In Piemonte c’è un laghetto segreto che nasconde i resti di un albergo che portava i villeggianti in alta quota

In questa stagione, il giallo dei larici arriva fino alle sponde mentre le rocce chiare cambiano colore con la luce. Poco sopra l’acqua restano le tracce di una villeggiatura d’altri tempi, fatta persino di gite in barca

Lago Visaisa, Piemonte

Non è di certo uno dei più famosi, ma il Lago Visaisa è una piccola perla che nasconde pure un segreto che ci racconta le villeggiature d’altri tempi. Per raggiungerlo bisogna risalire la Valle Maira, in provincia di Cuneo, fino alle montagne che precedono il confine con la Francia. Siamo del territorio di Acceglio sopra la borgata di Saretto, dunque, proprio lì dove nasce un sentiero che conduce a un bacino naturale situato a circa 1.900 metri di altitudine, nelle Alpi Cozie.

La zona riserva anche altre sorprese, come le tracce delle vecchie mulattiere, dei pascoli e delle fortificazioni di frontiera, ma in autunno è soprattutto il bosco a cambiare l’aspetto del paesaggio: i larici passano dal verde al giallo, poi assumono tonalità ramate prima di perdere gli aghi

Quando sul Visaisa navigava la barchetta Jolanda

Poco sopra le rive affiorano i ruderi di un albergo-rifugio che sono la testimonianza di un capitolo inatteso del turismo alpino. Fu la guida Silvio Turra, originario di Acceglio, a volere la struttura intitolata a Umberto Principe di Piemonte. L’inaugurazione si tenne il 25 giugno 1911, alla presenza di Giovanni Giolitti e per alcuni anni accolse famiglie in villeggiatura, escursionisti e persone legate ai reparti militari presenti nell’alta valle.

Le immagini d’epoca conservate dal Comune di Acceglio restituiscono dettagli difficili da associare alla montagna di oggi: in uno scatto una signora indossa scarpe eleganti con i tacchi, decisamente insolite su quei pendii: in un altro compare la piccola imbarcazione chiamata “Jolanda”, utilizzata per accompagnare gli ospiti in gita sul bacino.

Poi arrivò la Prima Guerra Mondiale, che rallentò presto le presenze, poi ancor un incendio negli anni ’20 che distrusse l’edificio. Attualmente rimangono i muri diroccati e un pannello che ne ricostruisce la vicenda, proprio vicino al punto panoramico. La posizione scelta da Turra conserva ancora il suo pregio principale, con la vista che spazia sulla superficie sottostante e sulle montagne dell’alta valle.

Il sentiero da Saretto e le attenzioni per l’autunno

Il percorso più diretto per raggiungere questo laghetto segreto in autunno parte dalle Sorgenti del Maira, a 1.623 metri, raggiungibili dalla strada che sale oltre Saretto (chiaramente solo quando l’accesso è consentito). Il segnavia S13 segue un tratto del Sentiero Pier Giorgio Frassati, dedicato al giovane torinese appassionato di montagna.

Dopo una prima rampa, la traccia incrocia una vecchia rotabile militare e prende quota nel lariceto attraverso numerosi tornanti. La salita è decisa, con fondo a tratti irregolare, fino alla sella intorno ai 2.000 metri. Da questo affaccio una deviazione scende verso la sponda, imponendo poi di recuperare quota al ritorno.

Valle Maria, Piemonte

Foto: Di Luca Casale – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia

Per l’itinerario completo fino alla riva si calcolano circa 4,4 km tra andata e ritorno, con un dislivello positivo complessivo vicino ai 460 metri e tempi indicativi di poco più di 2 ore, soste escluse. La classificazione è E, escursionistica, e richiede scarpe adatte a terra e pietre instabili.

In ottobre e novembre giornate più corte, foglie sul terreno e possibili gelate possono rendere la salita impegnativa. Occorre inoltre verificare le condizioni meteo e l’apertura della strada per le sorgenti, perché un eventuale accesso a piedi da Saretto allunga la gita. L’acqua da bere va portata nello zaino.

Foto di copertina: Canva

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