Attraversare il vecchio ponte pedonale coperto sul torrente Cordevole, a pochi chilometri da Agordo, è il confine tra due mondi.
Da un lato la strada regionale, il traffico, il fondovalle agordino.
Dall’altro, il silenzio.
Il maestoso ponte pedonale coperto sul torrente Cordevole segna il passaggio dalla trafficata strada alle porte di Agordo al silenzio che regna nel sito minerario di Valle Imperina, che tra gli edifici di pietra e il sotterraneo labirinto di pozzi e gallerie ha costituito per secoli il fulcro della vita economica e sociale di Rivamonte Agordino.
Cinque secoli di estrazione, rame e pirite portati fuori dalla montagna, un villaggio che ci viveva intero.
Poi il 1962, la chiusura, il silenzio di nuovo — e questa volta per quarant’anni.
La storia: da Venezia alla Montecatini
La scoperta dei giacimenti metalliferi della Valle Imperina è antica, ma non ancora databile con sicurezza. Giorgio Piloni, nel 1607, accenna alle ricchezze minerarie di Agordo relativamente al XII secolo, quando vennero scoperti numerosi giacimenti di ferro, rame, piombo, zinco e argento nelle valli dell’Agordino, dello Zoldano e del Cadore.
La presenza veneziana fu decisiva.
La miniera fu di varie proprietà tra il pubblico e il privato: per un periodo era in concessione alla famiglia dei Crotta di Agordo nel Seicento, e dopo il fraticidio degli stessi passò alla Repubblica Veneta.
La storia della famiglia Crotta è uno degli episodi più drammatici legati a queste miniere — una vicenda di eredità, potere e violenza familiare che si concluse con un assassinio e con il passaggio diretto della concessione alla Serenissima.
Durante l’Ottocento le miniere iniziarono a perdere importanza principalmente per due fattori: la destabilizzazione politica dopo la caduta della Serenissima, e la convenienza economica del materiale che arrivava da oltre oceano.
Il 31 dicembre 1910 la ditta Montecatini si aggiudicò la proprietà e portò molte modifiche e rinnovamenti all’impianto agordino, tra cui nel 1925 la costruzione della linea ferroviaria privata.
Continuò ad essere estratta la pirite e prodotto l’acido solforico. Sempre nel Novecento vennero costruite delle centraline idroelettriche.
La chiusura arrivò l’8 settembre 1962, per la scarsa produttività del giacimento.
Le gallerie furono murate, a Rivamonte iniziò lo spopolamento, e su Valle Imperina calò il silenzio. L’alluvione del 1966 fece il resto: divenuto irraggiungibile, il sito fu del tutto abbandonato, tanto che negli anni Ottanta rischiò persino di diventare una discarica.
Puoi aggiungere SportOutdoor24.it alla tua lista con un click diretto:
👉 Clicca qui per aggiungere SportOutdoor24 alle Fonti Preferite
Il paesaggio che la miniera aveva distrutto
A interrompere il silenzio furono gli Enti e le associazioni locali, sostenuti dai tanti agordini orgogliosamente legati alle storie individuali e sociali di un’area oggi verdeggiante — ma che con le miniere in funzione non lo era affatto, poiché fumi e vapori ricchi di zolfo avvelenavano uomini e piante.
Questo dettaglio cambia la percezione del posto.
Il verde intorno — il bosco che circonda gli edifici in pietra, i prati lungo il Cordevole — non è il paesaggio originale.
È il paesaggio che è ricresciuto dopo, in sessant’anni di silenzio.
Le fotografie storiche del sito mostrano versanti brulli, anneriti, senza vegetazione per chilometri — lo stesso spettacolo che si vede in certi siti minerari ancora attivi.
Cosa si vede oggi: il museo a cielo aperto
Il recupero a sede museale inizia nel 1989 con l’acquisto da parte del Comune di Rivamonte Agordino.
Nel 1995 viene restaurato il vecchio magazzino e adibito a ostello; nei primi anni 2000 vengono sistemati i forni fusori, la centrale idroelettrica e la casa del dopolavoro dei minatori. Attualmente il sito è gestito dal Gruppo Botol, che lo ha trasformato in un museo completamente visitabile a partire dal maggio 2024.
Il sito si visita con guida — non ci sono percorsi in autonomia nelle gallerie, per ragioni di sicurezza.
