Nel pieno di agosto, quando Roma si inceppa nel caldo e l’asfalto trattiene il calore fino a notte, bastano circa 60 chilometri verso nord per ritrovarsi in un posto che sembra appartenere a un’altra stagione. Parliamo delle sinuose Cascate di Monte Gelato, nel cuore del Parco Regionale Valle del Treja, a cavallo tra le province di Roma e Viterbo, che portano già nel nome la promessa di qualcosa di diverso: un’aria che cambia, un suono che copre tutto il resto e un’acqua che scende su gradoni di tufo vulcanico levigati da millenni.
Siamo nella Tuscia, a pochi chilometri dal borgo medievale di Mazzano Romano, affascinante zona in cui fiume Treja ha scavato una gola stretta tra pareti di basalto e tufo, dando vita a un salto d’acqua principale a gradoni multipli (il più spettacolare è largo quasi quanto è alto) circondato da carpini, lecci e aceri che filtrano la luce in modo da rendere quasi impossibile fotografare il posto senza che venga bello comunque.
L’acqua qui è fredda anche in piena estate, intorno ai 14-15 gradi, e la pozza naturale alla base del salto principale attira famiglie e trekker da tutta la provincia. Ci si arriva con una breve discesa a piedi dal parcheggio, meno di un quarto d’ora, e il contrasto con la pianura calcinata è quasi fisico.
Dove il Treja scava nel tufo
La geologia di questo angolo del Lazio è quella di un paesaggio vulcanico in erosione. Il Treja nasce dai Monti Sabatini e percorre una vallata stretta prima di gettarsi nel Tevere. Lungo il tragitto incontra strati di roccia con resistenza differente, e lì l’erosione accelera, crea salti, pozze e misteriosi anfratti.
Monte Gelato è uno di questi punti critici: la roccia più dura regge il bordo superiore, quella più cedevole viene asportata di continuo, allargando il fondale e mantenendo alta la portata anche d’estate. Il parco protegge una vallata (estensione complessiva di circa 600-800 ettari) che tutela ancora una vegetazione riparia quasi intatta (rara nel Lazio centrale). Contemporaneamente, ontani neri crescono direttamente sull’acqua e felci ricoprono le pareti umide come una pelliccia verde.
L’acqua che ha mosso il Lazio
Il dettaglio che la maggior parte dei visitatori non conosce è quello che fa sì che il il posto sia davvero interessante. Lungo le sponde del Treja, in corrispondenza delle cascate, è ancora visibile la Mola di Monte Gelato, un mulino ad acqua realizzato nel 1830-1837 dalla famiglia Del Drago (su preesistenze medievali). La forza del salto veniva imbrigliata principalmente per macinare il grano, al punto che il mulino è rimasto attivo fino agli anni ’60 del ‘900. Oggi il complesso è stato restaurato e ospita un punto informativo del Parco.
La Valle del Treja funzionava, in altri termini, come una piccola infrastruttura idraulica a cielo aperto. L’acqua fredda e costante del fiume garantiva una portata affidabile anche in estate, rendendo la zona preziosa per l’economia agricola dell’entroterra locale per almeno otto secoli. Oggi quei manufatti sono parzialmente restaurati e leggibili nel paesaggio.
Il sentiero verso Calcata
Per chi vuole spingersi oltre la pozza principale, il Parco Regionale Valle del Treja segnala un itinerario ad anello di 7 chilometri (sentieri 001, 002 e 014) che collega le cascate al borgo di Calcata, passando per Mazzano Romano. Il percorso richiede circa tre ore e mezza, con difficoltà E/T – adatto a piedi allenati, ma accessibile a chi cammina con regolarità.
Alcune sezioni si restringono e si svolgono in quota rispetto al fiume. Calzature con suola rigida e attenzione al passo sono sufficienti. Calcata, arroccata su uno sperone di tufo, è uno dei borghi medievali meglio conservati della Tuscia, frequentato da artisti e artigiani che ne hanno fatto una micro-comunità con un carattere del tutto particolare.
Info pratiche
In auto da Roma sono circa 55-60 km tramite la via Cassia o lo via Flaminia fino a Mazzano Romano. Con i mezzi pubblici è necessario raggiungere Prima Porta e proseguire con autobus locali fino a Mazzano Romano. L‘ingresso alle cascate è libero e gratuito, si deve però pagare il parcheggio (in alta stagione, soprattutto nei weekend e festivi; il costo varia in base alla durata della sosta). È consigliato arrivare in settimana la mattina presto per trovare la pozza principale libera; il weekend estivo il sito si riempie rapidamente e il parcheggio satura entro le 10.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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