Il deserto è, per definizione, assenza. Soprattutto di verde, di ombra e di acqua. Eppure a un’ora di macchina a nord-ovest di Tozeur (Tunisia), dopo aver attraversato il Chott el-Gharsa, un lago salato che d’estate sembra uno specchio rotto, la roccia si apre e appare qualcosa di improbabile. Parliamo dell’Oasi di Chebika, che si aggrappa al fianco dell’Atlante Sahariano come se non avesse alternative, e forse è proprio così: un posto nato dall’ostinazione dell’acqua contro la pietra.
Considerata da molti la più bella oasi della Tunisia, Chebika si fa amare perché è un qualcosa di irregolare, di più autentico, e più difficile da dimenticare. A differenza delle classiche oasi sahariane, infatti, questa è un’oasi di montagna incastonata tra i canyon del Djebel el Negueb. Le sue palme non crescono sulla sabbia, ma si arrampicano sul fondo di gole profonde, protette da pareti rocciose che per secoli hanno custodito sorgenti termali e microclimi unici. Sì, è una sorta di miracolo geologico.
Un villaggio scolpito nella montagna
Le case del vecchio insediamento sono ancora lì, in pietra e terra, abbarbicate sulle pareti rocciose. Sono state abbandonate dopo le alluvioni degli anni ’60, quando gli abitanti si trasferirono più in basso in costruzioni moderne. Quello che resta oggi, quindi, è un villaggio-fantasma che si confonde con la montagna stessa: muri color ocra su rocce color ocra, soglie senza porte e finestre aperte sul silenzio.
Chebika sorge su un antico campo militare romano (Ad Speculum, lo chiamavano) a testimonianza che questa fonte d’acqua era preziosa già 2.000 anni fa. Le montagne tutt’intorno sono di gesso, e sono proprio loro a generare le famose “rose di sabbia“, cristalli minerali che i bambini del posto vendono ai visitatori con una determinazione che fa parte, a modo suo, del carattere del posto.
L’acqua che nasce dalla roccia
La vera sorpresa è il ruscello che scorre limpido tra palme da dattero, fichi e oleandri, creando una serie di piccole cascate naturali che rinfrescano l’aria e fanno un rumore strano in mezzo a tanto silenzio. Camminare lungo questo corso d’acqua equivale a sentire la sabbia sotto i piedi e la roccia calda a portata di mano.
Al tramonto è invece impossibile non emozionarsi: le cime verdi delle palme contro le vette ocra, mentre il cielo vira verso l’arancio intenso, fanno sperimentate sensazioni speciali.
Come arrivare
L’oasi si raggiunge in auto percorrendo la strada che collega Tozeur a El Hamma: circa 2 km dopo aver lasciato il paese, su asfalto non sempre impeccabile ma praticabile. Non esistono collegamenti con mezzi pubblici regolari da Tozeur. Per questo motivo, l’auto a noleggio o un’escursione organizzata dalla città sono le opzioni più concrete.
Sappiate, inoltre, che chi arriva a Chebika difficilmente si ferma qui: a circa un’ora e mezza di cammino (o molto meno in auto) si raggiunge Tamerza, un’altra oasi di montagna con un villaggio abbandonato e una cascata tra le più fotografate del paese. Il percorso che unisce le due oasi, del resto, è uno degli itinerari più belli del sud tunisino.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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