Il percorso esterno è invece sempre accessibile e si può esplorare liberamente tra:
La centrale idroelettrica — con le turbine e i motori idraulici di fabbricazione tedesca e italiana dei primi del Novecento, ancora leggibili nella loro meccanica.
I forni fusori — dove il minerale estratto veniva lavorato e ridotto in metallo grezzo.
Le vecchie scuderie e i ricoveri dei minatori — edifici in pietra che raccontano l’organizzazione di un villaggio industriale che funzionava come una piccola città autonoma.
Il dopolavoro — il centro ricreativo dove i minatori passavano le ore libere.
Le gallerie — il cuore del sito, visitabili con le guide: un labirinto sotterraneo di pozzi e gallerie scavati in cinque secoli di lavoro incessante.
L’ingresso al parcheggio è segnalato da un vecchio locomotore — il simbolo della ferrovia privata che dal 1925 al 1955 collegò l’Agordino a Belluno.
Mangiare e dormire nel villaggio minerario
Il complesso di Valle Imperina non è solo un museo — è una destinazione a tutti gli effetti, con strutture ricettive ricavate dagli stessi edifici storici.
Il Bar Ristorante “Alle Antiche Miniere” si trova all’interno dell’ostello, negli edifici settecenteschi restaurati che un tempo fungevano da magazzino.
L’ambiente caldo e caratteristico propone un viaggio culinario tra i sapori autentici della tradizione bellunese — un menù che utilizza prodotti tipici del territorio, formaggi locali, piatti di montagna.
Aperto tutto l’anno, serve colazione, pranzo e cena.
Perfetto per chiudere la visita alle gallerie senza spostarsi: ci si siede a tavola circondati dagli stessi edifici che i minatori abitavano ogni giorno.
L’Ostello Imperina offre 26 posti letto distribuiti in quattro camerate, con bagni in comune distinti per piano — una soluzione semplice e funzionale per chi vuole pernottare nel sito e affrontare i sentieri del Parco Nazionale con calma, senza rientrare la sera in fondovalle.
Per chi arriva con gruppi o in famiglia, è disponibile anche una casa vacanze all’interno del complesso.
Prenotazioni e info: centrominerariovalleimperina.it
Come arrivare
Il Centro Minerario Valle Imperina è a Rivamonte Agordino, a 3 km da Agordo, sulla SR 203 raggiungibile dall’uscita Belluno dell’A27.
In auto da Belluno: SR 203 lungo la Val Cordevole, circa 40 minuti.
In auto da Venezia: autostrada A27 uscita Belluno, poi SR 203 — circa 1h30.
Con i mezzi: Le Campe è anche una fermata dei bus Belluno-Agordo (dolomitibus.it).
Parcheggio: gratuito all’ingresso del sito, segnalato dal locomotore.
Le passeggiate nei dintorni
Il Sentiero dei Carbonai — il percorso tematico più vicino al sito.
L’escursione consente di ripercorrere i sentieri dei carbonai, che fornivano il combustibile per i forni fusori, e dei minatori che giornalmente raggiungevano le miniere dai paesi vicini.
È un itinerario storico-naturalistico di difficoltà media, adatto a chi vuole approfondire il contesto sociale della miniera camminando.
La Via degli Ospizi — un percorso tematico di circa 20 km che dalla Certosa di Vedana arriva alle miniere attraverso un antico tracciato di collegamento tra la Valle del Piave e l’Agordino.
Lungo il percorso si incontrano alcuni ospizi di fondazione medievale.
Si affronta in uno o due giorni, con pernottamento all’ostello del sito minerario.
“La montagna dimenticata” — il trekking più impegnativo del Parco Nazionale, che attraversa le zone meno frequentate delle Dolomiti Bellunesi.
Dall’ostello sono possibili alcune passeggiate alla visita di alcune miniere, oppure le più impegnative escursioni alla “Via degli Ospizi” o l’ancor più impegnativo trekking “La montagna dimenticata”.
Agordo — a 3 km, capoluogo dell’Agordino, con la celebre sede storica della Luxottica (oggi EssilorLuxottica), fondata qui nel 1961 da Leonardo Del Vecchio.
Per chi vuole integrare la visita con le Dolomiti vere — gruppi del Civetta, Pale di San Martino, Val Zoldana — la guida alle Dolomiti Bellunesi meno conosciute racconta il territorio circostante con attenzione alle valli più integre.
