Fit-Hotel: muoversi nella crisi

Fit-Hotel: muoversi nella crisi

Oggi, domani e dopodomani, in qualsiasi grande centro fitness, l’applicazione del principio di privacy e distanziamento richiederà wellness room ben isolate. A maggior ragione queste opportunità si avranno negli hotel. Di wellness room potenziali ve ne sono a centinaia e inutilizzate. L’organizzazione, una volta per tutte, di un servizio wellness di altissimo profilo, potrebbe essere il primo metro percorribile nel tunnel della crisi. E i settori a beneficiarne sarebbero due: quello della salute e quello della ricettività. La collocazione del servizio di Executive Wellness in hotel prevederebbe la strategia delle tre A:

ACCOGLIENZA: dovrà essere la migliore possibile;

ALLENAMENTO: dovrà essere il più sicuro possibile;

ALIMENTAZIONE: dovrà essere la più sana possibile.

Fattore 1: accoglienza:

Non esiste centro fitness che abbia stessa tradizione e stessa capacità di erogare servizi conciergerie come quelli degli hotel d’alto profilo. Facendo un giro presso qualsiasi club sportivo, ci renderemo conto che sebbene l’impegno all’accoglienza sia spasmodico e le fitness-reception siano comportamentisticamente all’altezza, il risultato è imparagonabile alla ricezione “executive” dell’hotellerie. La ragione è semplice: nello spirito del personale di reception di qualsiasi fitness club, s’incarna un po’ quello della risorsa commerciale. Sull’altro fronte, invece, i professionisti delle hotel-conciergerie mantengono il loro focus sull’erogazione qualitativa del servizio e vivono ogni istante come una missione. Non finisce qui. Se si estendono queste preziose skills all’assistenza telefonica, nonché all’attenzione paziente ad ogni richiesta pretestuosa del cliente hotel, che vuol sentirsi riverito poiché si trova nel contesto in cui il capriccio è compreso nel prezzo, bene. Anzi meglio. Sul versante fitness, invece, si lotta ogni giorno. Impossibile mantenere lo stesso tono suadente se dieci clienti nervosi si lamentano alla reception del club perché l’istruttore di spinning non c’è. Detto questo, abbiamo stabilito che il primo fattore “accoglienza” in hotel è rodato più che mai per gestire con successo una Hotel Wellness Membership di tipo executive. In servizio fisico e in remoto.

Fattore 2: allenamento.

Nei sopralluoghi in hotel effettuati in lungo e in largo, ci ha sorpreso l’investimento per metro quadro fatto dalle grandi catene in rapporto agli spazi wellness da destinare a clientele solo interne. La questione è che gli alberghi di una certa categoria sono obbligati per protocollo (e per le note stelle) a dotarsi di “Wellness Zone” da concedere gratuitamente. A tutti. S’investe perché il giocattolo dev’esserci, anche se poi non ci gioca nessuno. Il problema è che quando il progetto si mette in piedi forzatamente, non si perde ulteriore tempo a metter su strategie per recuperare i costi per spazi e macchinari, compreso il lucro cessante per aver sacrificato tre o quattro camere. Si fa e basta. E qui nasce la stizza dei direttori di hotels, ostaggio di piazzatori di fitness tecnologie e di personal trainer che portano via clienti, non avendo minimamente a cuore le sorti dell’albergo. Negli hotels del centro di Milano, Roma, Napoli e di ogni altra importante area metropolitana, proprio adesso sono congelate mini palestre eccellenti che sarebbero la gioia di clienti potenziali che, in un momento così difficile, non aspettano che allenarsi in spazi protetti e sicuri in privacy. Clienti che non sono a Londra o New York, ma a due passi dall’hotel. Se la Wellness Room può considerarsi come “centro del centro fitness”, all’occorrenza si potrà utilizzare qualche altro spazio per completare l’opera con servizi fitness accessori (Pilates, Stretching, Yoga). L’operatore farà la differenza e le pochissime tecnologie necessarie saranno piazzabili a scomparsa o trasportabili in pochi minuti. Fattore due rodato anch’esso come il fattore uno.

Fattore 3: alimentazione.

Qui c’è poco da dire. All’interno degli hotels non solo sono state congelate le Wellness Rooms ben prima della pandemia causa mancanza di strategie, ma anche le accessibilità, salvo rare eccezioni (vedi happy hour che niente hanno a che vedere col wellness food), a clienti potenziali dello spazio F&B. In questo momento di “cliente potenziale” bisognerebbe non parlarne più: piuttosto bisognerebbe trasformarli in “clienti effettivi” che rinvigoriscano la revenue, per usare un termine caro al management degli hotels. E a proposito di revenue, le strade percorribili ci sono in chiave fisica, utilizzando in modo contingentato lo spazio wellness, e in chiave remotizzata, utilizzando come Wellness Head Office uffici e spazi congressuali. Abbiamo messo in cantiere il fattore tre. Ultimo appunto sulle revenue potenziali:

a) da “flussi”: iscrizioni all’Hotel Wellness Membership da parte dell’utenza locale più prestigiosa con camera inserita una volta/anno come bonus;

b) da “pacchetti”: iscrizioni da parte dell’utenza internazionale inserita nei big-data che aquisterà la camera con strategia weekend o percorsi wellness – turistici;

c) da “piattaforma digitale”: con servizi e prodotti sostenibili italiani, in codice sconto per ogni cliente passato in hotel dall’apertura ad oggi, incrociando i big-data con algoritmi che male non faranno.

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