Nel nostro Paese ci sono dei posti che sulla cartina sembrano solo un punto sulla costa, ma che quando quando ci arrivi ti fermano (anzi, ti bloccano) i piedi. Cane Malu è uno di questi: una piscina naturale scavata nel mare della Sardegna occidentale, a tre chilometri dal borgo medievale di Bosa, in un paesaggio che ricorda più la superficie della Luna che qualunque spiaggia italiana.
Il nome, in sardo, significa “cane cattivo” e racconta la forma della scogliera vista dall’alto che pare la coda di un cane, così divenuta a causa della violenza delle mareggiate. L’acqua sa essere gentile nelle giornate di bonaccia, ma quando arriva il maestrale trasforma tutto in qualcosa di più selvatico.
La trachite bianca, roccia magmatica porosa e ruvida tipica di questo tratto di costa, ha costruito uno scenario cromatico che va dal bianco più puro alle temperature del grigio chiaro, interrotto solo dall’azzurro intenso del mare. Secoli di mareggiate spinte dal vento di nord-ovest hanno eroso e rimodellato la pietra, creando quella “vasca” bordata di roccia che oggi attira chiunque dediseri qualcosa di diverso da una spiaggia qualunque.
Una luna caduta sul mare
Parlare di “paesaggio lunare” è la descrizione più precisa: la trachite bianca riflette la luce in modo particolare, e quando il sole è alto l’intera scogliera sembra irradiare calore visivo. Le piante di lentisco ed elicriso che crescono in alto, sulla gariga sopra la scogliera, aggiungono un contrasto verde-argento che completa il quadro.
La vasca naturale è comoda e riparata nelle giornate giuste. Ciò vuol dire che ci si sdraia sulle rocce levigate e si entra dove il mare ha scavato la pietra fino a formare una sorta di bordo naturale. Il colore del mare oscilla tra lo smeraldo e il turchese a seconda dell’ora e della nuvolosità, e la visibilità subacquea è straordinaria.
Al tramonto, invece, il bianco della roccia prende sfumature calde, quasi dorate, mentre il mare si scurisce verso il blu notte. Restare fino a quell’ora è il modo migliore di capire perché questo posto esiste nella memoria di chi ci è stato (sì, è quasi impossibile dimenticarlo).
La roccia che abbaia quando il vento soffia
Il toponimo completo è legato alla punta di Cabu d’Aspu, il promontorio su cui si trova la piscina. “Cane Malu” descrive la forma assunta dalla fascia di trachite bianca che corre lungo il bordo della vasca. Dall’alto ricorda una coda, e quando il mare è mosso l’acqua la percorre con un rumore sordo che, se si ha la fantasia giusta, ricorda un latrato.
La costa che si percorre per arrivarci è già parte dell’esperienza. Si lascia Bosa Marina, la frazione balneare ai piedi del borgo medievale, e si segue il tracciato che costeggia le falesie verso nord, in direzione di Capo Marargiu. Qui la macchia mediterranea cresce fitta e bassa, piegata dal vento, e il mare si vede a tratti tra la vegetazione prima di aprirsi tutto di colpo.
Vale la pena spendere qualche parola su Bosa stessa, perché sarebbe un errore arrivare a Cane Malu e ripartire senza salire al borgo. Le case colorate lungo il fiume Temo (l’unico fiume navigabile della Sardegna) formano uno dei centri medievali meglio conservati dell’isola. Il castello dei Malaspina domina dall’alto, e il centro storico ha una qualità del silenzio rara anche per gli standard sardi.
Il sentiero dalla foce del Temo
Il percorso per raggiungere Cane Malu parte dal porto fluviale alla foce del Temo, a Bosa Marina. Il sentiero costiero dura circa 10 minuti a piedi, scorre sulla scogliera di trachite bianca e scende fino alla piscina naturale. È accessibile, ma richiede attenzione sui tratti di roccia bagnata.
La raccomandazione che vi diamo è quella di scegliere una giornata senza vento e con mare calmo. Quando il maestrale spinge, infatti, le onde superano il bordo della vasca e la visita diventa tutt’altro tipo di esperienza (bella forse, ma diversa e potenzialmente pericolosa).
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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