In Italia c’è una villa che ruota su se stessa per inseguire il sole: è Villa Girasole, costruita quasi un secolo fa

Sulle colline veronesi si trova una villa decisamente diversa dal solito. Quasi un secolo fa, Villa Girasole fu progettata per muoversi e cambiare orientamento durante il giorno, seguendo sole, ombra e vento

villa girasole

Com’è fatta una casa? Ha un tetto, delle pareti, porte, finestre e stanze in cui entra la luce. E poi, naturalmente, si muove. O meglio, quest’ultima caratteristica non appartiene proprio a tutte le case. A Marcellise, sulle colline alle porte di Verona, ce n’è però una che quasi un secolo fa fu costruita proprio per questo: ruotare lentamente su se stessa e cambiare orientamento nel corso della giornata.

È Villa Girasole, una delle architetture più insolite nate nel Novecento in Italia. La sua parte superiore, pesante circa 1.500 tonnellate, poteva scorrere su rotaie attorno a un grande perno centrale, permettendo agli ambienti di cercare il sole, spostarsi all’ombra nelle ore più calde o intercettare la brezza estiva, proprio come l’omonimo fiore.

A guardarla oggi sembra futuristica e antica allo stesso tempo, un’utopia pensata negli anni Trenta. Dal verde emergono una torre centrale e due lunghe pareti che sembrano ali, con un profilo che ricorda più una nave o una grande macchina che una tradizionale villetta di campagna. Dietro quelle pareti, infatti, si nasconde un sistema di ingegneria tanto ambizioso quanto sorprendente per l’epoca. Andiamo a scoprirlo.

Il sogno di Angelo Invernizzi: una casa capace di muoversi

Villa Girasole nacque dall’idea di Angelo Invernizzi, ingegnere civile nato nel 1884, che dell’edificio fu progettista, committente e primo proprietario. Pensata inizialmente come residenza di villeggiatura per la famiglia, venne costruita tra il 1929 e il 1935, con la collaborazione dell’architetto veronese Ettore Fagiuoli per la parte architettonica e il contributo di tecnici, ingegneri e artigiani.

Erano anni nei quali il mondo dell’architettura guardava con particolare interesse alle macchine, alla velocità e alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Invernizzi portò quelle suggestioni all’interno di un’abitazione privata, arrivando a mettere in discussione una delle caratteristiche apparentemente più scontate di qualsiasi edificio: la sua immobilità.

La rotazione, però, non serviva soltanto a stupire. Spostare la casa significava poter decidere quanta luce far entrare nelle stanze, aumentare l’esposizione al sole nei mesi più freddi oppure cercare ombra e vento durante l’estate. Nel progetto ebbe un peso anche l’interesse dell’epoca per l’elioterapia, i cosiddetti bagni di sole, che erano stati prescritti anche a Lina, moglie di Invernizzi, malata di tubercolosi.

villa girasole 1

Il nome “Girasole” nasce proprio da questo rapporto con la luce. La villa non inseguiva però automaticamente il sole come farebbe oggi un impianto dotato di sensori. Il suo meccanismo permetteva piuttosto di orientare l’edificio nella direzione desiderata, adattandolo di giorno in giorno alle condizioni meteorologiche.

Secondo le annotazioni del direttore dei lavori Mario Daverio, la struttura portante effettuò la prima rotazione il 14 novembre 1933. Due anni più tardi l’edificio finì anche in un cinegiornale dell’Istituto Luce, che fece conoscere a livello nazionale quella singolare casa girevole costruita sulle colline veronesi.

Come funzionava la casa rotante?

Il segreto si trova sotto la casa. Villa Girasole poggia su un grande basamento circolare di 44 metri di diametro, parzialmente inserito nella collina. Sopra si sviluppa il corpo mobile, articolato intorno alla torre centrale e formato da due lunghe ali. Nel complesso la costruzione raggiunge circa 42 metri di altezza e si distribuisce su sei livelli.

A ruotare era la parte superiore dell’edificio, con un peso di circa 1.500 tonnellate. A sostenerla erano 15 carrelli dotati di ruote ferroviarie, che scorrevano lungo un anello composto da tre rotaie d’acciaio. Due di questi carrelli erano motorizzati, mentre il grande elemento cilindrico al centro dell’edificio costituiva il perno attorno al quale avveniva il movimento.

La velocità era, volutamente, minima: circa 4 millimetri al secondo. Per completare un’intera rotazione occorrevano all’incirca 9 ore e 20 minuti. Un movimento tanto lento da risultare quasi impercettibile a chi osservava la villa per poco tempo, ma sufficiente a modificare gradualmente l’esposizione delle stanze nel corso della giornata.

Il meccanismo veniva azionato attraverso appositi comandi collocati nei diversi livelli del vano centrale e permetteva alla parte mobile di girare in entrambi i sensi, adattandosi al sole, all’ombra, al vento o al paesaggio.

Una villa all’avanguardia per l’epoca

Al centro della costruzione si sviluppa ancora oggi una scala elicoidale che gira intorno al vano dell’ascensore e al nucleo strutturale utilizzato come perno. Questo corpo cilindrico aveva poi un’altra funzione fondamentale: al suo interno passavano gli impianti necessari a fornire acqua ed elettricità alla parte mobile.

Di tecnologico non c’era solo il meccanismo di rotazione, ma anche tapparelle elettriche, comandi collocati accanto ai letti e un ascensore interno che collegava i diversi livelli. Quelli del basamento ospitavano, tra gli altri, l’autorimessa e grandi spazi di rappresentanza. Nei due “piani rotanti” trovavano invece posto le stanze maggiormente legate alla vita familiare: soggiorno, studio, cucina, camere da letto e bagni.

villa girasole 3

Anche i materiali guardavano alla modernità. Nelle pareti della parte mobile venne impiegato l’Eraclit, materiale leggero a base di fibre di legno e magnesite, mentre alcune superfici del corpo centrale furono rivestite con lastre metalliche che accentuavano il carattere quasi industriale della costruzione. In cima, una torretta in vetrocemento richiamava la forma di un faro, un riferimento a Genova, città nella quale Invernizzi aveva vissuto e lavorato a lungo.

Ettore Fagiuoli si occupò anche degli interni, dove comparivano arredi e soluzioni ispirati all’Art Déco e al mondo nautico. Sulla terrazza era stato previsto persino un campo da tennis pensile, mentre nel grande parco circostante trovavano posto una piscina con scivolo in cemento armato e un piccolo lago artificiale.

Si può visitare Villa Girasole? Tutte le info

Villa Girasole si trova a Marcellise, frazione collinare del comune di San Martino Buon Albergo, pochi chilometri a est di Verona.

Dopo un lungo periodo di chiusura, ora si può accedere alla villa attraverso visite guidate su prenotazione. Oggi, purtroppo, il meccanismo non funziona più, ma durante il percorso di visita si può esplorare l’edificio, attualmente interessato da interventi di restauro. Gli ambienti interni sono quindi visitabili, ma privi degli arredi originali.

La visita dura indicativamente due ore e viene condotta da uno storico dell’arte affiancato da personale esperto. Il contributo è di 18 euro a persona. A circa 300 metri dall’ingresso si trova un parcheggio gratuito. Le visite non seguono un calendario quotidiano fisso, ma vanno prenotate online sul sito ufficiale di Villa Il Girasole, dove vengono pubblicate le date disponibili, gli orari ed eventuali aggiornamenti e novità.

Foto: sito ufficiale Villa Il Girasole

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