Si pronuncia “bratche” ed è la terza isola più grande dell’Adriatico e la più estesa della Dalmazia, anche se nel panorama delle mete croate riesce ancora a fare un passo indietro. Parliamo dell’isola di Brač, che si distingue per essere bellissima, silenziosa, ruvida e sincera. Vi pare poco? Secondo noi non lo è affatto e, anzi, è una differenza che rispetto a tante altre località della Croazia si percepisce già dal traghetto che parte da Spalato: 50 chilometri di costa dalmata alle spalle, di fronte una sagoma di pietra bianca che scende verso il mare tra pinete e macchia meditterranea.
Supetar, il capoluogo dell’isola (San Pietro della Brazza in italiano) è il primo porto d’arrivo per chi viene dalla terraferma croata. Famiglie, turisti internazionali e ciclisti con le borse cariche si fermano qui e passano le giornate sulle spiagge dei dintorni, senza andare oltre. Per chi invece si spinge nell’entroterra, l’isola rivela una personalità del tutto diversa.
La pietra che ha costruito mezzo mondo
Brač ha un primato straordinario: la sua pietra bianca, estratta dalle cave fin dall’antichità, è stata usata per costruire il Palazzo di Diocleziano a Spalato, uno degli edifici romani meglio conservati al mondo, e, secoli dopo, la Casa Bianca di Washington (o almeno così racconta la tradizione). È proprio quella stessa roccia calcarea che affiora ovunque sull’isola, nei muretti a secco, nei campanili e nei gradini consumati dei borghi.
Le cave più antiche si trovano nei pressi di Škrip, il villaggio più vecchio della zona, raggiungibile a piedi dagli uliveti di Splitska lungo un sentiero che attraversa paesaggi rimasti pressoché intatti. Škrip conserva anche una torre illirica e resti romani, un luogo in cui la storia si sovrappone a strati (letteralmente).
Oggi l’estrazione ha lasciato spazio al turismo, ma la pietra è rimasta nel DNA dell’isola. Certi borghi dell’entroterra sembrano costruiti con la stessa luce del mare: tutto è biancastro, caldo e secco.
Zlatni Rat e il resto dell’isola che pochi cercano
Zlatni Rat è la spiaggia più fotografata di tutta la Croazia, e il motivo è piuttosto semplice: una lingua di ciottoli chiari si allunga per circa 500 metri nel mare di Bol, piegando leggermente la punta a seconda delle correnti. Sì, avete capito benissimo! La sua forma cambia con le stagioni, con le tempeste e con il vento. È un banco di ghiaia in movimento continuo, incorniciato da pini che arrivano fin quasi all’acqua.
Il mare è trasparente da far invidia ai Caraibi, tanto che si può osservare il fondo a 4 metri di profondità come se ci fosse un vetro in mezzo. Bol è anche uno dei posti migliori del Mediterraneo per il windsurf, grazie al maestrale che scende dal monte Vidova Gora (la cima più alta di tutte le isole dalmate, a 778 metri) con una regolarità che i velisti conoscono bene.
Pochi però si allontanano da Zlatni Rat verso il resto dell’isola. Il deserto di Blaca, un altopiano carsico brullo e silenzioso, ospita un eremo rupestre del XVI secolo, costruito da monaci glagolitici fuggiti dai Turchi. Ci si arriva a piedi o in barca, attraversando una gola che apre su un paesaggio lunare.
La Grotta del Dragone, le insenature profonde di Milna e Bobovišća, gli uliveti curati da secoli: ognuna di queste mete è separata da Bol da pochi chilometri, ma sembra appartenere a un’isola diversa.
Info pratiche
Per arrivare a Brač è necessario prendere un traghetto da Spalato (Split) a Supetar che impiega circa 50 minuti; in alternativa da Makarska a Sumartin sul lato orientale. In alta stagione le partenze sono frequenti. Una volta sbarcati, è consigliato noleggiare un’auto o uno scooter, perché senza mezzi propri l’entroterra e le insenature più belle restano irraggiungibili.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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