Palestre verso un futuro già passato: il circolo sportivo

Le palestre e i centri fitness faticano a ripartire dopo il lockdown del Covid. Ma più che alle offerte stracciate bisogna guardare al passato, e alle strutture dei circoli sportivi, in cui allenarsi e divertirsi

il circolo sportivo

La ripartenza è lenta. Noi fitnessisti siamo ottimisti per tradizione e da donne e uomini (non si dice più, si dice clienti) di sport, siamo sempre convinti di farcela. Ma mentre altri settori sono ripartiti, la maledizione sembra voler mettere al tappeto proprio noi. Solo noi. A non pochi addetti di primo piano della fitness industry abbiamo proposto analisi, panoramiche, qualche piccolo suggerimento e soprattutto idee, ma tra sorrisi e smorfie digitali sembra che le proposte non siano degne d’essere prese in considerazione. Nel disastro, tutti ostentano sicurezza e (pare) sanno esattamente cosa fare. Ma la realtà corre più delle idee, anche di quelle buone, infatti le teste dure non stanno raccogliendo un risultato degno di nota.

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Le Swot Analysis del fitness italiano e mondiale, tremano sotto le terribili oscillazioni di domanda e offerta sportiva, perché non si connettono alle tattiche del campo di gioco (quello della palestra vera, dove si suda): queste hanno preso posto negli uffici centrali, dove nei board latitano uomini di lotta e di governo e dove si lavora su strategie fumose. Mentre con sei euro ci si allena su qualsiasi device per sei mesi, l’ultimo istruttore, che dovrebbe essere il Primo Osservatore (quello che dal binocolo lancia l’urlo: “Terra!”), manca all’appello palestraro. Conclusioni: quelle folate strategiche che si attivavano dal basso verso l’alto come un’azione d’attacco della nostra Nazionale, sono state spazzate via. Il fitness destino viene deciso dalla tribuna e mai più lo sarà dal campo di gioco.

In un momento in cui il dubbio su come stiamo conducendo una palestra dovrebbe soprassalirci, resta più comodo il pensiero unico. E così carichiamo a pallettoni i sales manager, riempiamo i centri fitness di altra tecnologia e spammiamo il servizio fitness in mono-attività: quasi gratis in presenza e quasissimo gratis in digitale. Nel frattanto qualcuno, anzi parecchi, quatti quatti, tirano giù un paio di campi padel con un chioschetto nel verde e a gran velocità sorpassano a destra la palestra che si offre per un mese allo stesso prezzo di affitto del campo per un’ora. Sintesi di un cambiamento che non è avvertito, eppure dovrebbe essere un indicatore.

È evidente che qualcosa si sta rimescolando ma non arriva alle orecchie degli “esperti”. Questi, in video-call perenne, invece di mettersi la casacca da istruttore e buttarsi in mezzo a clienti incerti più che mai, sono intenti a formare “risorse umane” che vendono fitness membership “mono-disciplinari” a palestre che faranno fatica a riempirsi. O passano il tempo a motivare in stile “Ogni maledetta domenica” qualche trainer palestra retribuIto a livello di caporalato. Il pensiero unico ha sposato gli standard del movimento in palestra non appena ha divorziato dal servizio personalizzato di una volta, quando una scheda di allenamento era davvero diversa dall’altra e scritta a mano. Una soluzione ci sarebbe. Riemerge dal passato.

Su tutto il territorio ci sono vecchi circoli abbandonati in mezzo al verde, semi sommersi da vegetazione, prati e alberate. Vi s’intravede ancora il campo di calcetto, i campi da tennis, l’area verde per metterci le sdraio e fare una grigliata, un po’ di sabbia di mare buona per il beach volley, uno spazio restante per piazzarci due campi padel. E, ovviamente, c’è ancora la palestra: piena di ragnatele che non aspetta altro che ripartire in sicurezza, coi macchinari giusti e con un trainer che che sa il fatto suo. Progetti di lungo periodo ma dal respiro immediato e da redditività sicura a flusso continuo in “poli-attività in e out-door”, dove si tornerà a divertirci come nel circolo sportivo di una volta. Divertirci facendo bene il proprio lavoro, per usare il termine caro al “CT” della nostra Nazionale. Potrebbe essere una delle chiavi del fitness che stenta a decollare e che non decollerà se non si aprono le finestre mentali chiuse che s’incartano nell’abbonamento mensile a prezzo basso in un seminterrato più o meno bene architettonicamente arzigogolato.

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