Ci sono piste “tirate a biliardo”. E poi c’è un biliardo messo in verticale.
Nel cuore delle Dolomiti, Arabba ha trasformato un modo di dire in un’identità: neve compatta, battitura impeccabile, pendenze che non fanno sconti.
Qui lo sci non è galleggiamento. È conduzione pura.
Porta Vescovo: il tempio della verticalità
Se c’è un luogo che incarna questa filosofia è Porta Vescovo.
Qui si concentrano le piste nere più iconiche del comprensorio.
La Fodoma apre con un muro di 500 metri che raggiunge il 55% di pendenza. È uno di quei tratti che scompaiono sotto gli sci e impongono rispetto.
La Sourasass alterna muri tecnici fino al 45%, ritmo continuo, niente pause.
La Variante Nera Ornella è un raccordo tecnico perfetto per tracciare linee millimetriche.
E poi c’è la Burz, la storica pista nata per allenamenti olimpici, che arriva al 58% di pendenza massima: un muro che non perdona.
La sensazione di sciare su un tavolo perfetto
La prima curva lo chiarisce subito: la lamina entra netta, senza vibrazioni, senza incertezze. La neve è compatta, uniforme, quasi vellutata. È quella superficie che ogni sciatore cerca al mattino presto, quando i gattisti hanno appena finito il loro lavoro notturno.
Solo che qui la perfezione non è orizzontale. È inclinata.
Il concetto di “Biliardo Verticale” nasce proprio da questa combinazione: preparazione maniacale delle piste e morfologia severa. Una promessa che non è marketing, ma esperienza fisica.
In questo contesto la tecnica conta davvero
Su una pista così non si scivola. Si incide.
La conduzione deve essere precisa, l’assetto centrato, la gestione delle pressioni millimetrica. L’errore si sente subito.
L’esposizione a nord mantiene la neve compatta e performante anche a stagione avanzata. Questo significa poter sciare “in presa” fino a primavera inoltrata.
È sci per sciatori evoluti, per chi cerca pendenza vera e controllo totale.
Non solo adrenalina: è anche geometria
Sciare su un biliardo verticale è una questione di linee.
Carving pulito, archi ampi, traiettorie pensate. La superficie perfetta amplifica ogni gesto tecnico. Se la curva è giusta, la senti scorrere. Se è sbagliata, lo capisci subito.
È uno sci che richiede concentrazione. Ma restituisce una soddisfazione rara.
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