È il castello medievale con il soffitto più strano del Nord Italia: è scolpito con 171 creature grottesche

A Saint-Pierre si nasconde il Castello Sarriod de la Tour, che custodisce secoli di storia nobiliare, finestre crociate in pietra da taglio e affreschi che resistono da oltre cinque secoli

Castello Sarriod de la Tour, Valle d'Aosta

In Valle d’Aosta si tende a cercare i castelli in quota, aggrappati a speroni di roccia con il fondovalle ai piedi. Tuttavia, il magnifico Castello Sarriod de la Tour sorprende proprio perché sta in una zona pianeggiante: si trova a Saint-Pierre, lungo la statale della valle, quasi a portata di mano, eppure passa spesso inosservato ai più.

Ma non è tutto, perché si tratta pure di un posto che racconta sei secoli di storia nobiliare valdostana. La famiglia Sarrio, infatti, compare nei documenti a partire dal XII secolo, legata politicamente ai signori di Bard ma con un’identità propria, autonoma e radicata in questo angolo di valle. Le origini esatte del complesso restano in parte oscure, ma il nucleo più antico (una cappella e un donjon, la torre centrale a pianta quadrata) segue lo schema tipico dei castelli valdostani dei secoli X-XII.

Una pianura insolita, una torre che viene da lontano

Ciò che colpisce di questo castello, ancor prima di varcarne l’ingresso, è la posizione. La quasi totalità delle fortezze valdostane domina dall’alto le vie di comunicazione e invece questo è incastrato tra le pareti della gola della Dora. Qui il contesto geografico è perciò diverso e la struttura si apre su un piano che lascia respirare lo spazio intorno, con le Alpi a fare da quinta.

Sarriod de la Tour: il castello

Foto: By Alessandro Cantamessa – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia

Il donjon (termine francese per indicare la torre mastio, cuore difensivo del castello medievale) era già citato nei documenti del XIV secolo come turris Sariodorum, la torre dei Sarriod. Attorno a questo fulcro si è sviluppato tutto il resto, per strati successivi che si leggono ancora oggi nelle murature.

La metamorfosi del Quattrocento

Nel 1420 Jean Sarriod avviò una trasformazione radicale. Alla torre preesistente aggiunse una serie di corpi di fabbrica che convertirono una struttura puramente difensiva in un vero e proprio castello di rappresentanza, uno spazio pensato per accogliere, impressionare, affermare uno status. A questo intervento risalgono due dettagli architettonici che ancora oggi definiscono il carattere del complesso:

  • Il primo: la scala a chiocciola della torre, chiamata in francese antico viret, un elemento tecnico e insieme estetico che testimonia la raffinatezza costruttiva dell’epoca.
  • Il secondo: le finestre crociate in pietra da taglio, con il caratteristico montante verticale che incrocia il traverso orizzontale, tipiche del Quattrocento valdostano. Una firma stilistica precisa e riconoscibile, che ritorna in molti edifici nobili della regione.

Questi interventi, oltre a essere estetici, segnalano il momento in cui la famiglia Sarriod de la Tour consolidò il proprio ruolo nella gerarchia feudale valdostana, trasformando la sede di famiglia in un manifesto di potere.

La cappella e i suoi affreschi

Nel 1478, cinquantotto anni dopo il cantiere di Jean, il figlio Antoine Sarriod de la Tour intervenne sulla cappella, dedicata alla Vergine e a San Giovanni Evangelista e fu un’occasione di rinnovamento profondo. Antoine fece realizzare gli affreschi esterni con la Crocifissione e la figura di San Cristoforo (il santo protettore dei viaggiatori, enorme e cromaticamente potente nella tradizione iconografica medievale) e fece elevare il piccolo campanile che ancora oggi svetta sul lato della cappella.

Gli affreschi esterni sopravvivono, con le inevitabili lacune del tempo, su una superficie che ha resistito a oltre cinque secoli di intemperie alpine. Guardare quelle campiture di equivale a leggere direttamente il linguaggio visivo del tardo Quattrocento valdostano, un idioma pittorico che mescolava influenze piemontesi, francesi e lombarde senza appartenere del tutto a nessuna di queste tradizioni.

Il bellissimo Castello Sarriod de la Tour

Foto: By Laurom – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia

L’ala nord del complesso, al piano terreno, conserva ambienti che completano il racconto architettonico, restituendo l’idea di una residenza nobiliare funzionale e rappresentativa insieme. Un posto che merita la sosta anche solo per verificare quanto la pietra sappia raccontare, quando si sa come guardarla.

La Sala delle Teste

Se c’è un luogo in cui il Medioevo spoglia le sue vesti solenni per mostrare il suo lato più irriverente e misterioso, è la Sala delle Teste. Alzando lo sguardo verso il soffitto ligneo del Quattrocento, la sensazione non è quella di osservare una semplice decorazione, ma di essere osservati a propria volta da un bestiario fantastico in perenne fermento.

Tra le oltre 171 mensole intagliate, l’abilità degli scultori dell’epoca prende vita in un susseguirsi provocatorio di mostri alati, sirene a due code, diavoli ghignanti e volti umani deformati dalla satira, intervallati da scene oscene e giullari irriverenti. Un vero e proprio catalogo figurativo delle paure, dei miti e del sarcasmo tardo-gotico, pensato per ipnotizzare e provocare gli ospiti del signore del castello durante i banchetti.

Foto di copertina: By Hagai Agmon-Snir حچاي اچمون-سنير חגי אגמון-שניר – Own work, CC BY-SA 4.0,via Wikimedia

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