Del Monastero di Kipinas (o Kipina) ti colpisce una cosa prima ancora di entrarci: il fatto che qualcuno abbia ritenuto ragionevole costruirlo lì. Non su un pianoro, non su una collina con una bella vista. Dentro una caverna, su una parete verticale, sopra la gola del fiume Kalarytikos, nell’Epiro nordoccidentale della Grecia.
Il ponte di legno che collega il versante alla grotta può essere sollevato. Se qualcuno si avvicina con cattive intenzioni, il monastero sparisce.
Non è una metafora. Era la funzione progettata del ponte: in caso di razzia o pericolo durante la lunga occupazione ottomana, i monaci ritiravano le assi dentro la caverna e diventavano irraggiungibili. Un sistema di difesa medievale integrato nell’architettura stessa, in un posto in cui l’architettura è già di per sé una forma di difesa.
Una fondazione nel XIII secolo
Il monastero viene fatto risalire al 1212, fondato, secondo la tradizione, dall’arcivescovo Grigorios. Il nome deriverebbe dal termine greco kipos, giardino: i monaci coltivavano orti nei dintorni del complesso, su terrazze ricavate nella vegetazione della gola.
Un’altra versione vuole che la comunità originaria provenisse dal vicino monastero di Vyliza, dopo una disputa interna che portò un gruppo di fratelli a cercare un luogo di ritiro più radicale.
La caverna che ospita il complesso era in origine il letto di un fiume sotterraneo, deviato da un antico evento geologico. I monaci la trovarono, la attrezzarono e ci costruirono sopra un muro di protezione con una porta robusta. La logica era semplice: nessun esercito avrebbe potuto scalare quella parete a picco sul Kalarytikos.
Come è fatto il monastero
L’ingresso al monastero avviene attraverso il ponte di legno sospeso sulla gola: stretto, senza protezioni laterali adeguate, con il vuoto sotto. Non è ricostruito per i turisti. È il ponte originario, rifatto nei secoli ma concettualmente identico a quello che i monaci usavano dal Medioevo.

Dall’altra parte si entra nel complesso. Il catholicon, la chiesa principale, è una piccola basilica monoabsidale con nartece. Il soffitto non è stato costruito: è la roccia naturale, modellata dalla caverna in una forma vagamente cupolare. I dipinti murali risalgono alla fine del XVII o all’inizio del XVIII secolo e sono in buono stato. Il templon, il divisorio ligneo dorato che nelle chiese ortodosse separa la navata dal santuario, è del Settecento, opera di Ioannis da Sagiada.
Le celle dei monaci sono state ristrutturate completamente e si sviluppano su due livelli di estensioni lignee agganciate alla roccia. Il risultato è un ibrido tra una costruzione e una grotta, dove la distinzione tra muro e parete naturale smette di avere senso.
Dalla navata parte una caverna che si estende per circa 240 metri nell’interno del monte, con stalattiti e stalagmiti. L’accesso a questa sezione non è permesso ai visitatori.
Se ti piace il genere, dovresti vedere anche il Monastero di Panagia Hozoviotissa di Amorgos.
L’Epiro durante l’occupazione ottomana
Il monastero di Kipinas non è solo un edificio religioso. Nel corso dei secoli di dominio ottomano sulla Grecia, tra il XV e il XIX secolo, questo tipo di luoghi appartati e difficilmente raggiungibili svolse spesso una funzione di protezione per le popolazioni locali.
La tradizione locale vuole che nelle caverne del monastero si tenessero scuole clandestine e che la gente dei villaggi vicini si rifugiasse qui durante le razzie.
Nel 1760 l’abate Kallinikos finanziò la costruzione di un ponte nella zona, segno di una comunità ancora attiva e con risorse.
I monaci lasciarono il monastero nel corso del XIX secolo. Nel 1931 il complesso divenne dipendenza del monastero di Tsouka. Oggi è classificato come monastero maschile, tecnicamente attivo, anche se non ospita comunità stabili.
Come si visita
Il monastero si trova vicino al villaggio di Kalarrites, nel Parco Nazionale di Tzoumerka, nell’Ioannina. La strada di avvicinamento è percorribile in auto fino a un piccolo parcheggio. Da lì si procede a piedi su un sentiero scavato nella roccia fino all’ingresso del ponte. La chiave del monastero si ritira tradizionalmente al caffè del villaggio di Kipina, poco distante: non si entra senza.
La festa patronale del monastero è il Venerdì Luminoso, la settimana dopo Pasqua ortodossa, quando il complesso apre per la liturgia e attira fedeli dai paesi vicini.
Tzoumerka: la cornice
Il monastero è immerso nel Parco Nazionale di Tzoumerka, uno dei meno frequentati della Grecia, attraversato da gole, villaggi di pietra, ponti ottomani ad arco singolo e foreste di faggi. Ioannina, capoluogo dell’Epiro, è a circa 80 chilometri. Kalarrites è uno dei borghi meglio conservati della regione, con case di pietra grigia e vicoli stretti che sembrano fermi a due secoli fa.
Chi visita questa parte della Grecia senza aspettarsi le spiagge dell’Egeo trova qualcosa di diverso: un paesaggio montano, una storia densa, una densità di architettura religiosa che ha poco da invidiare alla Tessaglia delle Meteore.
Foto VisitGreece, candiru, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
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