Non sono molti i luoghi del mondo che riescono a fondere natura, ingegneria idraulica e nobiltà come accade nella frazione di Collodi, comune di Pescia in Toscana. Questa striscia di terra pistoiese ospita lo Storico Giardino Garzoni, un complesso monumentale nato nel XVI secolo come semplice orto e bosco da caccia, trasformato poi in un trionfo di estetica barocca.
La struttura emoziona subito, in quanto segue la pendenza ripida della collina, rendendo quello che appariva un ostacolo naturale in una scenografia verticale senza eguali in Europa. Passeggiando lungo i viali, si percepisce l’eco di grandi residenze internazionali, richiamando alla mente le geometrie della Reggia di Caserta o i parchi di Kassel.
La storia di questo spazio si intreccia indissolubilmente con le vicende della famiglia Garzoni, la quale desiderava tramutare la propria residenza in un manifesto di potenza politica e raffinatezza culturale. Le radici, tra le altre cose, affondano anche nella letteratura mondiale: Angiolina Orzali, madre di Carlo Lorenzini, lavorava proprio qui come cameriera e conobbe il futuro marito Domenico Lorenzini, impiegato nelle cucine. Il celebre autore de “Le avventure di Pinocchio” scelse il nome del borgo come pseudonimo proprio in omaggio ai ricordi d’infanzia legati a questi sentieri.
Simboli mitologici e figure pittoresche tra le siepi dello Storico Giardino Garzoni
L’intero percorso si rivela una narrazione enigmatica affidata a statue bianche che emergono dal fogliame intenso. Figure allegoriche e divinità sorvegliano il parterre, guidando lo sguardo verso l’alto. Statue di Cerere, Apollo e Dafne si alternano a rappresentazioni più popolari e curiose. Degno di nota è il Villano col barile, anche se il vero gioco consiste nel rintracciare il Turco, una delle tante presenze antropomorfe nascoste tra la vegetazione. Ogni scultura comunica un messaggio preciso, celebrando la sapienza illuminista che eleva l’uomo attraverso il piacere dei sensi e la conoscenza della bellezza.
Risalendo i terrazzamenti, si incontra il Viale dei Poveri, caratterizzato da figure pittoresche che contrastano con l’eleganza classica del resto del sito. Questa varietà riflette lo spirito del tempo, in grado di unire il sacro al profano e la nobiltà alla vita rurale. All’apice della struttura domina la statua della Fama, dalla quale scaturisce un getto d’acqua che sembra toccare il cielo.
Labirinti d’amore e ingegneria settecentesca
Il sistema idraulico rappresenta il cuore pulsante del parco, alimentando cascate e fontane attraverso condotte che ricalcano fedelmente i progetti originali del 1700. Superata la maestosa Scala d’Acqua, si raggiunge il Labirinto di siepi. Un’antica tradizione suggerisce ai fidanzati di attraversarlo insieme, poiché tale gesto garantirebbe un matrimonio imminente e una unione duratura. Accanto a questo luogo di svago, si trova il Teatro di Verzura, dove le quinte sono formate da piante di bosso sapientemente modellate per ospitare rappresentazioni all’aperto.
Particolare menzione merita il padiglione dei Bagnetti. Si tratta di uno spazio dedicato al benessere e alla frescura, che accoglie vasche di diverse forme progettate per garantire la totale invisibilità tra i bagnanti. Persino l’orchestra, incaricata di allietare dame e cavalieri da un palchetto rialzato, restava esclusa dalla vista di ciò che accadeva sotto di sé. Un accorgimento particolare e che permetteva agli ospiti di godere dei piaceri dell’acqua con estrema discrezione.
Architettura e conservazione di un monumento unico
L’imponente Villa Garzoni, soprannominata “delle cento finestre”, sovrasta il giardino con la sua mole massiccia, un tempo fortezza a difesa del borgo. Sebbene l’edificio sia attualmente in fase di restauro e non accessibile all’interno, la sua facciata costituisce lo sfondo imprescindibile di questa architettura del paesaggio. Il complesso ha ospitato personaggi del calibro di Napoleone Bonaparte e il re Vittorio Emanuele III, confermando il prestigio internazionale di questa dimora toscana.
Il recupero avvenuto all’inizio degli anni 2000, grazie alla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, ha restituito splendore alle fioriture e alle strutture degradate. Oggi il sito include anche la moderna Butterfly House, una teca di cristallo che ospita centinaia di farfalle tropicali e un centro didattico sugli insetti. Il contrasto tra le antiche pietre della Palazzina d’Estate e il volo multicolore delle specie amazzoniche rende la visita un’esperienza stratificata, in cui il rigore del passato dialoga con la biodiversità contemporanea.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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