La pietra magica, la villa indistruttibile e le cascate di Leonardo: le tre perle di Chiavenna

Chiavenna è la "chiave delle Alpi" da quando esiste il Grand Tour, e le sue meraviglie — il Parco del Paradiso, i crotti, la pace del centro storico — sono abbastanza note.
Ma a pochi chilometri dal borgo ci sono tre posti che quasi nessuna guida cita con la cura che meritano: il laboratorio di un maestro della pietra ollare, un palazzo rinascimentale rimasto miracolosamente in piedi quando nel 1618 una frana seppellì vivi mille persone, e le cascate gemelle che Leonardo da Vinci disegnò nel suo Codice Atlantico.

chiavenna-ciclabile

Qualunque sia l’origine del toponimo, Chiavenna è rinomata meta turistica sin dai tempi del romantico Grand Tour d’Italia: situata poco a nord del lago di Como, oggi questa cittadina dal mite microclima è un amato luogo di soggiorno per milanesi, comaschi e – naturalmente – svizzeri.

Le meraviglie custodite dal centro storico sono assai note, è sufficiente elencarle: il Parco archeologico botanico del Paradiso – le cui ripe scoscese segnano un indimenticabile paesaggio urbano – e i numerosi crotti, cantine naturali ricavate da grotte e anfratti in cui spirano costanti gli otto gradi di quel vento sotterraneo chiamato sorel.
E naturalmente la Collegiata di San Lorenzo: il fonte battesimale monolitico del 1100 – ricavato da un unico e impressionante blocco di pietra ollare – varrebbe da solo una visita al borgo, se non fosse affiancato dalla misteriosa Pace di Chiavenna, splendida coperta di evangeliario in mostra al Museo del Tesoro. Insomma, Chiavenna vale due volte la visita, o vale due visite, decidete voi.02 - collegiata di san lorenzo e parco botanico

Chiavenna vale due visite, ma senza dubbio vale anche una sosta: i dintorni del borgo infatti nascondono curiosità che attendono solo di essere ammirate. Ho avuto la fortuna di conoscerle a cavallo di una bicicletta – accompagnato da Carlotta di Valchiavenna Turismo, la nostra energica e preparata guida.

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Lo stregone e la pietra magica

Siamo a Piuro, un paio chilometri a est di Chiavenna, e ci avviciniamo con timoroso rispetto al laboratorio-museo di Roberto Lucchinetti. Il luogo è magico – sulle rive canterine della Mera – e mascheroni antropomorfi ci squadrano mentre varchiamo la soglia di questo eremo urbano: appare Roberto, e l’uomo sprigiona la stessa forza della pietra che lavora. Stregone figlio di streghe – ci confida con divertita serietà – Roberto apre il suo laboratorio artigianale per mantenere viva la secolare lavorazione della pietra ollare, roccia rara e pregiata, già merce di scambio ai tempi dell’Impero romano.03 - laboratorio-museo di Roberto Lucchinetti

Con torni e sgorbie, tanta esperienza e robuste braccia, dalla pietra ollare si plasma il lavecc, una casseruola ricavata da un unico blocco di roccia: una pentola viva che assorbe le essenze del cibo e se ne nutre fortificandosi, un oggetto tanto pregiato che veniva lasciato in eredità assieme a case, terreni e denaro. Pietra magica in grado di conservare le provviste per anni – o per secoli, sostiene qualcuno – e di celare a occhi indiscreti beni ancor più preziosi, come accadde con la scoperta del cosiddetto “Tesoro di Como”. Proprio come la leggendaria pignatta colma di monete d’oro alla fine dell’arcobaleno: gnomi e fate, streghe e stregoni, tutto torna insomma. E non solo: da questo nobile sasso si ricavano mattonelle, idoli, fontane e persino calici, le tanto ricercate coppe che negli anni diventano scure, ricordando per sempre i mille brindisi e le centinaia di storie raccontate davanti al camino.04 - Roberto Lucchinetti e un calice di pietra ollare

Come un moderno Efesto – circondato da misteriosi amuleti e macchinari – il buon Roberto ci narra di picconi e di natura, di grotte e di energia: proprio quell’energia che la pietra ollare conserva e dispensa, probabilmente la stessa energia che consente a quest’uomo dalle mille risorse di percorrere la Via Spluga in un solo giorno di cammino, col sorriso, lasciando agli scettici più dubbi che certezze.

La nobile villa nel paese che non c’è più

Il 4 settembre del 1618 – a seguito di insistenti piogge torrenziali – circa 6 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal Monte Conto seppellendo interamente il borgo di Piuro e i suoi mille abitanti. Un unico edificio sopravvisse alla “Pompei delle Alpi”: Palazzo Vertemate Franchi, prudentemente edificato in un luogo ritenuto sicuro.06 - la chiesa del palazzo vertemate franchi

Voluto nella seconda metà del Cinquecento dai ricchi fratelli Guglielmo e Luigi Vertemate Franchi, il palazzo venne presto riconosciuto come la più bella villa rinascimentale dell’arco alpino: progettato per una vita in completa autosufficienza – come era in uso all’epoca – l’edificio è tuttora circondato da un frutteto e un castagneto; dispone di un orto, di una ghiacciaia e addirittura di una vasca per i pesci d’allevamento. Il torchio rivela l’originaria natura di dimora agricola: naturalmente non potevano mancare la chiesa privata e la vigna, oggi coltivata dalla celebre azienda Mamete Prevostini che ne ricava un prestigioso vino passito.07 - i viali di palazzo vertemate franchi
La nostra visita a palazzo è guidata da un accompagnatore straordinario: uomo di cultura e spirito, Ralph si destreggia con ugual disinvoltura tra polverosi registri ottocenteschi e recenti fatti di cronaca; con passione ci racconta aneddoti e curiosità della villa svelandoci pareti decorate e soffitti intagliati, stanze segrete e botole nascoste.

