C’è un momento, verso la fine di “La vita va così”, in cui capisci che non stai guardando solo un film. Stai guardando una spiaggia che esiste davvero, un mare che puoi raggiungere, e un vecchio che ha passato vent’anni a difendere quella vista per tutti noi — senza saperlo, senza volerlo, semplicemente perché per lui era casa.
Il film di Riccardo Milani è arrivato su Netflix il 5 febbraio 2026, dopo aver raccolto quasi sette milioni di euro al botteghino e superato il milione di spettatori nelle sale. I numeri raccontano una parte della storia. L’altra parte te la racconta quella spiaggia, con la sua acqua verde smeraldo nel Sulcis, a Capo Malfatano, nel sud-ovest della Sardegna. Quella parte non l’ha inventata nessuno.
La storia vera che nessun sceneggiatore avrebbe osato scrivere
Il film è ispirato alla vicenda reale di Ovidio Marras, pastore solitario di Capo Malfatano, nella zona di Teulada, che per decenni ha difeso il suo terreno affacciato sulla spiaggia di Tuerredda, impedendo la costruzione di un resort di lusso. 
Le offerte arrivavano, aumentavano, diventavano cifre che fanno girare la testa. I vicini cedevano i terreni uno dopo l’altro, incassando fortune che avrebbero cambiato per sempre le loro vite. Ma Ovidio disse no. E continuò a dire no, mentre le offerte salivano fino a 12 milioni di euro. La sua risposta era sempre la stessa: la terra non si vende.
Non era un idealista. Non era un attivista. Era un pastore che si alzava all’alba, portava le mucche al pascolo e aveva il mare davanti agli occhi ogni giorno da quando era bambino. Per lui non c’era nessuna equazione da risolvere.
Nel 2016 arrivò la vittoria in Cassazione: i lavori vennero bloccati definitivamente e venne ordinata la demolizione delle strutture già costruite. Nel 2018 il Tribunale di Cagliari dichiarò il fallimento della società. Il progetto del resort era morto. Ovidio Marras è scomparso nel 2024. La spiaggia è ancora lì.
ecco il trailer del film:
Un attore che non ha mai recitato prima, straordinario
A interpretare Efisio Mulas è Giuseppe Ignazio Loi, attore non professionista — in realtà un vero pastore della zona, all’epoca ottantaquattrenne. Non ha imparato una parte. Ha semplicemente fatto quello che ha sempre fatto: guardare il mare, rispondere alle domande con calma, non capire perché qualcuno possa volere i soldi più di quella vista. Durante il film ti chiedi se sia lui il vero pastore Mulas. 
Di fianco a lui, Virginia Raffaele e Diego Abatantuono portano il peso drammatico della storia — la figlia divisa, il costruttore che non riesce a capire il rifiuto — ma è Loi che ogni volta ruba la scena. Perché non sta recitando. Sta stando fermo mentre il mondo gli gira intorno. E quello, in un film, vale più di qualsiasi tecnica.
Il Sulcis: il posto che il film ti mette davanti agli occhi
La spiaggia di Tuerredda, nel comune di Teulada, compare in molte inquadrature del film. Il regista ha scelto anche altre location della Sardegna sud-occidentale: il Castello di Cagliari, le campagne del Sulcis, la costa selvaggia di Capo Malfatano.
Il Sulcis è la Sardegna che i turisti non cercano ancora abbastanza — e per questo, almeno per ora, è ancora la Sardegna vera. Costa rocciosa, macchia mediterranea, mare con colori che non sembrano italiani. Nessun porto turistico in primo piano, nessuna fila di ombrelloni. Tuerredda in particolare è considerata una delle spiagge più belle d’Italia, raggiungibile a piedi o con un piccolo battello dal promontorio.
Nei dintorni vale la pena esplorare tutta la costa tra Capo Malfatano e Capo Teulada, l’isola di San Pietro con Carloforte, le saline di Calasetta. È una zona che richiede un’auto a noleggio, zero fretta e la disponibilità a non trovare tutto aperto. In cambio, dà la sensazione di aver trovato qualcosa che non era segnato sulla mappa.
Il vero tema del film non è la Sardegna. È a chi appartiene la bellezza
Il conflitto al centro di “La vita va così” sembra semplice: un vecchio che non vuole vendere contro un costruttore che vuole comprare. Ma Milani, come aveva già fatto con “Un mondo a parte” in Abruzzo, usa la commedia per dire qualcosa di più scomodo.
Come ha spiegato il regista:
“Credo che si possa e si debba creare sviluppo rispettando il territorio, perché il sogno del lavoro e la difesa dell’identità dovrebbero sempre trovare un equilibrio. Depredare e deturpare l’ambiente ne diminuisce sempre il valore”
Il resort avrebbe portato lavoro, almeno in superficie. Ma avrebbe recintato una spiaggia pubblica, trasformato una costa incontaminata in un prodotto a cinque stelle accessibile solo a chi può permetterselo. Efisio non lo dice esplicitamente — non è un personaggio che fa discorsi. Lo dice col corpo, restando fermo davanti alla porta di casa sua. La bellezza non ha un prezzo perché non appartiene a nessuno in particolare. Appartiene a tutti.
È un’idea semplice. È anche l’idea più radicale che puoi trovare in un film italiano del 2025.
Perché questo è il momento giusto per andarci
Ci sono posti che esistono ancora nella forma giusta perché qualcuno ha detto no. Non sempre per nobiltà d’animo, spesso per testardaggine, a volte per caso. Il risultato non cambia: quelle coste ci sono ancora, quel mare è ancora accessibile, quella macchia odora ancora di mirto e corbezzolo.
La Sardegna del Sulcis non è la Sardegna da copertina — non è la Costa Smeralda, non è Stintino, non è Villasimius piena di turisti ad agosto. È più difficile da raggiungere, meno raccontata, meno infrastrutturata. Ha anche, per adesso, meno folla.
“La vita va così” arriva in un momento in cui l’overtourism è un tema reale in molte destinazioni italiane. Il film non parla di turismo — parla di resistenza, di radici, di identità. Ma il risultato pratico di quella storia vera è che una spiaggia nel sud della Sardegna è ancora lì, ancora libera, ancora visibile a chiunque voglia arrivarci a piedi.
Vale il viaggio per questo. E vale anche solo per l’acqua, che è di un verde che non si spiega con le parole.
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