Nell’arcipelago delle Isole Ponziane,(Lazio) c’è un segreto di roccia e smeraldo che si trova a soli 10 chilometri di distanza dalla più celebre Ponza. Questo lembo di terra emersa prende il nome dalla palma nana, un arbusto spontaneo che rappresenta l’unico esemplare di palma originario del continente europeo. Parliamo dell’eccezionale Isola di Palmarola, con immense pareti verticali che cadono a picco nel mare e in cui si notano proprio questi ciuffi verdi aggrappati alla pietra.
Definita spesso come una delle terre emerse più belle del globo (e sì, anche come l’isola più esotica d’Italia), si mostra come un labirinto di ossidiana e tufo privo di residenti stabili, un luogo in cui la natura non ha mai smesso di dettare le proprie regole. A Palmarola, tra le altre cose, manca totalmente una rete elettrica nazionale o collegamenti via cavo con la terraferma. Vi basti pensare che l’unica struttura ricettiva presente ha dovuto adattarsi a questa condizione installando moderni pannelli solari che catturano la forte insolazione tipica del Tirreno per accumulare energia in batterie specifiche.
Le architetture naturali e la Cattedrale di basalto
Navigando verso il versante settentrionale di Palmarola appare una visione che toglie il fiato per la sua maestosità. Questa zona viene chiamata La Cattedrale, un termine che descrive perfettamente le colonne di basalto scuro che svettano verso l’alto. L’erosione atmosferica ha scolpito il materiale vulcanico creando archi a sesto acuto e pilastri naturali del tutto simili alle strutture di una chiesa gotica medievale.
Foto: “Isole Pontine – Palmarola La Cattedrale” di gengish skan, CC BY-NC-ND 2.0
Entrando con una piccola imbarcazione nelle fessure della roccia, la luce filtra mettendo in scena giochi cromatici intensi. Poco distante, la zona denominata Le Galere svela un segreto ancora più antico: qui la pietra è maculata, punteggiata da inserti di ossidiana, un vetro nero purissimo che brillava agli occhi degli uomini primitivi.
Il rifugio dei ponzesi e le case-grotta
L’assenza di un vero centro abitato rende il territorio di questa terra emersa del Lazio un angolo di solitudine assoluta (se non fosse per il passaggio estivo di pochi fortunati). I pescatori di Ponza hanno trovato un modo geniale per abitare il suo spazio ostile senza snaturarlo: le case-grotta, cavità ricavate direttamente nel ventre della montagna.
Un tempo erano alloggi umili per la popolazione meno abbiente, mentre oggi rappresentano un patrimonio architettonico di immenso valore, perfettamente integrate nel paesaggio. Sulla sommità di uno scoglio imponente si trova anche un luogo di fede. La piccola cappella dedicata a Papa Silverio, Santo Patrono che visse qui il suo esilio nel sesto secolo, veglia sull’isola. Una scalinata ripida permette di raggiungere la cima, da cui lo sguardo spazia verso l’orizzonte infinito.
Baie incontaminate di Palmarola e lo Scoglio Forcina
Il perimetro costiero regala insenature dai colori che variano dal turchese al blu profondo. Cala Tramontana accoglie i visitatori con le sue acque verde smeraldo, mentre procedendo verso est si incontra Cala Spermaturo, un piccolo paradiso in Terra spesso frequentato da capre selvatiche che scendono lungo le pareti ripide in cerca di erba.
Poco distante sorge lo Scoglio Forcina, un nome che deriva dalla sua forma biforcuta, in cui le stratificazioni laviche sono leggibili come le pagine di un libro aperto. Nella parte meridionale domina invece il Faraglione di Mezzogiorno, un colosso di pietra che nasconde al suo interno il Grottone di Mezzogiorno, un tunnel naturale considerato tra i più affascinanti del bacino tirrenico.
L’ospitalità leggendaria di O’ Francese
La sola zona minimamente antropizzata si trova a Cala del Porto (che tra l’altra è anche l’unica striscia di sabbia presente sull’isola). In questo fazzoletto di terra c’è un piccolo ristorante con poche camere gestito dalla famiglia di Giuseppe Tagliamonte. Quest’uomo, soprannominato O’ Francese a causa del suo passato da emigrato, decise di tornare alle origini costruendo una dimora spartana in legno.
Foto: By Luigi trame – Own work, CC BY-SA 4.0, vi Wikimedia
La storia racconta di un’amicizia nata con una coppia di turisti negli anni ’60, i cui figli oggi portano avanti l‘attività con sistemi ecosostenibili. Cenare qui, sotto il profilo della villa delle sorelle Fendi che svetta nelle vicinanze, regala la sensazione di trovarsi in un mondo a parte, lontano dal rumore della civiltà moderna.
Dove non specificato: foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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