Quando il sedere ti rende immortale: la storia di Fred Syversen, l’uomo che per sbaglio ha eseguito il salto con gli sci più lungo della storia

Era il 17 marzo 2008, stava girando un film sugli sci, ha sbagliato strada e si è ritrovato a volare per 107 metri su un burrone delle Alpi. Fred Syversen è sopravvissuto, ha battuto un record mondiale senza volerlo, e il merito, almeno in parte, è del suo deretano

Fred Syversen

Ci sono due modi per diventare leggenda nello sci estremo. Il primo è allenarsi per anni, scegliere la linea giusta, aspettare le condizioni perfette e lanciarsi nel vuoto con piena consapevolezza. Il secondo è sbagliare strada e avere un po’ di c***. Anzi, più di un po’.
Fred Syversen ha scelto il secondo. O meglio, il secondo ha scelto lui.

Il giorno sbagliato nel posto giusto

Era il 17 marzo 2008, sulle Alpi. Syversen stava sciando per le riprese del film freeride Nuit de la Glisse, uno di quei film di sci estremo dove tutto è pianificato, ogni linea è studiata, ogni cliff è misurato con cura. Lui conosceva la montagna, sapeva dove doveva andare. Poi ha preso la direzione sbagliata.Fred Syversen record

A oltre 80 km/h si è ritrovato sul bordo di un salto che non aveva nessuna intenzione di fare. A quel punto, con tutta la lucidità che si può avere in un momento del genere, ha preso l’unica decisione ragionevole: invece di frenare — mossa che a quella velocità avrebbe significato una caduta incontrollata e quasi certamente letale — ha deciso di saltare nel modo migliore possibile. Ha fatto una piccola correzione di traiettoria per evitare le rocce sulla sinistra, ha puntato gli sci verso il basso e ha volato.
Per 107 metri di dislivello verticale, equivalenti a un palazzo di circa 35 piani.

Il record che non voleva

La telecamera era puntata su di lui, per fortuna. Senza le riprese, nessuno avrebbe creduto a quello che era successo. Il video ha circolato per mesi prima che qualcuno misurasse con precisione l’entità del salto — e quando i numeri sono arrivati, hanno ribaltato la classifica mondiale. Ecco il volo:

Il record precedente apparteneva all’americano Jamie Pierre, che nel 2006 aveva saltato intenzionalmente 78 metri nel Wyoming. Syversen lo aveva battuto di quasi 30 metri, senza volerlo, con la telecamera accesa, davanti a tutti. Il primato è ancora oggi contestato in alcuni ambienti della comunità freeride, per la questione del “non volevo farlo” — ma i 107 metri sono misurati, documentati, incontestabili.

Il sedere provvidenziale

L’atterraggio lo ha sepolto sotto 2,5 metri di neve fresca. L’elicottero lo ha dissotterrato. L’ospedale ha riscontrato una contusione al fegato — praticamente un graffio, considerando le circostanze. Per il resto, illeso.

Come è possibile? Syversen lo ha spiegato più volte nelle interviste successive: la neve fresca ha fatto tutto il lavoro, assorbendo l’impatto in modo progressivo. E poi c’è la questione della posizione di atterraggio. Nel momento del contatto con la neve, il corpo ha ruotato in modo tale che la parte che ha preso il colpo più forte è stata, letteralmente, il fondoschiena. Quella parte del corpo umano notoriamente dotata di abbondante cuscinetto adiposo. In quel momento, l’evoluzione ha dimostrato di non sbagliare mai niente.

Cosa è successo dopo

Syversen aveva 41 anni quando è volato per 107 metri per sbaglio. Ne ha poi continuati a sciare professionalmente per anni, gareggiando nel Freeride World Tour fino alla mezza età, quando la maggior parte dei suoi colleghi si era già ritirati. Ha co-fondato il Folven Adventure Camp a Hjalledalen, vicino a Stryn, in Norvegia, e fa parte della proprietà del Stryn Summer Ski Resort, un ghiacciaio dove si scia anche d’estate. Nel 2018, per i dieci anni del record, ha lanciato la campagna “107 Moments in Nordfjord” con Visit Nordfjord — 107 esperienze outdoor nella regione dei fiordi norvegesi, una per ogni metro del salto. È il tipo di uomo che trasforma i propri incidenti in campagne di marketing.

Oggi ha 59 anni, scia ancora, e racconta la storia con la flemma tipica dei norvegesi del nord: con calma, precisione, e la consapevolezza di chi sa di avere usato tutte le vite a disposizione in un unico pomeriggio di marzo.

La morale, se esiste, è quella che vale per tutto lo sport outdoor: la preparazione conta, la tecnica conta, l’esperienza conta. Ma a volte, in montagna, quello che ti salva è semplicemente la neve fresca nel posto giusto. E un fondoschiena adeguatamente imbottito.

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