Tra le montagne dell’Appennino marchigiano si sviluppa una profonda spaccatura che custodisce un paesaggio che pare appartenere a una regione molto più settentrionale. Da queste parti, infatti, pareti calcaree alte centinaia di metri precipitano verso un laghetto verde smeraldo, mentre la vegetazione si aggrappa ai versanti e cambia colore con il trascorrere delle stagioni (e in autunno, soprattutto, il contrasto è emozionante).
Siamo nella Gola del Furlo, in provincia di Pesaro e Urbino, un’emozionante apertura tra le montagne modellata da fiume Candigliano, affluente del Metauro, che nel corso di milioni di anni ha inciso la dorsale appenninica tra il Monte Pietralata, alto 889 metri, e il Monte Paganuccio, che raggiunge i 976 metri.
Oggi il paesaggio appartiene alla Riserva Naturale Statale Gola del Furlo, un’area protetta di circa 3.600 ettari che comprende ambienti mediterranei, faggete, praterie e imponenti pareti rocciose.
Lo spettacolo della Gola del Furlo in autunno, tra foliage e riflessi verdi
Durante ottobre e novembre, sui pendii più esposti le querce e i carpini iniziano a perdere il verde estivo e, contemporaneamente, gli aceri introducono tonalità dorate e rossastre. Più in alto, soprattutto sul versante settentrionale del Monte Paganuccio, anche i faggi partecipano alla trasformazione stagionale. A colpire particolarmente, però, è la presenza ravvicinata di vegetazione mediterranea e specie caratteristiche degli ambienti appenninici più freschi.
Lecci sempreverdi, roverelle, ornielli, aceri e carpini disegnano una successione di sfumature che varia secondo l’altitudine e l’esposizione al sole. Il foliage assume così un carattere irregolare, con macchie colorate alternate a lembi di bosco ancora verde. Dal fondovalle, lo sguardo incontra il Candigliano che attraversa la gola e alimenta un bacino artificiale formato dallo sbarramento della diga del Furlo. Le sue acque possono assumere intense sfumature verdastre, particolarmente suggestive accanto alle pareti di calcare e alla vegetazione autunnale.
Merita attenzione anche la conformazione della valle, perché il il Furlo presenta versanti ripidissimi e strettoie eccezionali, frutto dell’azione erosiva del corso d’acqua e dei movimenti geologici che hanno sollevato la dorsale.
Una montagna che custodisce fossili e una straordinaria galleria romana
Dietro l’aspetto attuale della Gola del Furlo si nasconde una storia geologica antichissima. I calcari che costituiscono le montagne appartengono alla successione sedimentaria umbro-marchigiana e conservano testimonianze di ambienti marini risalenti a milioni di anni fa. Tra le rocce giurassiche sono stati rinvenuti numerosi fossili di ammoniti, molluschi marini dalla caratteristica conchiglia avvolta a spirale.
Alla storia naturale, poi, si intreccia quella degli esseri umani: già nell’antichità la gola rappresentava un passaggio strategico attraverso l’Appennino, tanto da essere conosciuta con il nome di Intercisa, legato alle opere di taglio della roccia necessarie per ricavare una sede stradale.
L’intervento più celebre risale al 76-77 d.C., quando l’imperatore Vespasiano fece realizzare una galleria lunga circa 38 metri, larga 5,47 metri e alta quasi 6 metri, scavata direttamente nella pietra, che permetteva alla Via Flaminia di superare uno dei punti più difficili del percorso. Ancora oggi la galleria conserva un’iscrizione celebrativa sopra uno degli ingressi.
Visitare la Gola del Furlo nell’autunno 2026, le informazioni da conoscere
Per raggiungere la riserva si utilizza la SS3 Flaminia, con accessi dal versante di Fossombrone oppure da quello di Acqualagna. La località Furlo ospita il Centro Visite, punto di riferimento per ottenere informazioni aggiornate su itinerari ed escursioni. Nell’autunno di quest’anno occorre però prestare particolare attenzione alle limitazioni di accesso: in seguito alla caduta di massi avvenuta il 9 settembre, i Comuni interessati hanno disposto la chiusura del tratto della vecchia Via Flaminia interno alla gola, con divieto di transito per veicoli, biciclette e pedoni.
Un’ulteriore ordinanza ha inoltre vietato (o limitato) l’accesso a una terrazza panoramica sul Monte Pietralata e al segmento del sentiero CAI 449 compreso tra il rifugio e il belvedere. Restano indicate dalla Riserva altre possibilità di visita del territorio, tra cui l’area di Villa Furlo, il Centro Visite, il Parco della Golena e diversi accessi ai percorsi escursionistici sui rilievi circostanti.
Prima della partenza è quindi opportuno consultare il sito ufficiale della Riserva Naturale Statale Gola del Furlo oppure contattare il Centro Visite (soprattutto per organizzare una giornata dedicata al foliage e ai panorami autunnali).
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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