Una provincia, tre montagne diverse
La maggior parte dei turisti che arrivano a Verona porta gli occhi dritti sull’Arena, su Giulietta, sul centro storico. È comprensibile. Ma a nord della città, oltre il primo gradino collinare, la provincia apre su un territorio montano che in pochi conoscono — e che vale, in certi casi, quanto le mete alpine più celebrate.
Lessinia, Carega e Monte Baldo non sono tre nomi su una carta geografica: sono tre caratteri diversi di montagna, tre livelli di difficoltà, tre tipi di esperienza. Si possono visitare singolarmente, in un weekend lungo o nel corso di più soggiorni estivi. Quello che non si può fare è vederle tutte uguali.
Lessinia: la montagna orizzontale
Il Parco Naturale Regionale della Lessinia è la montagna veronese più accessibile — e lo dice in modo positivo. Quote tra 1.200 e 1.700 metri, ampi altopiani, pascoli, malghe, sentieri ben segnalati. Non è la montagna dei dislivelli estremi o delle creste affilate: è una montagna fatta più di spazio che di quota, con qualcosa di raro nella sua capacità di mettere a proprio agio anche chi non ha mai dormito in rifugio.
Il Rifugio Lausen, a pochi chilometri da Velo Veronese, è un buon punto di partenza per chi vuole fare la prima esperienza di pernottamento in quota senza stressarsi con la logistica: si arriva già a quote elevate in auto, gli anelli escursionistici nei dintorni sono brevi e vari.
Per chi vuole qualcosa di più evocativo, il Rifugio Castelberto a Erbezzo è una fedele ricostruzione di un’ex caserma della Prima Guerra Mondiale — il contesto storico si sente ancora, e vale la sosta anche solo per il pranzo. Il punto più alto dell’intera area è invece il Rifugio Primaneve, a 1.766 metri sul Monte Tomba, nei pressi di Malga San Giorgio a Bosco Chiesanuova: struttura iconica, addossata a un grande traliccio per telecomunicazioni, panorama senza ostacoli.
Info pratiche Lessinia
Accesso: da Verona verso Velo Veronese o Bosco Chiesanuova. Strade asfaltate fino a quote elevate.
Difficoltà: facile. Stagione: primavera-autunno.
Info: visitlessinia.eu
Gruppo della Carega: le Piccole Dolomiti veronesi
Spostandosi verso est il paesaggio cambia in modo netto. Il Monte Carega ha un profilo alpino vero: valli strette e profonde — i cosiddetti vaj — pareti rocciose che gli sono valse il soprannome di Piccole Dolomiti. Le quote superano i 2.000 metri, i dislivelli si fanno sentire, il meteo può essere più variabile. Serve più preparazione rispetto alla Lessinia, ma la soddisfazione è proporzionalmente maggiore.
La base logistica principale è il Rifugio Revolto, raggiungibile in auto a 1.336 metri, a Selva di Progno. Ha una storia densa: aperto come osteria nel 1866, esattamente sul confine tra il Lombardo-Veneto e l’Austria, era tappa fissa dei contrabbandieri che introducevano illegalmente sale, tabacco e altri generi soggetti a dazio. Da qui si sale a piedi al Rifugio Scalorbi, a 1.767 metri tra Veneto e Trentino — circa un’ora e mezza di cammino in un ambiente sempre più isolato. È la zona ideale per chi cerca trekking con pernottamento in rifugio in un contesto davvero montano, lontano dai circuiti più frequentati.
Per chi vuole sentire concretamente il passaggio tra Lessinia e Carega, esiste un percorso di collegamento: un anello di circa 10,5 chilometri che parte da Dogana Vecchia (1.150 m), attraversa la Foresta di Giazza, sale al Lago Secco, tocca Malga Campobrun — dove le marmotte segnalano l’inizio dell’ambiente alpino vero — e arriva al Rifugio Scalorbi con vista sulle Piccole Dolomiti.
Info pratiche Carega
Accesso: Selva di Progno (VR) per il Rifugio Revolto. Poi a piedi verso Scalorbi (1h30′-2h).
Difficoltà: media.
Stagione: maggio-ottobre.
Info: rifugio-revolto.com, rifugioscalorbi.com
Monte Baldo: la dorsale che guarda tutto
Il Monte Baldo vale una gita: è probabilmente la parte più scenografica della montagna veronese, e la ragione è immediata: è una lunga dorsale oltre i 2.000 metri che guarda da un lato le Alpi e dall’altro il Lago di Garda. Una combinazione visiva difficile da trovare altrove nell’arco prealpino.
Le opzioni di accesso sono varie. Il Rifugio Novezzina a Ferrara di Monte Baldo si raggiunge in auto. Il Rifugio Chierego a Brenzone sul Garda, a quasi 2.000 metri, è il punto d’arrivo di un’escursione da Prada Alta o da San Zeno di Montagna — circa due ore su sentiero regolare — oppure in seggiovia da Malcesine con la Funivia Prada-Costabella, poi un traverso a piedi di un’ora. Da lì si può proseguire lungo la cresta fino al Rifugio Telegrafo, il più esposto e il più alto, con uno dei panorami più ampi dell’intero arco prealpino veneto. Nel 2025, a 150 anni dalla fondazione del CAI Verona, il rifugio viene re-intitolato — come già nel giorno dell’inaugurazione storica del 26 settembre 1897 — a Francesco Calzolari e Giovanni Pona, botanici e pionieri della promozione del Monte Baldo nel mondo. I due rifugi possono diventare un’unica escursione ad anello: il trekking in cresta del Baldo è tra i più spettacolari dell’arco prealpino veneto.
Info pratiche Monte Baldo
Accesso: Funivia Prada-Costabella da Malcesine (VR), oppure in auto verso Ferrara di Monte Baldo. Difficoltà: facile-media a seconda del percorso. Stagione: giugno-ottobre. Info: rifugiochierego.it, rifugiotelegrafo.it, prada-costabella.it
Come organizzare il viaggio
Le tre aree sono indipendenti e ognuna merita almeno una giornata, meglio due se si include il pernottamento in rifugio. Si possono visitare in qualsiasi ordine a seconda della stagione e dell’esperienza. Un criterio di massima: la Lessinia per chi inizia, il Carega per chi vuole qualcosa di più alpino, il Baldo per chi non vuole rinunciare al panorama.
Il punto di riferimento per l’intera provincia montana è destinationveronagarda.it.
Foto, Canva, Alta Lessinia
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