Fra l’Alhambra e il Taj Mahal, ma in Toscana: il Castello di Sammezzano sta tornando in vita ed è una meraviglia assurda

Nel Valdarno fiorentino, a meno di un'ora da Firenze, esiste un castello che non assomiglia a niente di quello che ci si aspetta dalla Toscana. Archi policromi, cupole elaborate, stucchi geometrici che coprono ogni superficie, una sala intera dedicata alla ruota aperta dei pavoni.

Un sogno orientale in mezzo alle colline che per decenni ha rischiato di crollare nell'abbandono. Nel 2025 è stato acquistato da una famiglia privata con un piano di restauro. Nel 2028 dovrebbe riaprire al pubblico.

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Un marchese, un sogno orientale e trecento operai in Toscana

La storia del Castello di Sammezzano inizia molto prima del castello. Il sito era abitato in epoca romana, la zona è menzionata in documenti medievali, e alcuni storici ipotizzano — con qualche fondamento ma senza certezza — che Carlo Magno vi abbia sostato di ritorno da Roma nell’780 d.C. Nel corso dei secoli la proprietà passò tra le grandi famiglie fiorentine: gli Altoviti, i Medici, fino a quando nel 1596 il Granduca Ferdinando I de’ Medici cedette la tenuta alla famiglia Ximenes d’Aragona.Castello-di-Sammezzano-toscana

La trasformazione radicale arrivò nell’Ottocento. Il Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona prese un castello già esistente e lo trasformò in qualcosa che non aveva precedenti nell’architettura italiana dell’epoca: un palazzo eclettico-moresco con 365 stanze, ispirato all’Alhambra di Granada e al Taj Mahal, costruito con stucchi policromi, ceramiche invetriate, archi a ferro di cavallo, cupole orientali. Un palazzo che sulla carta sembrava un capriccio aristocratico e che nella realtà è diventato il più straordinario esempio di architettura neomoresca d’Italia.

Il marchese era anche un botanico. Il parco che circonda il castello — oltre 165 ettari — fu trasformato in un laboratorio di sperimentazione: specie esotiche importate da tutto il mondo, tra cui alcune delle sequoie più imponenti d’Europa, disposte in un paesaggio che doveva dialogare con l’orientalismo dell’edificio.

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La Sala dei Pavoni e le altre tredici sale

Il piano nobile del castello ha tredici sale monumentali, ognuna con un tema decorativo diverso, in un crescendo di complessità che culmina in quella che è universalmente considerata la stanza più bella del complesso: la Sala dei Pavoni (foto principale).
Le volte sono sostenute da pilastri elegantissimi e si aprono in ventagli cromatici che riproducono la ruota aperta di un pavone — verdi, rossi, blu, oro, ottenuti con intrecci di stucchi policromi e ceramiche lavorate che coprono ogni centimetro delle superfici. Chi ha potuto visitarla — in una delle rare aperture straordinarie degli ultimi anni — descrive la sensazione come quella di entrare in una geometria impossibile, dove non c’è un angolo neutro, non c’è un muro bianco, non c’è respiro visivo che non sia decorato.castello-sammezzano-interno
Le altre sale hanno nomi che raccontano il programma iconografico del marchese: la Sala dei Mammaluchi, la Sala delle Stalattiti, la Sala delle Donne, la Sala del Camino Moresco. Ogni spazio è un universo separato, con il proprio colore dominante e la propria grammatica decorativa.

L’abbandono, i vandali e il movimento che ha salvato il castello

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il castello venne trasformato in un hotel di lusso e ristorante — attività che rimase aperta dagli anni Settanta al 1991. Alla chiusura iniziò un lento declino che per decenni sembrò irreversibile. Infiltrazioni d’acqua dal tetto, vandali, cemento armato costruito nelle immediate vicinanze, stucchi che si staccavano, finestre murate. Il posto più bello d’Italia stava crollando senza che nessuno facesse niente.casina-cinese

A tenerlo in vita ci pensarono il Comitato F.P.X.A. e il movimento civico Save Sammezzano — associazioni di volontari che per anni hanno documentato, sensibilizzato, organizzato le poche aperture straordinarie (800 visitatori al giorno, prenotazioni esaurite in secondi) e tenuto accesa l’attenzione pubblica su un bene privato in stato di abbandono. Nel 2016 il FAI — Fondo per l’Ambiente Italiano — lo inserì al primo posto nel censimento “I Luoghi del Cuore” con oltre cinquantamila voti. Italia Nostra lo inserì nella sua Lista Rossa dei beni in pericolo. Europa Nostra lo segnalò tra i siti culturali più minacciati d’Europa.
Per anni le aste giudiziarie andarono deserte. Poi, nella primavera del 2025, la svolta.

Il restauro da cinquanta milioni e la riapertura prevista per il 2028

La famiglia dell’imprenditore Giorgio Moretti ha acquistato l’intera proprietà nel 2025 con un piano di investimento complessivo stimato attorno ai cinquanta milioni di euro. È la più grande operazione di restauro privato su un bene culturale italiano degli ultimi anni.Bandita-di-Sammezzano copia

I lavori sono già in corso. Il rifacimento del tetto — fondamentale per fermare le infiltrazioni d’acqua che stavano distruggendo gli stucchi interni — è iniziato tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026. Sono stati installati nuovi sistemi di videosorveglianza, avviata la bonifica del verde invasivo. Nel novembre 2025 è stata costituita la Fondazione Sammezzano, con l’obiettivo di gestire non solo il restauro ma la futura fruibilità pubblica del bene.

A giugno 2026 partiranno i lavori di riqualificazione del parco storico — 160 ettari di giardini e boschi, con un masterplan paesaggistico curato dall’architetto fiorentino Tommaso del Buono e da Maximilian Francis Fane, genero di Moretti, proveniente da una famiglia britannica con lunga tradizione nel paesaggismo. L’idea è di coniugare la botanica toscana con la sensibilità del cottage garden inglese, riprendendo lo spirito sperimentale del marchese ottocentesco.castello-sammezzano-toscana
L’apertura stabile al pubblico non è prevista prima della primavera del 2028. Non esistono visite autorizzate nel 2026 né nel 2027 — diffidare di chi propone accessi non ufficiali. Il castello rimane in fase di cantiere.

Info pratiche

Dove si trova Leccio, comune di Reggello (FI) — Valdarno fiorentino, Toscana
Come arrivare Autostrada A1 uscita Incisa-Reggello — circa 30 km da Firenze, ~30 minuti Vicino a The Mall Firenze (outlet)
Visite 2026 Il castello non è visitabile. Apertura prevista dalla primavera del 2028 al completamento dei restauri
Per seguire i lavori savesammezzano.com — aggiornamenti ufficiali sul cantiere e la Fondazione

Foto Sammezzano

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