La filosofia per esploratori quotidiani di Erling Kagge

Erling Kagge

Erling Kagge è un tipo davvero strano, e per nulla facile da raggiungere. Comunicare con lui significa mandarli una mail e sperare, prima o poi, in una risposta. Potrebbe essere ovunque, anche a migliaia di km dalla civiltà, perché Erling Kagge è un esploratore. Anzi, è uno dei più grandi esploratori di ogni tempo, il primo a conquistare in solitaria i tre poli della terra: il Polo Nord, da solo, a piedi, senza slitte, cani o team di supporto, nel 1990; il Polo Sud tre anni dopo, sempre allo stesso modo; e nel 1994 l’Everest, il polo verticale del pianeta.

Ma non solo: ha attraversato a vela l’Atlantico due volte, doppiando Capo Horn in direzione dell’Antartide e delle Isole Galapagos e intrapreso alcune delle più incredibili avventure dell’esplorazione contemporanea. Tanto da conquistarsi la copertina di Time con una motivazione essenziale:

“Uomo moderno capace di andare oltre i limiti dell’esplorazione umana”.

La sua filosofia di vita è altrettanto essenziale:

“I limiti che crediamo di vedere attorno a noi sono spesso dei finti ostacoli. Ma se riesco a sognare e immaginare qualcosa, perché non posso anche farla?”.

Ci ha scritto anche un libro “Filosofia per esploratori polari” (ADD Editore, 224 pagine, 15 euro) e noi proprio su questo lo abbiamo stimolato a parlarci: dei limiti, delle paure, della sfida, a se stesso e all’altro da sé.

Continua a infrangere le regole

Lo spirito dell’esploratore è dentro ciascuno di noi. Nasciamo esploratori, è la nostra condizione naturale. Pensiamo a quando eravamo bambini, e volevamo sapere cosa c’era in un cassetto piuttosto che oltre il cancello o dietro la collina. Poi purtroppo diventiamo adulti e veniamo corrotti dalle aspettative – gli insegnanti, la famiglia, il datore di lavoro – e dimentichiamo quella naturale inclinazione. Diventiamo dei bravi cittadini ligi al dovere di lavorare e pagare le tasse. Per sfuggire a questa spirale c’è un solo modo: rimanere bambini dentro e continuare a sognare di scoprire ciò che solo possiamo intuire.

Vai alla scoperta

Erling Kagge - Norrona

Buddha ha detto: “Non puoi percorrere un cammino prima di diventare parte di esso.” Far diventare parte di noi stessi ciò che non conosciamo è l’unico modo per affrontarlo. Questa è stata la mia linea guida quando ho affrontato i Poli, l’Everest e tutti i miei viaggi. Durante i 50 giorni in solitaria verso il Polo Sud mi sentivo parte organica di quell’esperienza. Percepivo la natura come una parte di me. Pensavo: “Qui posso godere del silenzio, ed è bello essere da soli nel mondo.” L’ho scritto nel mio diario, al 14° giorno, quando mi trovavo nel mezzo di uno spazio infinito fatto di neve, ghiaccio e biancore. Il dentro e il fuori di me erano diventati una cosa sola, e io sentivo un profondo senso di pace e tranquillità. Il 22° giorno di cammino ho scritto nel mio diario: “A casa apprezzo solo le cose grandi. Qui sto imparando ad apprezzare le piccole gioie: le sfumature di bianco della neve; il calare del vento; il formarsi delle nubi; il silenzio.”

Non avere paura

Io sono sempre all’erta. Il momento in cui cominci a fare errori è quello in cui ti fidi troppo di stesso. Ma allo stesso modo anche la paura può essere un nemico, al pari dello stress. La paura rende irrazionali, conduce agli errori, e lo stress cancella la sensazione di gioia in ciò che facciamo, ci blocca come se fossimo guidati dal pilota automatico, ci toglie lucidità. Stress e paura sono le grandi sfide che dobbiamo affrontare e vincere, in una spedizione come nella vita, e il segreto per farlo è rimanere sempre all’erta, con un pizzico di preoccupazione.

Cerca una sfida da affrontare

La cosa migliore che possiamo fare quando ci svegliamo al mattino è cercare una nuova sfida. Se rileggiamo la Storia, ogni generazione ha pensato che non ci fosse più nulla da scoprire, e poi invece una nuova Terra Incognita è apparsa all’orizzonte. Pensiamo a quando Roald Amundsen ha raggiunto il Polo Sud, il 14 dicembre 1911: si pensava che avesse conquistato “l’ultimo posto del mondo” e il New York Times scrisse che “il mondo intero è stato ora esplorato.” Nemmeno Google può dire che tutto il mondo sia stato mappato: c’è sempre qualcosa da scoprire da qualche parte nel mondo. A noi tocca alzarci e andare a trovarlo.

Prova a fare qualcosa che sembra impossibile

Dire “è impossibile” è un luogo comune, un cliché, una bugia. Perché poi le cose accadono, anche quelle più impensabili. Io sono sempre possibilista, la mia filosofia quotidiana è di credere nei cambiamenti e nelle nuove visioni. Quando sento che una cosa è “impossibile”, mi chiedo: “Come posso farla?”. Farsi questa domanda significa essere già nel percorso che porta a realizzarla.

Coltiva l’entusiasmo

L’entusiasmo è la cosa più importante nella vita di un uomo, e noi occidentali l’abbiamo persa di vista. Siamo esageratamente spaventati dalle difficoltà e dai rischi, ma poi le statistiche dicono che la gran parte degli incidenti accadono tra le mura domestiche. Quindi non abbiamo paura: la strada verso il nostro obiettivo aspetta solo di essere imboccata.

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