Scalata verso l’Eremo celestiniano di Sant’Onofrio al Morrone, l’enigma di pietra d’Abruzzo

Un nido d'aquila abruzzese custodisce la memoria del pontefice del gran rifiuto, un viaggio a piedi tra pareti calcaree e panorami mozzafiato sopra la conca di Sulmona

Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, Abruzzo

Nel cuore dell’Italia, lì dove le vette dell’Appennino si fanno aspre e solenni, la storia d’Abruzzo si fonde con una natura primordiale. La Valle Peligna, un’ampia conca tettonica situata nella provincia dell’Aquila, è la culla di segreti millenari legati a figure mistiche e imperatori. Proprio sopra questa pianura e abbarbicato alle pareti verticali del Monte Morrone (a oltre 600 metri di quota), sorge un edificio unico anche perché quasi fuso con la roccia calcarea. Parliamo dell’Eremo celestiniano di Sant’Onofrio al Morrone, un luogo carico di silenzio e testimone di vicende storiche che cambiarono il destino della Chiesa cattolica nel Medioevo.

Questo santuario rupestre, benché celebre tra gli appassionati di cultura medievale, richiede una spiegazione per chi si accosta per la prima volta alle meraviglie dell’Appennino: rappresenta la massima espressione del monachesimo eremitico, in cui l’isolamento cercato dall’uomo incontra la maestosità della montagna.

Un rifugio papale abbarbicato sulla roccia

L’edificio risale all’ultimo decennio del XIII secolo, voluto espressamente da Pietro Angelerio, il futuro Papa Celestino V. Il monaco scelse l’asprezza del monte per condurre un’esistenza di assoluta penitenza. Tra queste mura, nel 1294, il religioso ricevette la delegazione di cardinali che gli comunicava l’elezione al soglio pontificio. Un incarico accettato con riluttanza e mantenuto per soli pochi mesi, prima del celebre rifiuto.

 

L’architettura attuale si sviluppa su 3 livelli sovrapposti, adattandosi perfettamente ai profili della montagna. Al piano terra accoglie i visitatori un loggiato con soffitto in legno, arricchito da dipinti del XV secolo. Salendo, il primo piano ospita l’oratorio che è impreziosito dalle opere del Maestro Gentile da Sulmona risalenti al 1200, tra cui si fa notare una Crocifissione e un ritratto del pontefice in abiti monastici.

Crocifissione, Eremo celestiniano di Sant'Onofrio al Morrone

Foto Canva

Accanto si trovano le strette stanze abitate da Pietro e dal fedele discepolo, il Beato Roberto da Salle. Attualmente la porzione superiore risulta interdetta al pubblico per il delicato restauro dei dipinti, lasciando accessibile la suggestiva area inferiore.

Il percorso ascensionale dalla Badia al belvedere

L’itinerario escursionistico per raggiungere l’Eremo celestiniano di Sant’Onofrio al Morrone è classificato con difficoltà E. Comincia nei pressi della monumentale Abbazia di Santo Spirito al Morrone, situata nella frazione Badia di Sulmona, dove si trovano i punti di approvvigionamento idrico e le sedi informative del Parco.

Il tracciato si sviluppa su una lunghezza di 2,250 chilometri, superando un dislivello positivo di circa 290 metri. La prima parte dell’itinerario conduce in 20 minuti a un panoramico belvedere attrezzato con panche per la sosta. Da questo punto si snoda la salita finale, caratterizzata da gradini intagliati direttamente nella pietra calcarea.

Panorama dell'Eremo celestiniano di Sant'Onofrio al Morrone

Foto Canva

Il tragitto è esposto pienamente a sud e pure privo di vegetazione ad alto fusto. In totale richiede più o meno 50 minuti di marcia e può risultare faticoso durante la stagione estiva. In appena 5 minuti di discesa dal belvedere, un sentiero ombreggiato da pini conduce invece ai resti del Santuario italico di Ercole Curino, antico luogo di culto romano impreziosito da mosaici policromi.

Antichi riti di guarigione nella spelonca del Santo

L’elemento più carico di misticismo coincide con la Grotta di Celestino, l’antro naturale situato sotto il complesso principale. Questo spazio racchiude una tradizione terapeutica definita litoterapia: I pellegrini (sì, ancora oggi) sfregano le parti del corpo colpite da dolori articolari contro le pareti umide della roccia, cercando un sollievo miracoloso.

Un altro gesto tradizionale prevede l’abluzione con l’acqua di stillicidio che perennemente gocciola dal soffitto della cavità. I visitatori raccolgono piccoli frammenti di polvere o ramoscelli cresciuti nei dintorni, considerandoli amuleti protettivi, mentre dal terrazzo panoramico si compie il lancio rituale di piccoli sassi, un gesto che simboleggia l’allontanamento delle sofferenze interiori e delle negatività della vita terrena.

Sant'Onofrio al Morrone, Abruzzo

Foto: By Ra Boe / Wikipedia, CC BY-SA 3.0 de, via Wikimedia

I momenti di massima affluenza si concentrano il 19 maggio, ricorrenza della morte del Santo, e il 12 giugno, giornate in cui la devozione popolare riempie di passi questo silenzioso balcone d’Abruzzo.

Foto di copertina: Abruzzo Turismo

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