Alleghe e il suo lago: 20 minuti di auto che cambiano il paesaggio
A circa 20 minuti di auto da Valle Imperina, risalendo la Val Cordevole verso nord, il paesaggio si apre in modo improvviso.
Alleghe è il paese che sorge sulle rive di un lago che non esiste da sempre: la fredda notte dell’11 gennaio 1771 un’enorme frana precipitò dal Monte Spitz, chiuse lo stretto passaggio della valle, e nel giro di qualche anno la vallata si riempì d’acqua formando il lago — costringendo gli abitanti dei borghi sommersi a sloggiare verso le pendici.
Il Civetta si specchia nell’acqua con la sua parete nord-ovest — sette chilometri di larghezza, milleduecento metri di altezza — e il Monte Pelmo compare dall’altro lato sullo sfondo.
È uno degli scorci più fotografati delle Dolomiti, e la particolarità è che si raggiunge camminando su un percorso praticamente pianeggiante.
Il Giro del Lago è la passeggiata classica: un anello di circa 4 km che abbraccia l’intero specchio d’acqua in circa un’ora e mezza, adatto a tutti — famiglie, bambini, chi cerca relax senza fatica tecnica.
Il percorso parte da Piazza Kennedy nel centro di Alleghe, scende al lungolago, costeggia la riva fino alla foce del Torrente Zunaia e raggiunge la borgata di Masarè.
Attraversato il ponte sul Cordevole si risale sull’altra sponda — il punto panoramico più bello, quello da cui Alleghe appare intero con il Civetta e il Pelmo che lo incorniciano.
Consigliabile il giro in senso orario, costeggiando all’inizio la statale sull’apposito marciapiede, e attraversando il ponte proprio sui massi di frana a Masarè per proseguire sulla stradina che circonda il lato ovest del lago, quindi riattraversare il torrente sul ponticello di corde sospeso.
Lungo le sponde si trovano aree gioco, punti ristoro e una piccola spiaggia dove si noleggiano pedalò — la brezza che scende dal Civetta rende la passeggiata gradevole anche nelle ore più calde in estate.
Per chi vuole salire in quota, la seggiovia di Alleghe porta a Piani di Pezzé — da qui si aprono sentieri verso il Rifugio Coldai e il Lago Coldai a 2.172 metri, dove la parete del Civetta si riflette in un secondo specchio d’acqua, più piccolo e più selvaggio di quello in basso.
Arrivati al lago Coldai si apre il panorama su altre vette del territorio bellunese — e sul costone oltre la riva si può ammirare il panorama sul paese di Alleghe e il suo lago sottostante.
La pista ciclopedonale che parte dal lungolago di Alleghe e arriva fino a Caprile è un’alternativa per chi preferisce le due ruote — percorso pianeggiante lungo la Val Cordevole, con viste sul Civetta e sul Pelmo che cambiano prospettiva ad ogni curva.
Info pratiche
Dove: Centro Minerario di Valle Imperina, Rivamonte Agordino (BL), 3 km da Agordo
Come arrivare: SR 203 Val Cordevole dall’uscita Belluno dell’A27; bus Belluno-Agordo (dolomitibus.it), fermata Le Campe
Parcheggio: gratuito, segnalato da vecchio locomotore
Visite: solo guidate, su prenotazione — contatti e biglietti su centrominerario.it o telefonare al sito
Percorso esterno: sempre accessibile, gratuito
Ostello Valle Imperina: pernottamento disponibile, info su centrominerario.it
Sentiero dei Carbonai: percorso tematico con partenza dal sito, difficoltà media
Via degli Ospizi: 20 km circa, da Certosa di Vedana alle miniere, uno o due giorni
Periodo: aprile-ottobre; estate per le gallerie e i sentieri
Foto Martino De Mori, Centro minerario Valle Imperina
Leggi anche
Stesse vette UNESCO, niente code e prezzi umani: le Dolomiti bellunesi meno conosciute
Miniere del Fursil: la leggenda di Delibana che ispirò Biancaneve nelle Dolomiti agordine
Monte Pelmo: la prima vetta dolomitica mai scalata e il giro ad anello
Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
©RIPRODUZIONE RISERVATA




