Negli ultimi mesi, le ricerche online per Orta San Giulio sono aumentate del 107%. Un dato che appartiene a un’analisi della piattaforma cozycozy, che ha confrontato i volumi di ricerca tra gennaio e aprile 2026 con lo stesso periodo dell’anno precedente. Orta San Giulio è un borgo di poco più di milleduecento abitanti sul Lago d’Orta, nel Novarese, conosciuto da chi percorre queste strade da decenni ma quasi invisibile fuori dall’area. Poi, in un anno, è diventato uno dei più ricercati d’Italia.
Non è un caso isolato. Pienza, in Val d’Orcia, ha segnato un +39,3%. Il borgo sloveno di Bohinj, nel cuore del Parco Nazionale del Triglav, a meno di tre ore dal confine friulano, ha toccato il +171%. Il turismo, almeno una parte di esso, sta cambiando rotta. E l’autunno è la stagione che rende questo cambiamento più evidente.
Cambio di rotta
Un’indagine condotta dalla Rome Business School su oltre 7.300 prenotazioni in borghi italiani, attraverso il report Ruralis 2026, ha rilevato due numeri che vale la pena leggere bene: la permanenza media nei borghi è cresciuta del 46%, passando da 2,35 a 3,44 giorni; la spesa media per prenotazione è aumentata del 74%, superando i 469 euro. Non si tratta di più persone che arrivano per meno tempo: si tratta di persone che arrivano, si fermano, e spendono di più sul posto.
Il 78% degli italiani dichiara di preferire forme di turismo lento, secondo un’indagine Airbnb-YouGov. Una percentuale che, sola, non dice molto — la distanza tra l’intenzione e il biglietto prenotato è sempre grande. Ma quando ci si sovrappongono i dati sulle prenotazioni reali, il quadro diventa più convincente.
Orta San Giulio: il borgo più ricercato
Orta San Giulio è un borgo medievale che si affaccia su un lago di nove chilometri. Al centro del lago c’è l’Isola di San Giulio, raggiungibile solo in barca, con la sua basilica romanica del XII secolo e il Monastero di Mater Ecclesiae, tuttora attivo. Il borgo ha vicoli stretti, palazzi con portali scolpiti, e una piazza principale — Piazza Motta — che dà direttamente sull’acqua con vista sull’isola. Il Sacro Monte di Orta, patrimonio UNESCO dal 2003, è una collina coperta di boschi con venti cappelle votive costruite tra il 1590 e il 1788, collegate da sentieri.
In autunno il lago assume una luce diversa. Le foglie iniziano a ingiallire lungo le sponde, le imbarcazioni turistiche sono quasi assenti, i ristoranti sul lungolago tornano fruibili senza prenotare settimane prima. Il Piemonte orientale — Lago d’Orta, Lago Maggiore e le Valli dell’Ossola — è una delle zone dove questo tipo di autunno silenzioso funziona meglio.
Puddling, il nome del cambiamento
I trend report del 2026 hanno trovato dei nomi, spesso inglesi, per descrivere quello che sta succedendo. Il più diffuso è “puddling”: spostarsi verso mete tranquille — laghi, borghi, piccole città — a breve distanza da casa. Un altro è “souljourn”, una forma ibrida tra pausa e rigenerazione, spesso in città medie poco battute — vengono citati Lecce, Bergamo, Padova. C’è anche il fenomeno degli “hushed hobbies”, le attività a basso rumore che sostituiscono il turismo di consumo: birdwatching, raccolta di funghi, pesca, escursioni in silenzio.
I nomi sono un’invenzione del marketing, ma descrivono qualcosa di reale. Il viaggiatore che nel 2023 andava a Barcellona per il weekend inizia a scegliere Pienza o Orta per quattro giorni. Non perché costi meno — i dati sulla spesa media dicono il contrario — ma perché cerca qualcosa che le città più fotografate non riescono più a dare.
Le destinazioni che emergono: dove andare
Oltre a Orta San Giulio, i dati puntano verso un’Italia che molti itinerari tradizionali ignorano. Il Molise guida la crescita nelle prenotazioni di borghi italiani per il 2026, seguito da Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna e Abruzzo. Non sono destinazioni nuove, ma sono destinazioni che per anni sono rimaste fuori dai circuiti principali,e ora che quei circuiti sono saturi, tornano in primo piano.
In autunno l’Appennino è forse la zona che beneficia di più di questo spostamento: faggete dorate, borghi poco conosciuti anche agli italiani, sagre locali ancora autentiche. La Val d’Orcia con Pienza offre un paesaggio che in ottobre è ancora più scenografico che in estate, senza le code sui cipressi fotografati in controluce.
Il Lago d’Orta, in questo senso, è quasi un caso da manuale: non è il lago più grande del Nord Italia, non ha i resort del Lago di Como, non ha l’aeroporto internazionale a portata di taxi. Ha il vantaggio di essere ancora un posto in cui ci si muove a piedi, si prende la barca per l’isola, si mangia e si cammina.
Slow travel in autunno
Lo slow travel non richiede particolari rituali. Richiede soprattutto di non concentrare tutto in una giornata. Scegliere un borgo o una zona, restarci almeno tre notti, camminare senza un itinerario preciso il primo giorno. Prenotare per tempo, la crescita dei prezzi nei borghi è reale, ma scegliere strutture piccole, spesso a gestione familiare, che sono proprio quelle su cui si reggono i numeri del report Ruralis.
L’autunno aiuta perché riduce la variabile folla: meno persone significano meno pressione logistica, più margine per le deviazioni impreviste. E le deviazioni impreviste sono, statisticamente, le parti del viaggio che si ricordano meglio.
Foto Distretto dei Laghi
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