Nel cuore della Valbelluna, il torrente Ardo custodisce uno dei fenomeni geomorfologici più significativi delle Prealpi Venete: i Brent de l’Art. Se durante i mesi estivi il sito attira per il contrasto cromatico tra le acque turchesi e la roccia venata, è con il rigore invernale che la forra rivela la sua natura più austera e primordiale, trasformandosi in una cattedrale di ghiaccio e pietra.
La genesi nel rosso: la Scaglia Rossa bellunese
Situati per la precisione a Sant’Antonio di Tortal, rappresentano uno dei rari esempi di forre scavate nella Scaglia Rossa in cui l’erosione fluviale ha prodotto geometrie perfettamente concave, definite localmente “Brent”. Parliamo di una particolare roccia sedimentaria marina che ha preso vita durante il Cretaceo Superiore (circa 90 milioni di anni fa) e i cui strati, composti da resti di microfossili e argille, presentano una colorazione che vira dal bianco crema al rosso mattone.
L’erosione fluviale ha modellato questi massi in forme concave e sinuose, dove il gelo agisce come un catalizzatore visivo: la neve si deposita sulle stratificazioni orizzontali, accentuando la geometria millimetrica delle pareti mettendo in scena un archivio geologico a cielo aperto.
A causa della profondità della gola e della sua ristrettezza, si verifica persino un fenomeno di confinamento termico. Ciò vuol dire che la radiazione solare fatica a penetrare sul fondo, mantenendo temperature di diversi gradi inferiori rispetto al pianoro di Sant’Antonio di Tortal.
Questo microclima favorisce la formazione di imponenti colate di ghiaccio che scaturiscono dalle fessurazioni della roccia. Quando il flusso del torrente rallenta e le temperature restano costantemente sotto lo zero, l’Ardo congela, creando una pavimentazione cristallina che permette (con le dovute precauzioni) di penetrare nelle “volte” più profonde.
Guida tecnica all’escursione
Il punto di accesso è il piccolo abitato di Sant’Antonio di Tortal da dove il sentiero (segnalato) scende bruscamente verso la valle dell’Ardo. L’ultimo tratto, invece, è costituito da una ripida scalinata che porta al ponte sospeso.
Con la stagione fredda, i gradini di pietra e legno sono quasi costantemente coperti da un velo di ghiaccio trasparente. In poche parole, senza l’attrezzatura specifica c’è un alto rischio di scivolamento. Per questo motivo, è fondamentale un approccio rigoroso:
- Ramponcini da escursionismo: obbligatori. Non sono accessori opzionali perché sono necessari a garantire il grip sui gradoni e sui tratti di sentiero ghiacciato.
- Il casco: se si decide di scendere sul greto e addentrarsi nelle “volte”, il casco è essenziale. Il rischio di caduta di ghiaccio o piccoli detriti dalle pareti superiori, dovuto ai cicli di gelo-disgelo, è reale e imprevedibile.
- Progressione sul ghiaccio: camminare sul torrente ghiacciato richiede esperienza. Lo spessore non è uniforme e il pericolo di rottura della lastra con conseguente caduta in acque profonde e gelide è presente.
Per apprezzare la saturazione del rosso della roccia in contrasto con il bianco del ghiaccio, la finestra temporale è strettissima. In inverno, la luce penetra nel canyon solo tra le 11:30 e le 13:30. Al di fuori di questa fascia, l’ambiente diventa cupo e la temperatura percepita cala drasticamente di diversi gradi rispetto al piano di campagna.
Serve una guida autorizzata?
Per quanto riguarda la scelta tra autonomia e accompagnamento professionale, la discriminante risiede nella profondità dell’esplorazione che si intende intraprendere. La progressione fino al ponte sospeso è gestibile da soli ma esclusivamente da escursionisti dotati di ramponcini tecnici, indispensabili per superare il velo di ghiaccio (verglas) che ricopre costantemente i gradoni di accesso.
Tuttavia, qualora l’obiettivo sia la progressione all’interno delle “volte” (i segmenti più stretti del canyon) l’ausilio di una Guida Alpina è non solo è fortemente raccomandato ma obbligatorio. Solo un professionista, infatti, è in grado di valutare la portanza della lastra ghiacciata sopra i gorghi del torrente Ardo e monitorare il rischio di distacco delle stalattiti dalle pareti superiori.
Tra le altre cose, la finestra di accesso ai Brent de l’Art in assetto invernale è estremamente ridotta e imprevedibile. La quota altimetrica contenuta (circa 400 metri s.l.m. nel fondovalle) impedisce infatti la stabilizzazione del ghiaccio per l’intera stagione; di conseguenza, la formazione di una crosta portante e di colate parietali sicure è limitata a brevissimi intervalli temporali, solitamente in coincidenza con i picchi di freddo più intenso.
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