Il nome dell’aratro
Lo stango è la barra di legno che unisce l’aratro agli animali da soma — il punto di congiunzione tra la forza animale e il lavoro della terra. In Molise il termine è rimasto nel vocabolario contadino molto più a lungo che altrove, e l’associazione Spartium APS ha scelto questo nome per il cammino non per nostalgia, ma per precisione: il percorso che hanno tracciato passa esattamente dove la terra è stata lavorata, abitata, percorsa per secoli da chi non aveva alternative al camminare. Li abbiamo intervistati, leggi più sotto. 
Il Cammino degli Stanghi è un anello di 118 chilometri che trova il suo fulcro logistico nel comune di Carpinone, in provincia di Isernia, e si estende tra le due province molisane — Campobasso e Isernia — attraversando un territorio che i grandi flussi turistici italiani non hanno ancora trovato. L’85% del percorso si svolge su sterrati, sentieri CAI e antichi tratturi — le vie della transumanza che i pastori sanniti percorrevano ogni anno da millenni, prima verso nord in estate, poi verso il Tavoliere pugliese in inverno.
Il cammino si articola in 5 o 6 tappe e può essere frazionato grazie alle stazioni ferroviarie di Carpinone e Bojano, che permettono di raggiungere i punti di partenza e arrivo senza la necessità di un’auto.
Ce lo hanno ,raccontato gli stessi ideatori di Spartium APS, che stanno lavorando per ultimare la messa a punto del percrso e la segnaletica.
Cascate, grotte e una basilica neogotica nel bosco
Il cammino non è uniforme, ogni tappa porta qualcosa di diverso.
Da Carpinone — punto di partenza e di arrivo dell’anello — il primo tratto scende verso le cascate che segnano il confine tra il paese e la valle. Non sono cascate da cartolina ma da sentiero: acqua vera, rumore vero, frescura che d’estate giustifica da sola la partenza mattutina.
Sant’Angelo in Grotte è la prima tappa che richiede di fermarsi. Sopra il paese — o meglio, dentro la roccia sopra il paese — c’è la chiesa rupestre di San Michele Arcangelo: un luogo di culto interamente scavato nella pietra, con una vasca battesimale, un altare e pareti che conservano l’umidità dei secoli. È uno di quei posti che smettono di essere pittoreschi nel momento in cui ci si entra davvero.
Castelpetroso ospita la Basilica dell’Addolorata — una struttura neogotica di dimensioni imponenti che sorge su un pianoro boscoso come se fosse sbucata da un’altra epoca. Costruita a partire dal 1890 dopo le apparizioni mariane che coinvolsero due pastorelle del luogo, è uno dei luoghi di pellegrinaggio più frequentati del Molise. Da lontano sembra un’illustrazione medievale. Da vicino è pietra viva, guglie e silenzi.
Roccamandolfi ha il castello Maginulfo — ruderi normanni su uno sperone di roccia — e un ponte tibetano sospeso sulla valle che è diventato uno dei simboli outdoor del Molise. Il borgo ha circa 400 abitanti e un’identità che si regge su se stessa.
Il cuore montano: il Matese e le faggete
La parte più impegnativa del cammino è anche quella più silenziosa. Il tratto che sale verso Campitello Matese attraverso le faggete del Monte Miletto (2.050 m) e la Gallinola è il segmento in quota — quello dove il Molise smette di essere una regione di borghi e diventa una montagna vera.
Le faggete del Matese sono tra le più estese e integre dell’Appennino centro-meridionale. In primavera la luce filtra orizzontale tra i tronchi. In autunno il colore vira dal giallo al rame in pochi giorni. D’estate il fresco è garantito anche alle quote più basse. È un ambiente che non richiede commento.
La discesa verso Bojano passa per l’Eremo di Sant’Egidio — una struttura risalente al IX secolo che nel Medioevo funzionava come punto di rifugio per i viandanti che attraversavano il Matese. L’eremo è ancora in piedi, ancora visitabile, ancora capace di quella quiete che non dipende dall’allestimento ma dalla pietra.
Borghi sanniti, murales e la tradizione dei coltelli
La parte orientale dell’anello entra nel territorio dei Sanniti — la popolazione italica che resistette a Roma per quasi un secolo e lasciò un’impronta profonda nel carattere e nella toponomastica della regione. Sant’Elena Sannita, Torella del Sannio, i paesi di questa fascia conservano quella denominazione con una naturalezza che non sente il bisogno di spiegarsi.
Casalciprano è un museo a cielo aperto: i murales che coprono le facciate delle case raccontano la vita contadina molisana con una fedeltà visiva che le fotografie d’archivio raramente raggiungono. Ogni parete è una scena — la semina, la mietitura, la tosatura, la festa del paese. Chi passa qui d’estate può trovarsi a pranzo con qualcuno che quegli strumenti li ha usati davvero.
