Nel cuore del Lazio settentrionale, per la precisione nella Tuscia viterbese, si nasconde uno di quei luoghi che sembrano costruiti da qualcuno con una sensibilità fuori dal comune. Parliamo del Parco delle Cascate di Chia del Fosso Castello, che occupa un lembo di natura incontaminata tra colline vulcaniche e vegetazione fitta, a pochi chilometri da Soriano nel Cimino.
L’acqua del fosso Castello scava la roccia scura da millenni, creando un susseguirsi di cascatelle che raramente si trovano descritte nelle guide turistiche mainstream. La prima cosa che colpisce, avanzando lungo il sentiero principale, è il suono: l’acqua cristallina cade su lastre di pietra lavica con un ritmo irregolare e ipnotico, e l’aria si raffredda di qualche grado rispetto alla campagna circostante. L’area, tra le altre cose, ospita due percorsi distinti che si diramano dall’ingresso, ognuno con una sua identità narrativa forte.
Un angolo di Tuscia che il cinema ha già scoperto
La storia del parco si intreccia con quella di Pier Paolo Pasolini in modo quasi romanzesco. Il poeta, regista e intellettuale friulano scelse questo angolo della Tuscia come location per il Vangelo secondo Matteo (precisamente per la scena del battesimo di Gesù) intuendo che quelle cascate avevano qualcosa di arcaico e sacrale che nessuna ricostruzione di scena avrebbe potuto imitare.
Dopo di lui decine di altri registi e produzioni televisive hanno scelto lo stesso fondale naturale, confermando un’estetica difficile da ignorare. Pasolini rimase così legato a questi territori da acquistare la Torre di Chia, una struttura medievale che svetta sul promontorio boscato poco distante dalle cascate. Fu la sua ultima dimora, il rifugio in cui lavorava e scriveva lontano dal rumore di Roma.
La torre è oggi visitabile solo esternamente, ma la sua sagoma, con le pietre antiche che sembrano assorbire la luce del tramonto, racconta già molto di quell’uomo e del suo rapporto con il paesaggio.
Il Parco delle Cascate di Chia del Fosso Castello: il sentiero dell’acqua e i mulini dimenticati
Il percorso più scenografico è quello che costeggia il fosso Castello seguendo il corso dell’acqua verso il basso. L’itinerario attraversa zone in ombra permanente, in cui la roccia è coperta di muschio verde brillante e le radici degli alberi si contorcono verso il letto del torrente come dita aperte. A tratti il sentiero si restringe e diventa quasi intimo, riservato a chi sa muoversi con attenzione e calzature adeguate.
Lungo questo percorso affiorano i resti di due mulini ad acqua medievali, strutture che lavoravano la farina sfruttando la forza del fosso già nel Medioevo. L’itinerario delle cascatelle e dei mulini è tra i tracciati più apprezzati del parco, adatto alle famiglie ma in grado di regalare emozioni autentiche anche ai camminatori più esperti.
Poco più avanti, quasi come contrappunto fiabesco all’austerità delle rovine, sorge il Villaggio degli Elfi del Bosco: piccole abitazioni di legno incastonate tra la vegetazione, pensate per i visitatori più giovani. È uno di quei dettagli che trasforma un’escursione in un’esperienza familiare completa, senza mai scadere nel kitsch.
Il sentiero di Pasolini e la Torre di Chia
Il secondo percorso del parco porta direttamente alla Torre di Chia, attraversando il bosco lungo un tracciato che prende il nome dal poeta stesso. La vegetazione qui si fa più densa e la luce filtra con maggiore difficoltà tra le chiome delle querce e dei castagni. L’andatura rallenta quasi spontaneamente, come se il bosco chiedesse rispetto.
La torre medievale appare alla fine del percorso con una certa teatralità, emergendo dalla macchia con le sue pietre grigie e il profilo netto contro il cielo. Vale la deviazione, anche solo per sostare qualche minuto là davanti e capire perché Pasolini avesse scelto proprio quel punto del mondo come suo rifugio d’elezione.
By Gigi753 – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
Come vivere al meglio il Parco delle Cascate di Chia del Fosso Castello
Il parco delle Cascate di Chia del Fosso Castello è aperto anche in autunno ma solo nelle giornate di sabato, domenica e festivi dalle 09:30 alle 19:00, salvo condizioni meteorologiche avverse. Dopo la pioggia, infatti, i sentieri diventano scivolosi e fangosi, per cui gli scarponcini da trekking o almeno scarpe con suola robusta sono imprescindibili. Non è il tipo di posto in cui si arriva in sandali e si torna indenni.
La Tuscia viterbese offre poi una rete di borghi, agriturismo e prodotti locali che rendono l’esperienza completa, ben oltre il semplice trekking. Tornare da un posto come il Parco delle Cascate di Chia del Fosso Castello con le scarpe bagnate e la testa un po’ più leggera è il lusso più difficile da comprare e il più facile da trovare in questa zona, a patto di sapere dove guardare.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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