A 835 metri sul livello del mare, nel cuore dell’Appennino abruzzese, Cansano è uno di quei paesi che sembrano trattenere il fiato. Il nome ricorre raramente nella maggior parte delle guide turistiche, ma basta davvero solo affacciarsi sul suo belvedere naturale per capire che stiamo parlando di un posto che ha vissuto secoli di storia (e senza l’urgenza di raccontarli).
Sorge sul margine sud-orientale della Valle Peligna, nel territorio della provincia dell’Aquila, su uno sperone di roccia calcarea che domina la valle. A nord, la sagoma imponente della Majella (teneramente chiamano ancora dai locali “la Madre”) chiude l’orizzonte con le sue pareti grigie e nevose per gran parte dell’anno.
Il piccolo centro abitato conta oggi poche centinaia di abitanti, ma la sua struttura racconta tutt’altra densità di vita: le case si appoggiano le une alle altre lungo vicoli acciottolati che salgono verso la chiesa del Santissimo Salvatore (o San Salvatore), edificio di origine medievale (documentato dal 1183) con tracce di interventi successivi, ricostruito dopo il terremoto del 1706.
Il borgo che guarda la Majella dall’alto
Cansano appartiene all’area del Parco Nazionale della Majella, uno degli ecosistemi montani più integri dell’Europa centrale, riconosciuto Geoparco UNESCO nel 2021. Il territorio circostante è quindi un archivio naturale di rocce, fossili e morfologie che raccontano centinaia di milioni di anni di storia geologica.
La pietra calcarea su cui sorge il paese è la stessa che forma le grandi pareti della Majella e che millenni di erosione hanno modellato in forre, grotte e pianori. Percorrendo le strade che attraversano l’altopiano, si capisce perché questa zona fosse strategica per i pastori della transumanza. Il Tratturo Magno, la grande via erbosa che collegava L’Aquila a Foggia e che per secoli ha guidato la migrazione stagionale delle greggi, passa a pochi chilometri da qui.
Una rotta che era certamente economica, ma anche (e per alcuno aspetti soprattutto) culturale: lungo i tratturi nascevano santuari, fiere, scambi. L’UNESCO ha riconosciuto la transumanza come patrimonio immateriale dell’umanità nel 2019, e questo altopiano ne è uno dei capitoli più vivi.
Strade di pietra e memoria medievale
L‘impianto urbano di Cansano riflette la logica difensiva tipica dei borghi fondati tra il X e il XII secolo. Le abitazioni si serrano compatte attorno al nucleo centrale, le finestre sono strette, i portali in pietra grigia portano ancora stemmi e iscrizioni che indicano famiglie nobiliari locali o semplici date di costruzione. Qualche casa conserva i resti di una torre, altri edifici mostrano archi a sesto acuto inglobati nei muri più recenti.
La storia del paese è invece legata a doppio filo con quella del feudo medievale che controllava l’altopiano, conteso tra potenze ecclesiastiche e famiglie baronali. Tracce di questa stratificazione si leggono nei catasti antichi e in qualche documento dell’Archivio di Stato dell’Aquila, ma soprattutto nell’architettura minore.
Il lavatoio pubblico, la fontana e la piccola cappella votiva all’angolo di un vicolo sono tutti elementi che in altri contesti sarebbero scomparsi sotto strati di cemento. Qui, invece, resistono con una naturalezza disarmante.
Il parco, i pascoli e la fauna selvatica
Il contesto naturale è forse l’argomento più forte per chi raggiunge questo angolo d’Abruzzo. L’altopiano delle Cinquemiglia, che prende il nome dall’antica unità di misura per indicare la sua estensione, in primavera si copre di fiori selvatici che tingono i prati di giallo, viola e bianco. In autunno, i faggi alle sue spalle virano verso l’arancione e il bronzo con una progressione cromatica che rende ogni mattina diversa dalla precedente.
La fauna del Parco Nazionale della Majella include lupi appenninici, camosci d’Abruzzo, cervi e, più raramente, l’orso marsicano. L’avifauna è altrettanto ricca: qui nidificano il falco pellegrino e l’aquila reale, e durante le migrazioni autunnali i cieli diventano una rotta preferenziale per decine di specie. Della serie che anche chi non è un birdwatcher incallito rimane colpito da quello spettacolo.
La rete sentieristica del parco raggiunge Cansano attraverso percorsi che si snodano tra boschi di faggio e radure, con dislivelli accessibili a escursionisti di media esperienza. Il Club Alpino Italiano segnala e manutiene diversi tracciati in zona, con riferimenti utili sul portale ufficiale. Tornando al paese verso l’ora del tramonto, la luce radente tinge di rosso e oro le facciate in pietra con un effetto che nessun filtro fotografico riuscirebbe a imitare.
Foto di copertina: Di Nicandro66 di Wikipedia in italiano – Trasferito da it.wikipedia su Commons da LPLT., Pubblico dominio; Canva
Leggi Anche
- Il borgo con lo zafferano più raro d’Italia e un paesaggio tutto da guardare: Navelli, in Abruzzo
- Aggrappato alla roccia su un lago abruzzese: il rifugio spirituale che sfida la gravità
- In Italia c’è un borgo di pietra dove il tempo non esiste: è Fontecchio, in Abruzzo
Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA







