Perché dovremmo uscire più spesso dalla nostra comfort zone

Perché dovremmo uscire più spesso dalla nostra comfort zone

Senza rendercene quasi conto, viviamo ormai nell’era del massimo comfort. Abbiamo il riscaldamento intelligente che anticipa il nostro rientro a casa, l’aria condizionata che annulla l’estate, e una tecnologia “seamless” (senza cuciture) che elimina ogni attrito dalle nostre giornate. Se abbiamo fame, un’app ci porta il cibo; se vogliamo sapere qualcosa, l’intelligenza artificiale ci risponde in un secondo, se vogliamo comprare qualcosa i compararatori di prezzo ci avitano pure la fatica di capire, valutare, ponderare. Diciamoci la verità, viviamo una vita plug & play in cui tutto è facile, semplice, veloce.

Siamo immersi in quella che i sociologi chiamano “società frictionless”, una civiltà senza attrito. Ma c’è un problema: in un mondo dove tutto è facile, semplice e immediato, stiamo perdendo la nostra capacità di adattamento. Stiamo, in un certo senso, diventando fragili. Proprio quando viviamo nell’illusione di infinite possibilità.

L’inganno della zona di comfort

Al comfort ci si abitua in un istante. Ma in qualche modo questa abitudine riduce i nostri margini di manovra. Quando il mondo intorno a noi diventa troppo morbido, i nostri “muscoli emotivi” oltre che quello fisici si atrofizzano. Senza lo stimolo della difficoltà, la creatività ristagna e la resilienza — la capacità di tornare integri dopo un urto — scompare. Come un bambino che non impara mai l’equilibrio perché i genitori gli impediscono di cadere, noi rischiamo di non sapere più chi siamo quando le cose smettono di funzionare perfettamente.

La scienza del “discomfort”: la legge di Yerkes-Dodson

La psicologia ci insegna che la crescita non avviene nel riposo assoluto. Esiste un principio chiamato Legge di Yerkes-Dodson: la nostra performance (e la nostra crescita) migliora proporzionalmente allo stress, ma solo fino a un certo punto.

  • Poco stress (Comfort totale): noia, stagnazione, declino delle abilità.

  • Troppo stress: burnout, ansia paralizzante.

  • Lo “Sweet Spot”: quella zona di moderato disagio dove siamo vigili, concentrati e pronti a imparare.

Perché dovremmo uscire più spesso dalla nostra comfort zone

È in questa zona di “disagio ottimale” che il nostro cervello rilascia dopamina. Contrariamente a quanto si pensa, la dopamina non viene rilasciata solo quando otteniamo un premio, ma soprattutto mentre lottiamo per ottenerlo. Lo sforzo è, biologicamente, una forma di ricompensa.

L’outdoor come antidoto: la palestra del disagio scelto

Perché proprio le attività all’aperto? Perché la natura non è “seamless”. La natura ha attrito. Ha il fango che scivola, il vento che soffia contro, la salita che brucia i polmoni e il freddo che morde le dita.

Praticare sport outdoor ci mette davanti a piccole e grandi difficoltà che non possiamo “skippare” con un click:

    1. L’imprevisto: un sentiero interrotto ci obbliga a orientarci e a prendere decisioni rapide.

    2. La fatica fisica: ci costringe a gestire la voce interiore che dice “fermati”.

    3. Il clima: ci insegna che non possiamo controllare tutto, ma possiamo controllare la nostra reazione.

Leggi anche: Che cos’è il divertimento di tipo 2 e perché dovresti scoprirlo – ovvero perché le esperienze che sembrano terribili mentre le vivi sono le migliori da ricordare.

I benefici di forzare i propri limiti

Uscire dalla comfort zone non è un atto di masochismo, ma un investimento sulla propria salute mentale. Ecco cosa succede quando scegliamo il discomfort:

  • Costruisci la “Stress Inoculation”: esporsi a piccoli stress gestibili (come una doccia fredda o un trekking impegnativo) agisce come un vaccino. Insegna al tuo sistema nervoso che la sfida non è un pericolo, ma un’opportunità.

  • Sviluppi l’agilità mentale: invece di reagire d’impulso alle emozioni negative, impari a osservarle. Passi dal dire “odio questo freddo” al dire “sento freddo, cosa posso fare per gestirlo?”. In psicologia si chiama rivalutazione cognitiva.

  • Reset della gratitudine: dopo una notte in tenda o una giornata sotto la pioggia, il valore di un pasto caldo o di un letto asciutto triplica. Il discomfort ci restituisce il piacere delle piccole cose.

  • Scoperta del potenziale: come dice lo scrittore Seneca: “Senza lotta, nessuno saprà mai di cosa sei capace, nemmeno tu stesso”.

Perché dovremmo uscire più spesso dalla nostra comfort zone

Come iniziare? In piccolo.

Non devi scalare una parete nord domani mattina. La chiave è la costanza nel cercare il “piccolo attrito” quotidiano:

  • Prendi la pioggia invece dell’auto per un breve tratto.

  • Scegli un sentiero che non conosci.

  • Prova uno sport in cui sei un principiante assoluto (accettando l’imbarazzo di non saperlo fare).

Il segreto è questo: se non cerchi tu il discomfort in modo strategico, sarà lui a trovare te quando sarai meno preparato. Scegliere la fatica oggi è l’unico modo per essere più forti domani.

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