Bagheria sorge a pochi chilometri da Palermo, ed è un centro che nell’ormai lontanissimo ‘700 divenne il rifugio prediletto dell’aristocrazia dell’isola. Tra i numerosi palazzi che costellano il territorio, Villa Palagonia attira lo sguardo per una peculiarità visiva estrema. Francesco Ferdinando Gravina e Alliata, sesto principe di Palagonia, impresse sulla propria dimora un marchio indelebile di stravaganza. Questo luogo cattura l’attenzione dei visitatori dal 1715, anno in cui l’architetto Tommaso Maria Napoli diede inizio ai lavori.
La schiera dei guardiani deformi
Già dall’ingresso principale si rimane incantanti: conduce verso una dimensione parallela. Circa 62 statue di tufo d’Aspra (in passato erano molte di più) scrutano i passanti con espressioni grottesche. Queste creature, soprannominate popolarmente i Mostri di Bagheria, rappresentano un’anomalia unica nel panorama architettonico europeo.
Sono centauri, dragoni, animali fantastici e persino figure umane con teste deformate. Tutte opere che popolano fiere le possenti mura di cinta. Tali sculture nacquero dal desiderio del principe di scioccare gli ospiti, rompendo gli schemi classici della bellezza canonica. Molti viaggiatori del passato, incluso il celebre scrittore Johann Wolfgang von Goethe, rimasero addirittura turbati da questa visione, al punto che il poeta tedesco descrisse l’impatto visivo con parole cariche di sconcerto, faticando a comprendere la logica dietro simili deformità lapidee.
Un interno tra riflessi e trompe-l’œil
Superato il viale, la struttura centrale di Villa Bagheria si presenta con una monumentale scalinata a doppia rampa. Dopo l’ingresso si accede (tra le altre) alla Sala degli Specchi, il cui nome già invita alla “follia”. Le pareti di questo salone presentano infatti una decorazione composta da specchi angolati, vetri colorati, marmi pregiati e altorilievi marmorei. Una scelta architettonica che oggi possiamo definire straordinaria, perché già all’epoca consentiva ai nobili di osservare la propria immagine frammentata tra giochi di luce e distorsioni spaziali continue.
Non è di certo meno particolare il soffitto, che anzi ospita dipinti che simulano una balaustra aperta verso il cielo, popolata da divinità e figure mitologiche. Altorilievi marmorei raffigurano il fondatore della villa, il nipote committente dei mostri con le rispettive mogli, antenati della famiglia Gravina e illustri personalità delle case regnanti europee. Questa stanza incarna perfettamente il concetto di Barocco Siciliano, dove l’ostentazione si fonde con la ricerca dell’illusione ottica.
Simbolismi e leggende della Villa dei Mostri
La tradizione locale attribuisce al principe motivi profondi per una simile estetica (e qualcuno direbbe pure, “ma per fortuna!”). Alcuni storici dell’arte leggono nelle sculture un percorso alchemico o un tentativo di esorcizzare le proprie insicurezze fisiche. La struttura stessa segue una pianta che ricorda un abbraccio, quasi a voler trattenere il visitatore in questo mondo onirico.
La residenza, nota universalmente come la Villa dei Mostri, mantiene intatto un fascino misterioso nonostante il passare del tempo. Gli spazi esterni, in passato ricchi di arredi bizzarri oggi perduti, raccontano di un’epoca in cui il potere nobiliare cercava l’immortalità attraverso l’eccesso.
Chi sceglie di visitate questo sito ha quindi l’opportunità di confrontarsi con un’eredità culturale che rifiuta la normalità, preferendo il brivido dell’irrazionale alla quiete della simmetria.
Foto Canva
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