La maggior parte delle persone conosce la Valtellina d’inverno. Gli sci, Bormio, Livigno, la neve, i pizzoccheri al rifugio. Non è l’unica Valtellina.
La migliore, per molti, è quella di marzo, aprile e maggio, quando la neve si ritira piano verso l’alto e ogni settimana che passa scopre una nuova fascia di colori. Prima i ciliegi selvatici sui versanti, poi i crochi viola nei pascoli, poi i meleti in fiore lungo la Strada del Vino, poi i rododendri alle quote più alte.
È uno spettacolo a strati, che sale di quota con la temperatura e dura quasi tre mesi senza ripetersi mai uguale.
E ovviamente si vede meglio a piedi.
L’hanami alpino: ciliegi e meleti in fiore
In Giappone esiste una parola, hanami, che indica la pratica di uscire a osservare i ciliegi in fiore — fermarsi, guardare, stare sotto gli alberi mentre i petali cadono. In Valtellina non hanno un nome per questa cosa, ma la fanno da secoli.
I ciliegi selvatici fioriscono tra fine marzo e inizio aprile, per circa due settimane, lungo i versanti soleggiati, a ridosso dei boschi e lungo i terrazzamenti. La loro presenza sui versanti valtellinesi non è casuale: nell’Ottocento vennero piantati per consolidare il suolo e prevenire gli smottamenti. Quella scelta amministrativa pragmatica ha prodotto, come effetto collaterale, uno dei paesaggi primaverili più belli delle Alpi lombarde.
Lo spettacolo si moltiplica con i meleti in fiore, protagonisti di aprile lungo tutta la Strada del Vino da Ardenno a Tirano — un itinerario di 67 km a mezza costa, percorribile a piedi, in bici o in auto, che attraversa frutteti e vigne con soste in agriturismi e cantine. Con oltre mille ettari di meleti e circa mille aziende agricole, il territorio intorno a Tirano — nei comuni di Ponte in Valtellina, Bianzone, Villa di Tirano, Sernio, Lovero e Tovo di Sant’Agata — si trasforma in un giardino pedemontano senza precedenti. Il microclima alpino, con la forte escursione termica e l’esposizione favorevole, fa il resto.
C’è un dettaglio di questa fioritura che vale da solo il viaggio: nelle notti di gelo, i meleti vengono irrigati per proteggere i fiori. L’acqua, ghiacciando, libera calore e li preserva. All’alba, milioni di corolle ricoperte di ghiaccio brillano al sole creando un’immagine difficile da descrivere — e impossibile da dimenticare.
Arrivati a Sondrio, vale la deviazione sul nuovissimo itinerario DiVino, immerso nei terrazzamenti vitati: fioriture di ciliegi e meleti, viste panoramiche sulla valle e i muretti a secco, riconosciuti Patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO.
I crochi: i tappeti viola che anticipano tutto
Prima ancora che la neve finisca davvero, compaiono loro. Tra fine marzo e inizio aprile, nei pascoli ancora in parte imbiancati, spuntano i crochi — viola, lilla, bianchi, gialli — e trasformano i prati in qualcosa che sembra dipinto.
Il posto migliore per vederli nella bassa valle è nell’Alta Valchiavenna, nei boschi di Bondeno. Il percorso è accessibile alle famiglie, attraversa boschi e radure con gli ultimi residui di neve, e termina al belvedere di Bondeno con il panorama sulla Valle Spluga. Una camminata che premia senza chieder nulla di speciale.
Verso la Svizzera, da Madesimo si sale all’altopiano degli Andossi — un luogo ampio, luminoso, raggiungibile anche in auto ma molto più bello a piedi lungo la passeggiata che costeggia il torrente Scalcoggia. Tra fine aprile e inizio maggio il pianoro è coperto di crochi, con lo scenografico Pizzo Spadolazzo (2.720 m) sullo sfondo. Chi arriva più tardi, a giugno, può spingere fino a Montespluga per vedere i primi rododendri in fiore.
Nella zona di Morbegno, porta della Valle del Bitto, parte da Albaredo per San Marco un itinerario tra prati soleggiati, brevi tratti boschivi e ampie vedute sulle Orobie, fino al Rifugio Alpe Piazza a 1.835 m — uno di quei posti in cui si arriva e ci si chiede perché non si viene più spesso.
Maggio in quota: primule, genziane, rododendri
Salendo di quota e spostandosi verso est, la primavera rallenta ancora di più e i colori cambiano registro. Le fioriture del fondovalle lasciano il posto a qualcosa di più discreto e più selvaggio.
Alla Riserva Naturale di Pian di Gembro, tra Trivigno e Aprica, la primavera si manifesta nel sottobosco: primule, scilla, crochi, rododendri e bucaneve in un ambiente incontaminato e lontano dai percorsi affollati. Il Trenino del Bernina, che parte dal centro storico di Tirano, è un’alternativa comoda e scenografica per chi vuole godersi il paesaggio alpino primaverile senza camminare.
Il Parco dei Bagni di Bormio, dentro il Parco Nazionale dello Stelvio, è accessibile liberamente tra maggio e giugno e si estende tra le storiche strutture termali dei Bagni Nuovi e dei Bagni Vecchi a un’altitudine tra i 1.350 e 1.450 metri. Il bosco piantumato nell’Ottocento ospita pini, larici, abeti, mughi e orchidee selvatiche, con le piante di erica che dominano il sottobosco nelle sfumature dal rosa tenue al porpora.
Livigno in primavera: tre itinerari per tre ritmi diversi
Chi non conosce Livigno fuori stagione si perde qualcosa. In primavera la conca alpina si rivela in modo completamente diverso: niente folla, niente code agli impianti, solo prati che si liberano dalla neve pian piano e si riempiono di fiori.
Il Sentiero Val Federia entra in una valle incontaminata dove crochi, primule, ranuncoli, soldanelle e genziane colorano i prati man mano che la neve arretra — scenari da alta montagna che non richiedono preparazione alpinistica.
La Ciclabile di Livigno, pianeggiante e adatta a tutti, attraversa la vallata tra prati fioriti e scorci boschivi con dente di leone, ranuncoli e anemoni — l’opzione giusta per le famiglie o per chi vuole camminare senza pensarci troppo.
Chi vuole qualcosa di più impegnativo sale invece per la Val delle Mine, con un panorama sulla Val Viola e le Alpi Retiche e una vegetazione spontanea continua: calendula, panace, felci, sambuco.
Tre modi diversi per lo stesso posto, tutti e tre validi.
Sito ufficiale: www.valtellina.it
Foto APF Valtellina
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