La parola Provenza evoca subito la possibilità di potersi perdere tra distese di lavanda. Sì, è verissimo ed è un’esperienza per alcuni aspetti intensi, ma spostandosi verso l’alta valle del fiume Verdon ci si rende conto che questa regione è anche molto di più. Il paesaggio, infatti, muta drasticamente per rivelare una ferita geologica profonda centinaia di metri che separa le Alpi dell’Alta Provenza dal Var.
Si tratta di una fenditura naturale che rappresenta il canyon più imponente del continente ed è il risultato di millenni di erosione causata da un corso d’acqua che oggi appare quasi finto per la sua tinta turchese. Il colore così vivido deriva dalla presenza di fluoro e microalghe, elementi che rendono lo specchio liquido un nastro brillante incastonato nel grigio delle rocce verticali. Esplorare le Gole del Verdon richiede spirito di adattamento, poiché le strade panoramiche si snodano lungo cornicioni vertiginosi mentre i sentieri scendono ripidi verso il greto del torrente.
La panoramica Corniche Sublime
Percorrere il versante meridionale delle Gole del Verdon è totalmente emozionante: regala visioni che definirle spettacolari è riduttivo. Questa strada panoramica, chiamata Corniche Sublime, permette di posare lo sguardo sulla profondità dell’abisso da punti di osservazione privilegiati. Il Balcons de la Mescla spicca tra questi, situato proprio nel punto in cui il fiume Artuby confluisce nel Verdon, creando un vortice di correnti visibile dall’alto.
Le pareti calcaree raggiungono altezze di 700 metri, diventando una sfida per gli arrampicatori che giungono da tutto il mondo per fronteggiare la gravità su queste placche lisce. Gli avvoltoi grifoni, reintrodotti anni fa, volteggiano sopra le teste dei visitatori, sfruttando le correnti ascensionali calde che risalgono le pareti.
L’itinerario Martel lungo il fondo del precipizio
Scendere nelle viscere della Terra richiede preparazione fisica e scarpe robuste. Il sentiero più celebre prende il nome da Édouard-Alfred Martel, considerato il padre della speleologia moderna, il quale esplorò per primo l’intero percorso nel 1905. Questo tracciato si sviluppa per circa 15 chilometri partendo dallo Chalet de la Maline e arrivando a Point Sublime.
Durante il tragitto, si attraversano gallerie buie modellate nella roccia, come il tunnel del Baou, residuo di vecchi progetti idroelettrici mai portati a termine. Risulta fondamentale avere con sé una torcia elettrica per superare le zone più oscure. Scale metalliche verticali, note come Scale di Imbert, aiutano ad affrontare dislivelli importanti che conducono i viaggiatori a stretto contatto con la forza del fiume che ruggisce pochi metri sotto i piedi.
Il leggendario Ponte di Artuby e il lago di Sainte-Croix
Proseguendo l’itinerario, si incontra il Ponte di Artuby, un’opera ingegneristica ad arco unico che scavalca un vuoto spaventoso. Questo luogo detiene il primato per il salto con l’elastico più alto d’Europa, attirando amanti del brivido pronti a lanciarsi nel vuoto. Verso la fine del canyon, le pareti si allargano improvvisamente lasciando spazio alla vastità del Lago di Sainte-Croix.
Parliamo di un bacino artificiale, creato negli anni ’70, che ha ormai sommerso il vecchio villaggio di Les Salles-sur-Verdon, ora ricostruito più a monte. La foce del canyon nel lago rappresenta il punto ideale per noleggiare piccoli scafi elettrici o pedalò, risalendo le acque calme per un breve tratto. Entrare nella gola dal basso, circondati da rocce che sembrano chiudersi sopra la testa, restituisce una prospettiva di umiltà rispetto alla maestosità della natura provenzale.
Moustiers-Sainte-Marie, borgo arroccato nelle vicinanze, sorveglia l’ingresso delle gole con la sua stella dorata sospesa tra due vette, simbolo di un voto antico e misterioso che ancora adesso affascina chiunque passi sotto la sua luce.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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