Abitato fino al 1986, l’edificio è stato infine ceduto dall’ultima proprietaria al comune, ma – ancora oggetto di una disputa dai toni scherzosi – è stato ceduto al comune sbagliato: la villa è infatti proprietà del comune di Chiavenna, pur sorgendo interamente sul territorio di Piuro.08 - palazzo vertemate franchi - gli interni
Museo quotidianamente aperto al pubblico – è necessario prenotare una visita guidata – oggi il palazzo attira i visitatori in collina per poi lasciarli di stucco, regalando agli ospiti un paio d’ore a passeggio tra i curatissimi giardini e i sontuosi interni, accarezzati dalla fresca breva che soffia tutto l’anno.

A spasso con Leonardo

Borgonuovo di Piuro, meno di cinque chilometri da Chiavenna in direzione Svizzera: automobilisti, famiglie a passeggio e cicloturisti non possono fare a meno di voltarsi rapidamente a sinistra, per assicurarsi di non aver avuto un abbaglio. Sono le cascate di Acquafraggia: Aqua Fracta, acqua spezzata com’è spezzato l’impressionante doppio balzo alto 170 metri di questa meraviglia della natura. Persino Leonardo da Vinci, celebrità in visita lungo le sponde della Mera, le ha volute ricordare nel suo Codice Atlantico: “su per detto fiume si truova chadute di acqua di 400 braccia le quale fanno belvedere…”11 - le cascate di Acquafraggia

La parte esposta di queste cascate gemelle è solo l’inizio dell’avventura: il torrente Acquafraggia nasce infatti a oltre tremila metri sul livello del mare – precisamente dal pizzo di Lago – e sono molti i vertiginosi balzi che il fiume compie di nascosto prima di tuffarsi fragorosamente nella Mera. Non manca l’ultima sorpresa, dato che questo torrente nasce da un cosiddetto “spartiacque alpino”: dalle alte vette, queste acque sorgive scopriranno ben presto la loro destinazione finale e solo il caso le indirizzerà definitivamente nel Mediterraneo, oppure nel mar Nero, o addirittura nel mare del Nord. Il viaggiatore più ardito può soddisfare qualche curiosità e mettere in programma uno dei numerosi trekking che circondano queste cascate: dai più semplici percorsi ad anello fino all’ascesa al remoto e affascinante borgo di Savogno affrontando una scalinata di oltre tremila gradini.12 - le cascate gemelle

Nei paraggi non mancano naturalmente le comodità: la fresca aria nebulizzata richiama – soprattutto d’estate – turisti e camminatori che possono stuzzicare qualcosa al bar accanto alla cascata o passare una serena notte nel campeggio poco distante. Un piccolo promemoria: da qualche tempo l’accesso alle cascate richiede il pagamento simbolico di tre euro, per scoraggiare il fastidioso – e a volte purtroppo maleducato – sovraffollamento patito negli ultimi anni.Ciclabile_ Chiavenna Preparate le monetine e godetevi lo spettacolo in tranquillità.

Le altre perle di questa collana

Le piccole perle appena svelate si trovano tanto vicino a Chiavenna che si può pensare di raggiungerle in bicicletta, o addirittura a passeggio, e la ciclabile Valchiavenna è senza dubbio il percorso migliore: una via ciclopedonale sicura e lontana dal traffico che – partendo dal lago di Como per raggiungere la Svizzera – attraversa proprio Chiavenna e i suoi sobborghi.14 - il vento sorel spira gelido dalla porta - crotto belvedere

Una lunga giornata a passeggio mette di sicuro appetito e per fortuna il rimedio è a portata di mano: difficile non notare i tavolini all’aperto del celebre Crotto Belvedere di Prosto. I crotti, un tempo cantine e oggi ristoranti tipici, sono il luogo migliore in cui assaggiare le famose specialità valtellinesi e chiavennasche. Nel tagliere d’antipasto non mancheranno i formaggi DOP bitto e casera accompagnati dagli affettati, la cui regina indiscussa è la brisaola: non è un errore di battitura, a Chiavenna si chiama proprio così, attenzione a non sbagliare.15 - brisaola e sciatt
Golosi quanto i classici e ben noti pizzoccheri valtellinesi, anche i pizzoccheri (o gnocchetti) chiavennaschi costituiscono un primo piatto più che calorico: piccoli gnocchi di farina e acqua conditi semplicemente da formaggio fuso e tanto burro. Tra i secondi non mancherà la carne, cotta nel lavecc oppure sulla piota, una spessa e rovente lastra di pietra ollare. Rimane giusto lo spazio per il dolce, una ghiotta occasione per assaggiare i tradizionali biscottini di Prosto: l’antico mulino – che da decenni li sforna seguendo la ricetta popolare – è proprio a due passi ed è aperto al pubblico.13 - i pizzoccheri di chiavenna

E alla fine di questa densa giornata non avrà più senso interrogarsi su forze soprannaturali o misteriose energie, perché anche i più scettici torneranno a casa con una certezza: Chiavenna e i suoi dintorni sono luoghi davvero magici.

Foto Marco Biella, APF Valtellina

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