Ho scoperto perché canto quando vado in bici: la risposta è abbastanza sorprendente

Ho scoperto perché canto quando vado in bici

Questo articolo nasce esattamente il pomeriggio del giorno di Pasqua, quando stavo tornando da una grigliata a casa di amici a cui ero andato in bicicletta. Ora, dopo una grigliata di Pasqua ovviamente il ritmo e la spinta sui pedali non possono che essere molto, ma molto rilassati. E infatti pedalavo molto rilassato. Però a un certo punto mi sono reso conto che su uno stradone un po’ infame, un po’ tutto dritto, e anche un po’ noioso, stavo raggiungendo un altro ciclista, con la sua mountain bike. Ma la cosa davvero strana è che intanto sentivo cantare. Ma proprio cantare a squarciagola. Ed era una canzone napoletana. Non O sole mio, forse più Torna a Surriento, ma non ne sono sicuro. Era davvero strano, perché non c’erano né case né giardini intorno, e ovviamente non poteva essere un’allucinazione.

Ho scoperto perché canto quando vado in bici

Ecco, era il tizio in mountain bike. Che cantava a squarciagola pedalando. Anche lui molto rilassato.

È solo in quel momento che mi sono reso conto di colpo che anche io, quando vado in bici – e molto spesso ci vado da solo – canto. Il più delle volte canto ad alta voce, talvolta invece mentalmente. Direi che quasi sempre se sono in un lungo tratto pianeggiante o in discesa, quasi mai in salita (in salita penso, un po’ come quando corro, chissà perché) e non sempre, o non necessariamente canzoni che amo. Anzi, a volte canzoni che saltano fuori chissà da dove e chissà come dalla mia memoria (e in effetti per qualche anno ho anche lavorato per quella famosa emittente TV musicale che ha da poco chiuso definitivamente i battenti, segnando di fatto la fine di un’epoca).

Per esempio, in quello stesso momento ho realizzato che proprio quella mattina stavo cantando Tutta Mia La Città, ma non la versione del 1969 dell’Equipe 84, che l’avevano in qualche modo copiata da Blackbarry Way dei Move, ma la versione ska di Giuliano Palma del 2007. Che per me Giuliano Palma è un mito, ma non ho mai amato così viceralmente lo ska.

Ecco, e allora da questa fortunosa, o fortunata, sequenza di eventi e pensieri, mi sono chiesto: ma perché mi viene da cantare quando sono in bicicletta? E capita solo a me? E soprattutto: ci sarà mai una spiegazione scientifica a queste domande?

Mi sono messo quindi a fare qualche ricerca, e ho trovato delle cose interessanti. La prima è che no, non capita solo a me. E la seconda è che la spiegazione è molto più affascinante di quanto pensassi. Partiamo dal principio, che è letteralmente chimico.

Sapevo che quando pedali — specialmente su un lungo rettilineo pianeggiante, a ritmo costante, con le gambe che girano quasi da sole — il tuo cervello entra in uno stato particolare. Quando le gambe lavorano in automatico, il carico cognitivo si abbassa, e il sistema nervoso comincia a rilasciare una combinazione di neurotrasmettitori che i neuroscienziati conoscono bene: dopamina, serotonina, e soprattutto una molecola che si chiama anandamide. Il nome viene dal sanscrito — ānanda — e significa, letteralmente, beatitudine.

Capita anche a te di cantare in bicicletta? Ecco il motivo spiegato dalla scienza

Ho scoperto che l’anandamide è quella che una volta veniva chiamata, un po’ impropriamente, “scarica di endorfine”. In realtà le endorfine non riescono ad attraversare la barriera emato-encefalica, quindi non possono agire direttamente sul cervello — una delle tante cose che la scienza ha dovuto correggere negli ultimi vent’anni. L’anandamide invece ci passa tranquillamente, e produce esattamente quello che chiunque abbia fatto una lunga pedalata rilassata conosce: quella sensazione diffusa di calma, leggerezza, e — sì — voglia di cantare.

Il ritmo delle gambe e il ritmo della canzone

Ma c’è un secondo meccanismo, ed è quello mi ha colpito ancora di più.

Il movimento ciclico della pedalata — regolare, ripetitivo, ritmico — fa scattare nel cervello quello che i ricercatori chiamano rhythmic entrainment: una sincronizzazione spontanea tra il sistema motorio e quello uditivo. In sostanza, il cervello cerca istintivamente un ritmo sonoro che “stia” con il movimento che sta facendo il corpo. E quando non ne trova uno esterno — non hai le cuffie, non c’è musica intorno — lo produce da solo.

Ho scoperto perché canto quando vado in bici

Questo spiega anche perché stavo cantando la versione ska di Giuliano Palma e non altre. Il tempo ska è più marcato, più mosso, più sincopato. Il mio cervello, senza che io lo decidessi consciamente, aveva selezionato la versione con il groove più adatto al ritmo delle mie gambe. Sapevo benissimo da dove veniva quella canzone e quante volte era già stata riciclata. Ma in quel momento non stavo attingendo alla memoria critica. Stavo attingendo a quella motoria ed emotiva. Che è un’altra cosa, un altro circuito.

Canto + pedalata: una somma che si moltiplica

La cosa più interessante invece l’ho trovata in uno studio pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience, che ha misurato i livelli di endocannabinoidi in soggetti impegnati in quattro attività diverse: danza, lettura, canto e ciclismo. I risultati sono stati netti: il canto ha aumentato i livelli di anandamide del 42%, migliorando significativamente l’umore. Il ciclismo ha prodotto un aumento autonomo del 26% di un endocannabinoide correlato al benessere.

Ho scoperto perché canto quando vado in bici

I due effetti non si sommano semplicemente. Si sovrappongono, si amplificano. Quando pedali e canti insieme stai attivando contemporaneamente due dei meccanismi neurochimici più potenti che il cervello umano abbia a disposizione per produrre benessere. Senza farmaci, senza attrezzatura, senza App, senza sostanze.

Con una mountain bike su uno stradone noioso, se necessario. E una canzone napoletana a squarciagola.

Perché proprio quella canzone

L’ultima cosa che mi sono chiesto è questa: perché il cervello sceglie una canzone specifica? Perché Tutta Mia La Città e non qualcos’altro?

La risposta, anche qui, è nella scienza. Il rapporto tra musica ed emozioni è bidirezionale: non è solo che la musica produce emozioni, ma che lo stato emotivo in cui ti trovi orienta attivamente la scelta musicale. Trovarsi in uno stato di attivazione positiva — come quello che produce la pedalata rilassata dopo una grigliata di Pasqua — porta il cervello a selezionare, o a produrre spontaneamente, musica coerente con quello stato. La musica diventa uno strumento di autoregolazione emotiva: non descrivi come stai, amplifichi come stai.

 

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E quando poi quella stessa canzone la usi per il Reel che giri in bici, stai facendo esattamente la stessa cosa — solo con un pubblico.

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