A 15 anni ha creato una delle app più intelligenti per la bici, che capisce quali sono i guasti in modo preciso

Andrea Calvo ha 15 anni, vive vicino a Milano e ha costruito un\'app chiamata BikeClab che trasforma la descrizione confusa di un rumore strano — \"fa tac quando pedalo forte\" — nel componente preciso da controllare. 
Gira in MTB, programma, e conta 700.000 visualizzazioni al mese sui social. Ha capito, ad esempio, che il 36% dei problemi segnalati sono rumori senza nome.

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Andrea Calvo ha 15 anni e vive vicino a Milano. Pedala, smonta le bici e scrive codice. BikeClab è il punto in cui queste tre cose si incontrano: un’app che diagnostica i guasti della bicicletta — mountain bike soprattutto — partendo da descrizioni fatte nel linguaggio di chi non conosce la terminologia tecnica.calvo-bici-app
Ad esempio ‘C’è un rumorino dalle parti della catena’. Utilizzando anche le query in rete, ha ormai un archivio di problemi e soluzioni. Insomma, Andrea racconta meccanica della bici sui social e in questo momento fa più di 700.000 visualizzazioni al mese.
Ci hanno colpito la sua intraprendenza e la capacità di unire analisi dei dati e meccanica. Lo abbiamo intervistato

Come è nata l’app? Da quali esigenze?
Giro in MTB e la bici me la sistemo da solo. Quando senti un rumore nuovo però non sai nemmeno come si chiama quello che stai sentendo: su Google non trovi niente perché non sai cosa scrivere, sui forum ti rispondono in dieci modi diversi, e dal meccanico ci vai per farti dire che era una vite.
Ho fatto BikeClab per il passaggio che mancava: prendere una descrizione fatta male e trasformarla nel pezzo preciso da controllare.07-app-in-mano

Come funziona?
Descrivi il problema come lo diresti a un amico, anche male: “fa tac quando pedalo forte”. L’app ti fa le domande che ti farebbe un meccanico per restringere il campo, e arriva al componente sospetto con la procedura per controllarlo da solo. Ci sono tre livelli: due domande se vuoi una risposta subito, fino a dieci se vuoi che verifichi le ipotesi una per una. Non ti vende un ricambio, ti dice cosa guardare.04-diagnosi

Quali sono le richieste più urgenti delle persone?
Il dato che mi ha sorpreso di più è questo: il 36% delle richieste è un rumore che chi scrive non sa nominare. Non “il freno è rotto”, proprio un suono senza nome. Per dare la scala: la foratura — la cosa a cui pensano tutti quando dici guasto in bici — è l’1,2%.
Questa è una richiesta vera arrivata nell’app: “quando la ruota anteriore compie un intero giro, in un punto preciso tocca da qualche parte e fa un cigolio”. Nessun meccanico parlerebbe così e nessun manuale è scritto così. Era un disco fuori piano. L’app esiste per tradurre quel tipo di frase in un componente.

Cosa hai imparato da questa esperienza?
Che l’idea vale poco e la costanza vale tutto. Il video che ha fatto centomila visualizzazioni è arrivato dopo decine che ne facevano tremila, e l’unica differenza tra quelli e questo è che ho continuato a pubblicare. Con l’app è uguale: nessuno l’ha scaricata perché era una bella idea, l’hanno scaricata perché mesi dopo era ancora lì.andrea-calvo-bikeclab-salto-mtb

 

Gli errori più importanti?
La seconda cosa l’ho imparata male. Dentro l’app c’è un tasto che l’utente preme quando il problema è risolto, e per mesi ho contato quelle come diagnosi azzeccate. Non lo sono: quel tasto dice solo che il rumore è sparito, non che avevo indovinato io. L’ho capito perché uno si è preso la briga di scrivermi che l’app aveva sbagliato e lui aveva sistemato tutt’altro. Da fuori i numeri erano perfetti.

I tuoi piani per il futuro?
Su BikeClab la direzione è renderla più precisa, non più grande: meno funzioni e più diagnosi che ci prendono.
Ma la cosa che mi interessa davvero è un’altra. Presa una alla volta, una diagnosi serve a un ciclista. Prese tutte insieme, più di duemila descrizioni sono la mappa di cosa si rompe per davvero sulle bici in Italia, componente per componente e marca per marca, scritta con le parole di chi ci va sopra. Quella mappa non ce l’ha nessuno, nemmeno chi le bici le costruisce: il produttore vede il reso quando è già successo, non sente il rumore tre mesi prima.

Foto Andrea Calvo

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