Provate a immaginare una giornata di agosto in Piemonte: il sole picchia, l’asfalto brilla e l’aria, come un po’ dappertutto, è ferma. Poi, dopo circa 50 minuti di sentiero tra i boschi della Val Messa, la temperatura crolla di colpo (e di ben diversi gradi in pochi passi) mentre l’umidità sale fino a saturare l’aria. Benvenuti alla Goja del Pis, una delle anomalie naturali più affascinanti delle Alpi Cozie, incastonata nel territorio del comune di Almese, in provincia di Torino.
Ciò che di primo impatto sembra una “semplice” piscina naturale è, prima di tutto, una storia geologica vecchia di centinaia di migliaia di anni, con un microclima in grado di stupire anche chi ci torna per la decima volta, e infine (ma per davvero solo alla fine) un posto dove rinfrescarsi.
Un salto nel tempo e nella roccia
La cascata precipita per circa 14 metri all’interno di una conca del diametro di 30 metri, scavata nelle serpentiniti. Queste rocce verde scuro, durissime, ricche di ferro e magnesio, sono nate dai fondali di un antico oceano che esisteva prima ancora che le Alpi prendessero forma. La loro resistenza eccezionale ha guidato e limitato l’erosione dell’acqua nel corso dei millenni, disegnando pareti verticali e forme concave che sembrano scolpite a mano.
Durante le glaciazioni, poi, l’azione erosiva non si è fermata: l’acqua ha continuato a lavorare sul fondo del ghiacciaio con una pressione estrema, generata dal peso del ghiaccio soprastante. Alcune cavità circolari ancora visibili nella roccia sono le cicatrici di quel periodo remoto, sassi intrappolati dalla corrente che hanno ruotato per secoli nello stesso punto, trivellando la pietra come un trapano lentissimo.
Il nome stesso racconta qualcosa di estremamente curioso: in piemontese, «Goja» significa principalmente «pozza» o «polla d’acqua» (bacino naturale), mentre «Pis» indica la cascata. Una toponomastica ruvida e diretta, proprio come la roccia che custodisce questo posto.
La bizzarria meteorologica che nessuno si aspetta
Qui entra in gioco il fenomeno più sorprendente, quello che trasforma la Goja del Pis da meta estiva a vera curiosità scientifica. La conformazione chiusa della conca, le pareti verticali che bloccano la circolazione dell’aria calda e la massa d’acqua in costante movimento creano un microclima autonomo, quasi un ecosistema termico separato dal resto del vallone.
Chi vi accede in estate, proprio quando fuori il termometro supera agevolmente i 30 gradi, avverte il cambio quasi come uno schiaffo piacevole. La temperatura dell’aria all’interno del canyon scende bruscamente, mentre l’umidità aumenta in modo notevole. L’acqua della cascata, mantenuta fresca dalla roccia e dal poco sole che filtra, raffredda continuamente l’aria intorno, che rimane intrappolata dalla geometria della conca.
Il risultato è un refrigeratore geologico naturale, privo di qualsiasi tecnologia umana, che funziona da centinaia di migliaia di anni. Questa bizzarria microclimatica rende la Goja del Pis un luogo da vivere lentamente, non solo da fotografare. Vale la pena sostare qualche minuto prima di fare il bagno, solo per assorbire il contrasto sensoriale tra il caldo del sentiero e il fresco improvviso della gorga.
Come raggiungere questa anomalia delle Alpi
L’accesso richiede una piccola organizzazione. Le auto vanno parcheggiate obbligatoriamente nell’area mercatale di Almese, lungo via Alma Bertolo, poiché la sosta su via Giorda (la strada che costeggia l’ingresso) è severamente vietata e sanzionata.
Dal parcheggio si risale il corso del torrente Messa attraversando il centro del paese, fino alla cappella di Sant’Anna, dove si trova anche il punto informativo turistico locale. Svoltando a destra e attraversando il torrente si imbocca il sentiero vero e proprio, che richiede circa 50 minuti a piede tranquillo.
Un dettaglio utile da non sottovalutare: il sentiero non è una passeggiata su asfalto. Per questo motivo sono consigliate scarpe con suola antiscivolo, soprattutto negli ultimi tratti vicino alle rocce bagnate dalla nebbia del salto d’acqua.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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