Perché in 50 anni abbiamo perso quasi il 70% di animali selvatici

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Un report del WWF (il Living Planet Index) rivela che in 50 anni abbiamo perso quasi il 70% di animali selvatici. Due terzi in meno di popolazione di animali selvatici in meno di mezzo secolo, soprattutto a causa delle attività dell’uomo. Naturalmente non è una buona notizia, anzi. E no solo per l’enorme dispiacere generalizzato per la scomparsa di specie e esemplari animali, ma anche perché questo processo espone l’umanità a grossi pericoli per il futuro. Come ad esempio maggior i rischi di diffusioni di virus e pandemie globali come quella del Covid-19.

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WWF: perché in 50 anni abbiamo perso quasi il 70% di animali selvatici

Il rapporto del WWF (che viene pubblicato ogni 2 anni) è stato compilato in collaborazione con la Zoological Society of London e pubblicato su Nature. Ha analizzato circa 4.000 specie di vertebrati fra circa 21.000 popolazioni animali in tutto il mondo. Quello che emerge inequivocabilmente dai dati è che fra 1970 e 2016 è scomparso il 68% dalla fauna mondiale. Un video del WWF illustra lo studio.

La causa principale di questo massacro costante nel tempo è la distruzione degli habitat naturali: le attività umane hanno danneggiato in modo pesante il 75% delle terre emerse e il 40% degli oceani. Il calo peggiore si registra in Sudamerica, con il 94%.

 

Rischio di nuove pandemie

L’agricoltura intensiva è una delle principali cause della scomparsa della fauna, un fenomeno in crescita che provoca la scomparsa di molti animali e è alle origini di possibili nuove pandemie di tipo Covid-19 (avvicinando il contatto uomo-animali si facilita la trasmissione di virus).
La mattanza, oltre al rischio di malattie su scala globale, sta anche provocando una accelerazione nella riduzione della biodiversità. Se il report 2016 la attestava al 60%, ora la dinamica è in crescita al 70%, come spiega a AFP Marco Lambertini, direttore generale del Wwf internazionale: “Stiamo assistendo alla distruzione della natura da parte dell’umanità. In effetti, è un ecocidio“.
(foto Skeeze Pixabay)

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