Road to IronMan Copenhagen 2019: la programmazione è tutto

Road to IronMan Copenhagen

Per il grande obiettivo di metà agosto, l’IronMan Copenhagen 2019, il Carlo ha deciso di farsi allenare da un coach: sì perché lui un po’ se ne intende di preparazione ed esercizi fisici, ma ‘sto giro ha pensato che vorrebbe sperimentare su di sé (e per la prima volta) un po’ di raziocinio. Basta con le corse improvvisate sulla ciclabile, stop alle nuotate alla membro di segugio, fine delle pedalate stile “basta uscire e fare i lunghi”. Da adesso il Carlo ha un allenatore, anzi no: due. Uno si chiama Matteo, l’altro Giovanni, sono soci in quello che hanno chiamato Performance Centre, uno studio a Parma e di mestiere fanno proprio questo: prendere tapascioni e renderli eroi per un giorno, un po’ come la canzone.

Con i due coach il Carlo ha creato anche una chat di gruppo su Whatsapp dove ha incominciato a tempestare la coppia di scienziati con domande da incompetente e finto profano, con l’obbiettivo di ‘settare’ il modulo comunicativo, perché tra le persone si deve stabilire un metodo, un linguaggio comune, una condivisione non solo di intenti ma anche di sintassi. E nella materia dell’allenamento la sintassi è importante, in quanto precisa ma complicata. Perché se il coach scrive un messaggio del tipo “4 x 10’ in Z2 – 85 rpm x 3 con rec 1’, 2’…” il Carlo potrebbe cadere nel terrore matematico di una equazione che neanche alle superiori. Quindi capirsi è importante, come è importante scegliere gli strumenti e la cassetta degli attrezzi. “Carlo, devi fare l’account su Training Peaks…”. E poi “Carlo, ce li hai i pedali con power meter…?”. E ancora: “Carlo, la fascia cardio Garmin, quella HRM per rilevare i watt quando corri…”.

La faceva più facile il Carlo, e invece l’aspirante Ironman si trova al centro di un sistema solare in cui tutto ruota intorno a lui. Glielo aveva detto il Matteo a metà inverno, quando il Carlo ha ricevuto la conferma di iscrizione all’Ironman di Copenhagen: “Sì ti seguo, ma guarda che ti farò un discreto culo, sappilo…” e lui, per tutta risposta “ne sono consapevole”. Ma non sapeva cosa lo aspettasse.

E il Carlo a metà settimana ha ricevuto le prime tabelle di allenamento dal Performance Centre e nel leggerle è scattata la fibrillazione per l’emozione della seduta teleguidata: questo è l’avvio verso la gara in Danimarca. “Dieci minuti di riscaldamento + 3 intervalli da 1’ facili a 120 RPM, + 5’ a tutta (possibilmente in salita) + 10’ facilissimi + 20’ a tutta (in salita) + concludi il giro fino a due ore”.

IronMan Copenhagen 2019

Emozionato come un bambino a Santa Lucia (il Carlo è di Bergamo, e lì non c’hanno il Bambin Gesù, ma la santa del 13 dicembre) ha riletto quattro volte la tabella perché non era mica sicuro. Poi su whatsapp il Giovanni e il Matteo gli hanno spiegato che si trattava di un test per capire le “soglie”, che sono quei valori massimi di battito cardiaco e potenza espressa necessari per impostare i successi lavori. Nonostante sembri tanto un anarchico dello sport, il Carlo è un bel soldatino ed esegue pedissequamente gli ordini ricevuti, e li incrocia anche con lo stato di ricettività organica che controlla ogni mattina su SuperOp. Nel dubbio di dimenticarsi l’allenamento l’ha pure scritto su un bigliettino da attaccare al tubo orizzontale della bici, perché l’ha visto fare dai professionisti, e lui in fondo sta giocando a fare “quello forte”.

Ma il suo allenamento non finisce quando rimette la bici nel garage, perché il Carlo dopo la doccia aggiorna una cosa che si chiama Training Peaks con il feedback del lavoro fatto, indicazioni che servono ai due coach per stabilire le tabelle successive. Poi, di lì a due giorni arriva un altro messaggio dal Matteo a commento del primo test sul campo: “Hai 245 watt di soglia anaerobica che corrisponde a 3 w/kg tondi tondi. Il che per un triatleta che ha ripreso in mano la bici da poco non è niente male”. Eh, certi telegrammi sono benzina per la propria stima, e il Carlo lo sa, tanto che quel mal di schiena dovuto ad un vecchio schiacciamento L4 L5 (maledette vertebre lombari…) che lo sta bloccando da due settimane, sembra di colpo essere passato. “Ma con prudenza” ripete tra sé e sé il Carlo, perché l’ultima volta che è uscito a correre è rientrato dopo dieci minuti strisciando con le mani sui fianchi, e quella postura da Quasimodo lo ha gettato nel panico.

Con un paio di sedute dall’osteopata, qualche cerotto antinfiammatorio e una manciata di trattamenti con Compex, alla fine il mal di schiena sembra essere passato e il Carlo, in una pausa pranzo è uscito a correre seguendo la prima indicazione running del Giovanni: “Max 30’, rip 5’ x 4-6 volte + 1’ rec”. Facile, e solo mezzora, ma non è andata così: sarà stato il sole primaverile, sarà stata quella sensazione di gioia ritrovata, il Carlo non si è limitato a 30 minuti, ma ha quasi raddoppiato. Bello e felice è tornato su Training Peaks a mettere faccine sulla fatica fatta. Contento lui.

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