Stando ad alcune recenti statistiche, l’italiano è parlato da circa 65-68 milioni di persone nel mondo come lingua madre e seconda lingua, ben lontano, per esempio, dal francese che è utilizzato per comunicare da oltre 300-321 milioni di essere umani. Eppure, nel lontanissimo Brasile esiste una città in cui l’italiano è riconosciuto e promosso come lingua etnica. Il suo nome è Vila Velha, località costiera, metropoli vibrante e persino la più antica città dello Stato Espírito Santo.
Questo potrebbe apparire un fatto assurdo, e invece ha una motivazione ben specifica, al punto che la nostra lingua è tutelata. Il tutto tra immense spiagge tropicali e antichi conventi.
Perché a Vila Velha si parla italiano
Per capire perché a Vila Velha si parla italiano occorre fare un salto indietro nel tempo addirittura al 1874. In quell’anno, infatti, il piroscafo “La Sofia” sbarcò nel porto di Vitória con quasi 400 famiglie di connazionali a bordo, segnando l’inizio della grande epopea migratoria. Vila Velha, fondata secoli prima dai portoghesi, divenne una delle porte d’ingresso per migliaia di contadini veneti, trentini e lombardi pronti a colonizzare le terre vergini dell’entroterra.
La località, quindi, rappresenta una delle culle della spedizione Tabacchi, il primo grande flusso organizzato di coloni partiti dai porti del Nord Italia verso le terre promesse del Sud America.
Oggi il legame con le radici risulta talmente profondo che le autorità locali (insieme con la comunità) hanno deciso di valorizzare l’italiano come lingua etnica riconosciuta a livello regionale/etnico. Questo “premio” (supportato da iniziative legislative e culturali) ne fa un patrimonio tutelato, garantendone lo studio opzionale o promosso nelle scuole comunali e la diffusione culturale. Camminando tra i quartieri residenziali, l’orecchio coglie sfumature dialettali venete o trentine mescolate alla musicalità del portoghese, creando un gergo singolare che i discendenti preservano con orgoglio smisurato.
Orizzonti azzurri tra la Praia da Costa e Itapoã
Il litorale urbano di Vila Velha incanta per la sua estensione e per la vivacità che lo caratterizza in ogni stagione. La Praia da Costa si distingue come il tratto più celebre, in cui la sabbia dorata incontra un mare cristallino ideale per rinfrescarsi dopo una giornata di esplorazione storica. Lungo la passeggiata marittima, palme altissime si alternano a chioschi che servono acqua di cocco gelata, mentre i palazzi moderni si specchiano nelle onde dell’Atlantico (no, i nostri connazionali non se la passano poi così male).
Proseguendo verso sud, si incontra la spiaggia di Itapoã, nota per le sue acque calme e per la presenza di pescatori che vendono il pescato del giorno direttamente sulla riva. Questo tratto di costa attira sportivi e amanti del relax, mettendo a disposizione spazi ampi dove il vento oceanico mitiga il calore tropicale.
Poco distante, la Praia de Itaparica completa il trittico delle spiagge cittadine, regalando scenari perfetti per chi cerca un contatto diretto con la natura senza rinunciare ai servizi di una grande città. Le formazioni rocciose che emergono dall’acqua creano piccole piscine naturali durante la bassa marea: qui il bagno è un’esperienza sicura e rigenerante per tutti.
La sentinella di pietra e la fede dei coloni
Lo skyline cittadino è invece dominato dal Convento della Penha, un santuario edificato su un massiccio granitico alto oltre 150 metri. Sebbene la struttura risalga al periodo coloniale, la comunità italiana ha eletto questo luogo a proprio punto di riferimento spirituale. Le scalinate di pietra portano a una vista panoramica che abbraccia l’intera baia e le isole vicine, unendo visivamente il passato portoghese al presente vibrante della comunità locale.
Le festività religiose vedono spesso la partecipazione di gruppi folcloristici che indossano abiti tradizionali europei sotto il sole dei tropici. La devozione dei discendenti si manifesta attraverso canti popolari tramandati oralmente, mantenendo vivo un senso di appartenenza che il tempo non ha intaccato. Vila Velha funge da ponte ideale tra il mare e le montagne dell’entroterra, in cui la colonizzazione ha trasformato foreste vergini in rigogliosi vigneti e piantagioni.
Gastronomia e identità tra Socol e Moqueca
Non può di certo mancare la cucina e, anzi, l’enogastronomia di Vila Velha racconta meglio di qualsiasi libro la fusione tra due mondi. Se la costa è celebre per la Moqueca Capixaba, preparata in pentole di terracotta realizzate a mano, l’influenza italiana emerge prepotentemente nella produzione di insaccati e formaggi. Il Socol rappresenta il simbolo di questa resistenza culturale: un salume di lonza di maiale, tipico della tradizione veneta, che ha ottenuto il riconoscimento di indicazione geografica protetta in Brasile.
Le famiglie locali continuano a produrre questo tesoro culinario seguendo ricette segrete, stagionando la carne in ambienti che replicano il microclima delle valli alpine. Partecipare a una cena in una delle tante associazioni culturali equivale a immergersi in un’atmosfera in cui il vino rosso e la polenta convivono con la frutta esotica. Una curiosa convivenza che, però, non appare forzata: costituisce l’essenza stessa di una popolazione che ha saputo integrare la propria storia millenaria nel dinamismo del Brasile contemporaneo.
L’impegno costante nel mantenere l’italiano come lingua viva assicura che il sacrificio dei primi coloni rimanga un pilastro fondamentale della società attuale. Studiare questa realtà permette di comprendere quanto l’identità possa viaggiare lontano senza mai spezzare il filo che la lega alle origini.
Foto Canva
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