Di scarpe outdoor ne ho provate parecchie in vita mia. Da trekking, da trail running, da approach, da fast hiking o light che dir si voglia. Alte, basse, super strutturute, minimal: ho visto, toccato e calzato di tutto e di più. Ma la sensazione che ho provato con queste Trezeta Sakai raramente, perché sono un ibrido che (forse) prima devi intuire, ma poi capisci in fretta e dici “apperò, queste potrebbero essere le mie nuove scarpe da escursione preferite”.
Perché le comunicano per l’urban hiking (qualunque cosa voglia dire), sono “dinamiche e pensate per la città contemporanea“, ma poi in realtà sono perfette per la stragrande maggioranza delle escursioni che possiamo fare noi comuni mortali: hanno la forma delle scarpe da trail running, quindi meno impegnative come calzata di un vero scarponcino da montagna che, diciamoci la verità, il più delle volte è come avere ai piedi un Land Rover Defender per andare in agriturismo, ma hanno anche quella struttura e quella solidità che non ti fanno dire “sono andato a camminare in montagna con le scarpe da tennis”, nel senso che capisci che un po’ scivoli, un po’ non sei sicuro nei passi in qualche passaggio appena appena più tecnico, un po’ il piede non tiene bene in discesa, e tutte quelle sensazioni che non ti fanno godere appieno la tua bella escursione in montagna.
Trezeta Sekai: la scarpa che sembra trail running, funziona come trekking, e la puoi mettere anche in città
Prima di procedere con i dettagli tecnici e le impressioni, una precisazione: io ho la Sekai WP, con la membrana impermeabile, e la prima volta le ho provate durante un’escursione al Parco Naturale del Monte Dobratsch, nella regione di Villach in Austria: era luglio, faceva già quel caldo che poi ha caratterizzato tutta questa estate 2026, e per me, per le mie abitudini, la versione WP con membrana non è da escursioni estive. Probabilmente, la versione senza membrana è perfetta per l’hiking estivo, quella con membrana potrebbe essere molto interessante da valutare se bisogna affrontare un cammino dove può piovere (Santiago? Francigena?) o sicuramente per quelle escursioni di inizio autunno in cui evitare che si bagnino i piedi è una buona idea.

Poi sì, se volete usarle anche per qualcosa di più urban o campagna fuori città, sono pure abbastanza stilose e il comfort è garantito. Ma andiamo per ordine.
La costruzione: quello che vedi e quello che senti
La Sekai (WP o meno che sia) ha una tomaia sintetica con inserti in mesh traspirante e rinforzi in gomma nelle zone più esposte. Visivamente ricorda una scarpa da trail running — profilo basso, linee pulite, nessuna delle strutture massicce che caratterizzano uno scarponcino da montagna tradizionale. Il tallone è protetto da una conchiglia contenitiva strutturata che dà quella sensazione di contenimento che, sulle discese, fa davvero la differenza tra “sono a posto” e “sto un po’ pregando che non mi parta la caviglia per la tangente”.

La prima calzata richiede un attimo di fiducia: la scarpa tende a sembrare un po’ rigida all’inizio, ma una volta dentro si adatta bene al piede. Insomma, qualche resistenza iniziale, poi un comfort interno che cresce con il tempo e con i chilometri. E dici: wow!
La suola: Vibram City Rocker, e qualche precisazione
Il nome “City Rocker” potrebbe trarre in inganno, soprattutto se trovi scritto da qualche parte di “grip su asfalto e sterrati leggeri“. La realtà che si vede guardando la scarpa da vicino e provandola è diversa: i tasselli sono spaziati e la suola è oversize, con una superficie di appoggio più ampia del normale. Su terreni misti e irregolari, su roccia bagnata e su ghiaia, la trazione è buona e la stabilità anche. Non vuol dire che ci puoi andare su un 3000 (poi probabilmente c’è anche chi lo fa, ma questo è un altro discorso) ma che puoi fare qualcosa in più del semplice sentiero poderale di collina: se hai da fare rocce, radici, sfasciume di pietre, lo puoi fare con la giusta confidenza.

Il design a forma di “S” della City Rocker favorisce la rullata naturale del passo — dalla punta al tallone — che su un sentiero con fondo compatto si traduce in una camminata rapida che scorre senza quella sensazione di impaccio che alcune suole più rigide o alcuni scarponcini tendono a dare. Il risultato pratico è che la scarpa “cammina” bene, e questo si sente soprattutto nelle uscite più lunghe dove l’affaticamento della pianta inizia a farsi sentire dopo le prime ore, soprattutto se non calzi abitualmente scarponcini da trekking.
L’intersuola ammortizzante fa il suo lavoro in modo convincente sulle distanze medio-lunghe. Non è la morbidezza di una scarpa da trail running pura, ma è più di quanto ci si aspetti da qualcosa che all’aspetto sembra quasi una sneaker tecnica.
La membrana WP: da sapere prima
La versione WP integra una membrana impermeabile proprietaria di Trezeta che funziona bene in presenza di umidità e piogge moderate.
Il rovescio della medaglia — come nel mio test al Dobratsch in luglio — è che con il caldo la scarpa diventa calda. Non è una critica al prodotto, è la fisica delle membrane impermeabili: più trattengono l’acqua fuori, per quanto siano traspiranti comunque trattengono anche il calore dentro. La Sekai senza membrana esiste ed è pensata esattamente per questo: massima traspirabilità, stessa costruzione, stesso grip, stessa leggerezza: la scelta giusta per l’escursionismo estivo su terreno asciutto.
Per chi è, sinceramente
A 109,95 euro è una scarpa accessibile per quello che offre, che è molto. La gamma di utilizzi in cui funziona bene è più ampia di quanto il posizionamento “urban hiking” suggerisca: la stragrande maggioranza delle escursioni su sentiero ben segnalato, le uscite su fondo misto, i cammini a lunga distanza dove si vuole qualcosa di leggero ma non si vuole rinunciare alla protezione, il fast hiking su percorsi non tecnici.
Se poi sei un escursionista (abbastanza o molto) esperto che cerca performance affidabili, ci puoi fare anche qualcosa in più di un sentiero classificato Escursionistico, ma soprattutto funziona bene per chi vuole una seconda scarpa da escursione più versatile e leggera rispetto allo scarponcino classico, senza fare il passo verso le scarpe da trail running pure.
Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA




