavabili invece di quelle usa e getta; e chi fa trekking di più giorni ha imparato da tempo a portarsi dietro contenitori richiudibili per evitare rifiuti sui sentieri. In questo senso, il regolamento europeo non fa che estendere a supermercati, hotel e ristoranti un principio che nell’outdoor è già patrimonio comune: usare meno, usare meglio, e non lasciare tracce.
Perché vale la pena farlo, anche quando costa fatica
È facile guardare a queste norme come a un fastidio burocratico in più, l’ennesima regola che complica la vita di aziende e consumatori. Ma i numeri raccontano un’altra storia: ogni tonnellata di rifiuti alimentari e da imballaggio smaltita in modo scorretto genera un impatto ambientale che si misura in tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera. Rinunciare a un flaconcino monouso in albergo o a una confezione multipack al supermercato non risolve da solo il problema, ma è uno di quei piccoli sacrifici collettivi che, moltiplicati per milioni di persone, fanno davvero la differenza.

Non è un caso che le stesse aziende produttrici stiano negoziando eccezioni: cambiare filiere industriali consolidate costa, e il conflitto tra interessi economici a breve termine e sostenibilità a lungo termine è reale. Ma se lo sguardo si allarga oltre la prossima trimestrale, la direzione tracciata dal regolamento europeo è quella giusta. E chi è abituato a portare a casa i propri rifiuti dopo un’escursione lo sa bene: certe rinunce, quando servono a proteggere quello che amiamo, non sono poi così difficili da accettare.
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Otto abitudini a costo zero per iniziare subito
Non serve aspettare il 2030 per allinearsi. Ecco otto pratiche che non costano nulla e che, messe insieme, riducono già oggi il vostro impatto in fatto di plastica monouso e da imballaggio:
- Portate sempre con voi una borsa pieghevole — ne basta una in fondo allo zaino o alla borsa, pesa niente e vi evita ogni sacchetto ultraleggero al supermercato.
- Usate la borraccia anche fuori dai sentieri — quella che portate in montagna funziona benissimo anche in ufficio o in città.
- Preferite lo sfuso quando c’è — frutta, verdura, legumi, detersivi alla spina: meno imballaggio, spesso anche meno spreco perché comprate solo la quantità che vi serve.
- In hotel, rifiutate i flaconcini monouso — molte strutture li tolgono su richiesta, e un piccolo flacone da viaggio riutilizzabile risolve il problema una volta per tutte.
- Rifiutate posate e cannucce di plastica nell’asporto — bastano le vostre, quelle che avete già in casa.
- Riutilizzate i contenitori prima di riciclarli — un barattolo di vetro o una vaschetta rigida possono avere una seconda vita per conservare cibo o avanzi.
- Scegliete il sapone solido al posto del flacone — dura di più, occupa meno spazio nello zaino da viaggio e non teme le perdite in valigia.
- Portatevi un contenitore per gli avanzi al ristorante — invece della vaschetta usa e getta che vi offrono, usate il vostro.
Nessuna di queste abitudini richiede un investimento o uno sforzo particolare. Sono le stesse piccole attenzioni che chi va in montagna o pedala ha già imparato ad avere con lo zaino — bisogna solo portarle anche nella vita di tutti i giorni.
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