Frosolone chiude il cerchio con due eccellenze radicate nel DNA del paese. La lavorazione del ferro — in particolare di forbici e coltelli — è documentata qui da almeno tre secoli: le botteghe artigiane sono ancora attive, il museo del coltello raccoglie pezzi che coprono l’evoluzione tecnica di un’arte trasmessa di padre in figlio. La produzione di caciocavallo è l’altra cifra identitaria: latte delle vacche podolica che pascolano libere sulle colline molisane, lavorazione manuale, stagionatura in grotte naturali.
Dal ritorno verso la Montagnola molisana fino a Carpinone, l’anello si chiude come deve chiudersi un cammino: con la sensazione di aver capito qualcosa del posto che si è attraversato.
Il turismo lento che cresce, e il Molise che aspetta
I numeri del settore parlano chiaramente. In Italia i camminatori erano 72.000 nel 2020. Nel 2024 erano 243.000 — crescita del 237% in quattro anni, secondo il dossier “Italia, Paese di Cammini” di Terre di Mezzo. La motivazione principale è il contatto con la natura e il benessere (51%), seguita dalla spiritualità (26%) e dalla cultura (18%).
Il Molise si inserisce in questo quadro con una specificità: chi arriva in regione lo fa principalmente per natura e paesaggio (47,6%) e per l’enogastronomia (47,1%), due elementi che il Cammino degli Stanghi attraversa in modo diretto. La stagione di punta è luglio-agosto, ma la finestra ottimale per un cammino a piedi è più ampia — da maggio a ottobre, con la primavera e il primo autunno come momenti migliori per il clima e la luce.
La struttura ricettiva lungo il percorso è ancora quella dei borghi — piccoli alberghi, agriturismi, case in affitto — senza la rete di ostelli dedicati che caratterizza i cammini più maturi. Per chi sa organizzarsi, è esattamente quel tipo di autenticità che i cammini più strutturati hanno perso.
Come è nato e come si sviluppa il Cammino degli Stanghi
Tutto nasce da Vladimiro Ianiero, il fratello Francesco e l’amico Lamberto Giusti, ognuno con esperienze diverse: Guida Ambientale Escursionistica, Francesco è istruttore di trekking CONI, biologo ambientale. Li unisce il sogno di trasformare questa passione in qualcosa di concreto.
L’idea del Cammino degli Stanghi è nata quasi per caso, dopo tanti cammini fatti insieme. Racconta Vladimiro:
“Ci siamo chiesti: “Perché non creare un cammino proprio in Molise?. Da lì abbiamo iniziato a esplorare il territorio, studiare sentieri e collegare borghi e luoghi simbolici come Frosolone, Roccamandolfi e Bojano.
Un grande assist ce lo ha fornito la riapertura delle stazioni ferroviarie di Carpinone e di Bojano. Oggi stiamo lavorando per trasformare quell’idea in un progetto reale, capace di valorizzare il territorio e far conoscere un Molise autentico, lento e ancora tutto da scoprire”.
Adotta un Paletto: come sostenere il cammino
Il Cammino degli Stanghi è dunque ancora un percorso in costruzione — nel senso più concreto del termine. Ma il tracciato esiste già ed è percrribile, le tappe sono definite, ma la segnaletica lungo i 118 chilometri è ancora parziale. 
I paletti lungo il tracciato si stanno installando progressivamente grazie a una campagna di raccolta fondi chiamata “Adotta un Paletto”, con tre livelli di contribuzione: Seme, Solco e Stango. L’idea è semplice: senza segnaletica un cammino resta invisibile, con la segnaletica diventa esperienza.
L’obiettivo è installare la segnaletica necessaria a rendere il cammino percorribile in autonomia — e trasformare un’idea in un’esperienza fruibile da chiunque voglia attraversare il Molise a piedi.
Info pratiche
Lunghezza totale 118 km ad anello
Dislivello ~4.000 m complessivi
Tappe 5-6, con possibilità di frazionare
Partenza/arrivo Carpinone (IS) — raggiungibile in treno (linea Napoli-Campobasso, stazione Carpinone)
Accesso intermedio in treno Stazione di Bojano (CB) — divide il cammino in due metà autonome
Fondo 85% sterrato, sentieri CAI, tratturi — 15% asfalto
Quando andare Maggio-giugno e settembre-ottobre — temperatura ideale, colori migliori. Luglio-agosto praticabile ma caldo nelle tappe di fondovalle
Segnaletica In corso di installazione — verificare aggiornamenti su camminodeglistanghi.it prima di partire
Riferimento www.camminodeglistanghi.it — Instagram @camminodeglistanghi2025
Foto Sandro Di Camillo
Leggi anche
Molise, il mare autentico del’Adriatico
I sentieri più belli del mondo secondo chi9 li ha percorsi davvero
I cammini italiani da fare a maggio
Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
©RIPRODUZIONE RISERVATA




