Qui puoi fare un bagno in acque limpide e gelide: il rito di purificazione che si compie in Grecia, sull’isola sacra

Le vathres, vasche naturali scavate nella roccia dai fiumi del Monte Saos, attendono chi cerca qualcosa di più di una semplice spiaggia

Vathres di Samotracia, Grecia

Samotracia è un’isola greca che quasi nessuno sa collocare su una cartina geografica. Si trova nell’Egeo settentrionale, a pochi chilometri dalla costa turca e dalla foce dell’Hebros, con il suo Monte Saos che sale fino a 1.611 metri. Le spiagge sì, ci sono, ma seppur belle sono ghiaiose e battute dal vento. Quello che richiama chi arriva fin qui (e ci vuole impegno, perché i collegamenti sono rari) sono le vathres: vasche naturali di roccia levigate per millenni dalla forza dei fiumi, riempite da acque così fredde e trasparenti da sembrare un’invenzione.

Queste straordinarie formazioni sono un fenomeno geologico particolare: il Monte Saos genera circa 60 corsi d’acqua, tredici dei quali sgorgano tra i 1.000 e i 1.100 metri di quota. Scendendo verso il mare, questi fiumi incidono la roccia vulcanica e granitica con una pazienza erosiva che si misura in secoli, creando prima gole spettacolari (tra le più selvagge di tutta la Grecia) poi, man mano che il gradiente si riduce, una sequenza di pozze a gradoni. Sull’isola se ne contano oltre cento, ciascuna con la sua forma, la sua profondità e la sua temperatura. L’acqua è sempre gelida, anche in piena estate.

Le piscine che la montagna ha impiegato millenni a costruire

Le vathres più celebri e frequentate si trovano nella parte settentrionale dell’isola, lungo i corsi del fiume Fonias, del Platia e dei fiumi Tsivdogiannis e Kardelis, nelle vicinanze del villaggio termale di Therma. Ognuno di questi corsi ha una personalità distinta: il Fonias scorre tra pareti scure e strette, il Platia si apre in vasche più ampie circondate da vegetazione fittissima.

Vathres, piscine naturali in Grecia

Quelle raggiungibili con una passeggiata tranquilla di 20-30 minuti dalla strada sono popolate, soprattutto in luglio e agosto. Ma salendo (e qui serve un minimo di allenamento e attrezzatura adeguata) le pozze diventano progressivamente più silenziose, più profonde e più difficili da raggiungere. La folla si dissolve, mentre l‘acqua rimane la stessa.

Il percorso verso l’acqua: dragonfly blu e pietra che cambia colore

Lungo i sentieri che fiancheggiano i fiumi, le libellule blu sono presenze costanti. Si posano sui sassi bagnati, sui rami sporgenti e sulle dita dei piedi di chi siede a bordo vasca. La vegetazione è densa, fatta di platani orientali con tronchi che in alcuni esemplari raggiungono diametri impressionanti, ontani, felci alte fino alla vita, e crea una cupola di verde che filtra la luce in raggi obliqui.

Quando il sole è alto, la superficie dell’acqua nelle vathres riflette una luce smeraldo. Quando si sposta, vira al blu cobalto. La roccia sotto l’acqua è levigatissima, quasi setosa e color grafite. Immergersi (anzi, scenderci dentro lentamente, gradino dopo gradino di pietra) è qualcosa che il corpo registra in modo immediato e inequivocabile. Il freddo, quindi, non è un dettaglio secondario ma il centro dell’esperienza.

Un rituale in una natura che gli antichi consideravano sacra

Samotracia non era un’isola qualunque per il mondo greco. Qui, infatti, sorgeva il Santuario dei Grandi Dei, un complesso religioso dedicato a divinità pre-elleniche legate alla fertilità e alla protezione dei marinai, attivo per quasi mille anni e visitato da iniziati provenienti da tutta la Grecia, da Filippo II di Macedonia alla futura moglie Olimpiade.

L’archeologia del sito restituisce un’isola intrisa di sacralità, e questa sensazione non si è del tutto dissolta. Fermarsi in una vathra del fiume Fonias, con le spalle appoggiate alla roccia fresca e gli occhi aperti sul verde sovrapposto dei platani, significa entrare in un ritmo diverso da qualsiasi altro tipo di vacanza.

Piscine naturali di Samotracia

L’acqua è fredda abbastanza da rendere ogni pensiero superfluo, mentre il corpo si adatta lentamente e la respirazione si calma. È come se qualcosa (difficile dire cosa con precisione) si lavi via. Gli antichi avevano costruito un linguaggio per descrivere questa sensazione: purificazione, katharsis. Noi continuiamo a cercare le stesse pozze, anche senza saperlo.

Quando si risale verso la luce del pomeriggio si capisce perché Samotracia continui ad attirare un certo tipo di viaggiatori: quelli che vogliono un luogo che faccia qualcosa di preciso, e non solo da guardare.

Foto Canva

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