L’isola disabitata accanto a Napoli dove i Micenei si fermarono quattromila anni fa: a Vivara i turisti arrivano contati

Sta a pochi minuti a piedi da Procida, collegata da un ponte di 362 metri, ma sembra un altro pianeta. Vivara è una riserva naturale statale di 32 ettari a forma di mezzaluna — quello che resta di un cratere vulcanico sommerso 50.000 anni fa dai Campi Flegrei.
Disabitata, percorribile solo con guida autorizzata e solo su prenotazione, è uno dei posti meno accessibili e più sorprendenti del Golfo di Napoli.

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Un cratere emerso dal mare 50.000 anni fa

Vivara non è nata come isola. È quello che resta di un cratere vulcanico sottomarino appartenente al sistema dei Campi Flegrei, emerso circa 50.000 anni fa e poi parzialmente sprofondato di nuovo sotto il mare nel corso dei millenni. La sua forma a mezzaluna — tre chilometri di perimetro, pareti scoscese che precipitano direttamente nell’acqua, nessuna spiaggia accessibile — è la conseguenza diretta di quella geometria vulcanica originaria.Vivara_vista_solchiaro

Il nome ha un’origine discussa. La tesi più accreditata lo riconduce al latino vivarium: vivaio di pesci, bacino chiuso dove i Romani allevavano anguille e mitili. Il golfo di Genito, lo specchio d’acqua quasi chiuso che si forma tra Vivara e Procida, aveva esattamente quella funzione nell’antichità.
Il punto più alto dell’isola è a 110 metri sul livello del mare, quasi al centro. L’isola è totalmente pianeggiante una volta raggiunte le terrazze sommitali, coperta da macchia mediterranea fitta — lecci, ulivi, ginestre, mirto selvatico, fichi d’India — che cambia colore e profumo a seconda della stagione. A fine febbraio fioriscono l’erica e il narciso. A giugno il mirto. In estate il gelsomino selvatico. In autunno il corbezzolo.

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Spoiler: ne mandiamo poche, ma buone!

Quattromila anni di storia in 32 ettari

I Micenei arrivarono a Vivara intorno al XIV secolo a.C. e si insediarono in modo stabile: era un approdo strategico per le navi che commerciavano tra il Tirreno e il Mediterraneo orientale. I reperti di quell’insediamento sono tra i più significativi della preistoria campana, e gli studiosi stanno ancora lavorando per restituirne un quadro completo.
Dopo quasi due millenni di abbandono, nel XVIII secolo il re Carlo di Borbone trasformò l’isola in riserva di caccia privata, popolandola di fagiani, conigli e caprioli. Quella scelta — involontariamente — ha contribuito a preservare l’ecosistema dell’isola, tenendola lontana dallo sviluppo edilizio che ha cambiato il volto di molte isole del Golfo. I conigli selvatici sono ancora lì.Vivara_costa

Nel 1818 la proprietà passò al Comune di Procida, poi a privati, poi all’Ospedale di Procida. Nel 2015, dopo una causa durata sedici anni, l’isola tornò agli eredi della famiglia Scotto La Chianca. Nel 2002 era già diventata riserva naturale statale e sito della rete Natura 2000. Dal 2023 è aperta ai visitatori in modo continuativo — ma solo in gruppi guidati e solo su prenotazione.

Il sentiero, il ponte e la Tavola del Re

L’accesso a Vivara avviene a piedi dal porto di Chiaiolella, a Procida, attraverso il ponte pedonale di 362 metri che collega il promontorio di Santa Margherita all’isola. Fino al 2014 questo ponte deteneva il record mondiale come ponte tibetano più lungo al mondo nel Guinness dei Primati.

Vivara_come_arrivareArrivati sull’isola si sale una scalinata costruita negli anni ’30 per permettere alla principessa Maria José di visitare l’isola senza difficoltà. In cima alla gradinata inizia il sentiero principale che attraversa Vivara per tutta la sua lunghezza, da Capitello — il punto più vicino a Procida — fino a Punta Mezzogiorno. Al centro dell’isola si incontrano una casa padronale e una casa colonica del Seicento, ancora in piedi.

All’estremità meridionale si trova la Tavola del Re: un belvedere da cui si vede tutto — il Vesuvio, Ischia con il suo castello aragonese, il profilo di Capri, la costiera di Sorrento. È uno di quei punti panoramici che non si annunciano fino all’ultimo, e che ricompensano ogni passo fatto per arrivarci.

La fauna: più di 100 specie di uccelli

Vivara è un punto di sosta fondamentale per l’avifauna migratoria. In primavera e in autunno, quando le rotte di migrazione attraversano il Tirreno, l’isola si riempie di uccelli che cercano un rifugio nella vegetazione fitta prima di riprendere il volo. Si contano oltre 100 specie, tra stanziali e di passo: lo sparviero, la ghiandaia marina, aironi, limicoli, rapaci. Per chi ha un binocolo, è un posto che giustifica il viaggio da solo.

I conigli selvatici sono visibili lungo tutto il sentiero, abituati alla presenza delle guide e dei visitatori. Le farfalle rare che colonizzano la macchia sono un altro elemento che sorprende chi non se lo aspetta da un’isoletta così vicina a Napoli.

Come si prenota e quando andare

Le visite si svolgono con due partenze giornaliere: in estate (1 giugno – 15 settembre) alle 9:30 e alle 17:00; in inverno (16 settembre – 31 maggio) alle 10:00 e alle 15:00. I gruppi sono formati da un massimo di 25 persone, accompagnate da guide naturalistiche autorizzate. La prenotazione è obbligatoria online su vivararns.it. Bisogna presentarsi 15 minuti prima al cancello sul ponte, con scarpe chiuse — obbligatorie.
La primavera e l’autunno sono i momenti migliori: temperature miti, avifauna migratoria attiva, vegetazione in fiore. L’estate è praticabile ma calda, e i posti si esauriscono in anticipo.
Consultate il sito per saper quando si può visitare, non sempre è possibile.

Info pratiche

Come arrivare a Procida Traghetto o aliscafo da Napoli Molo Beverello (circa 1 ora) o da Pozzuoli (circa 30 minuti). A Procida ci si sposta a piedi, in bici o con i mezzi locali fino a Marina Chiaiolella
Accesso a Vivara A piedi dal porto di Chiaiolella, ponte pedonale di 362 m
Prenotazioni vivararns.it — obbligatoria, max 25 persone per turno
Orari Estate: 9:30 e 17:00 — Inverno: 10:00 e 15:00 — Martedì-domenica
Durata visita Circa 1h30-3h a seconda del percorso
Obbligatorio Scarpe chiuse. Non sono ammessi sentieri liberi o ingressi indipendenti
Periodo consigliato Primavera e autunno

Foto Canva, Retaggio – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1240617

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