Prima della quarantena
Il concetto sembra ovvio oggi. Isolare chi è malato o potrebbe essere contagioso prima che entri in contatto con la popolazione sana. Nel 1423 non era ovvio per niente — era un’invenzione.
La Repubblica di Venezia era la potenza commerciale più esposta al rischio di epidemie nell’intero Mediterraneo: le sue navi tornavano dai porti di Levante, dall’Egitto, dalla costa africana, portando merci e, con le merci, le malattie. La Peste Nera del 1348 aveva ucciso tra il 50 e il 60 percento della popolazione veneziana. Il Senato capì che serviva un sistema.
Quell’sistema nacque qui: su un’isola nella laguna centrale, vicino al Lido, già occupata da un ostello per pellegrini costruito intorno all’anno Mille dai monaci Eremitani.
Il nome originale era Santa Maria di Nazareth — da “Nazaretum” la lingua popolare fece “Lazzaretto”, con il contributo del vicino San Lazzaro, patrono dei lebbrosi. Dal nome dell’isola derivò il termine italiano lazzaretto — e da lì, attraverso l’italiano marinaresco, le parole equivalenti in molte lingue europee. Con il Lazzaretto Nuovo, l’isola di Poveglia e San Lazzaro degli Armeni costituisce il micro arcipelago delle isole del Lido.
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La quarantena: un’invenzione veneziana
Il sistema funzionava su due livelli. Il Lazzaretto Vecchio accoglieva i malati conclamati — chi mostrava già i sintomi della peste. Il Lazzaretto Nuovo, costruito nel 1468 su un’altra isola all’imbocco del porto, ospitava le navi e i passeggeri sospetti: quelli che venivano da porti a rischio ma non mostravano ancora sintomi. Qui si applicava la contumacia — il periodo obbligatorio di isolamento preventivo.
Inizialmente erano 30 giorni — trentino. Poi vennero portati a 40 — quarantina di giorni, da cui quarantena. La logica era empirica ma corretta: 40 giorni erano sufficienti per capire se un individuo sviluppava la malattia o no. Venezia aveva inventato l’epidemiologia pratica prima che esistesse la parola epidemiologia.
Nel corso dei secoli la struttura del Lazzaretto Vecchio si ampliò: la Cavana, edificio a pianta quasi quadrata costruito nel 1586, serviva da corpo di guardia e da rimessa per le imbarcazioni del Priore. Il complesso ospitava sale di degenza, cucine, magazzini, pozzi.
Fosse comuni, un canile e quasi vent’anni di abbandono
Nel XVII secolo il controllo dell’isola passò alle autorità militari — prima austriache, poi italiane. La chiesa e il campanile furono demoliti. Nell’Ottocento i magazzini divennero depositi militari. Nel Novecento l’isola raggiunse il punto più basso della sua storia: fu trasformata in canile municipale.
Tra il 2004 e il 2008 il Ministero dei Lavori Pubblici avviò i primi interventi strutturali con l’obiettivo di ricavarne il Museo Archeologico Nazionale della Laguna di Venezia. Durante gli scavi per i restauri vennero alla luce fosse comuni con migliaia di sepolture risalenti soprattutto al Cinquecento — i morti delle grandi epidemie di peste, sepolti sull’isola stessa. Un ritrovamento di enorme rilevanza scientifica e storica.
Il progetto museale si bloccò per mancanza di fondi. L’isola rischiò nuovamente l’abbandono.
Nel 2013 l’Archeoclub d’Italia Sede di Venezia e l’Ekos Club firmarono un protocollo con la Soprintendenza per gestire l’isola su base volontaria: manutenzione, vigilanza, aperture straordinarie domenicali. Tra il 2014 e il 2023 circa 20.000 persone visitarono il Lazzaretto Vecchio in una trentina di aperture eccezionali.
Nel 2020 il Ministero della Cultura riattivò ufficialmente il progetto museale. L’isola è attualmente in fase di restauro, con i lavori coordinati dalla Direzione Regionale Musei Veneto.
Cosa si vede — e cosa aspettarsi
Il Lazzaretto Vecchio non è un museo allestito. È un cantiere storico, un luogo che sta ritrovando se stesso dopo secoli. Chi lo visita nelle aperture straordinarie vede le mura cinquecentesche, gli edifici in vari stadi di recupero, la Cavana del 1586, e — soprattutto — l’atmosfera di un posto che ha attraversato tutto senza perdere il peso di quello che è stato.
Non è una visita di svago. È un posto per chi vuole capire da dove viene la sanità pubblica moderna — e chi è disposto a farlo in un contesto ancora grezzo, autentico, lontano dalla scenografia museale.

Chi vuole unire la visita al Lazzaretto Nuovo (nella foto qui sopra) — l’isola gemella, già allestita come ecomuseo con il Tezon Grande e le sue scritte originali del XVI secolo — può organizzare le due tappe nella stessa giornata. Il Nuovo è accessibile da aprile a ottobre nei fine settimana con vaporetto dalla linea 13 da Fondamente Nuove.
Info pratiche
Dove si trova Laguna centrale di Venezia, vicinissima alla riva interna del Lido (Via Riva del Corinto)
Stato attuale In fase di restauro per diventare sede del Museo Archeologico Nazionale della Laguna di Venezia. Accessibile solo durante aperture straordinarie
Come visitarlo Verificare le date di apertura su lazzarettiveneziani.it — le aperture sono periodiche e organizzate dall’Ecomuseo dei Lazzaretti Veneziani. In passato accessibile anche via tour dal Lido
Lazzaretto Nuovo (isola gemella, già accessibile) Vaporetto linea 13 da Fondamente Nuove — aperto da aprile a ottobre, sabato e domenica. Visita guidata gratuita (contributo volontario), durata ~2 ore. Include Tezon Grande con graffiti originali del 1500-1600 e area scavi
Da non perdere Le mura cinquecentesche, la Cavana del 1586, il contesto lagunare isolato
Foto Canva, VisitLIdo
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