Torino richiama subito due immagini molto diverse. Da una parte c’è la città dei Savoia, elegante e monumentale, con palazzi barocchi, facciate decorate, stucchi, piazze porticate e residenze reali che raccontano secoli di storia di corte. Dall’altra c’è la Torino industriale del Novecento, quella della Fiat, delle fabbriche, dei grandi quartieri operai e di un paesaggio urbano più severo, fatto di cemento e capannoni.
Poi c’è una terza Torino, molto meno conosciuta. Nella parte occidentale della città sopravvive un piccolo reticolo di case basse, cortili, viuzze strette e antiche botteghe, quasi un paese piemontese rimasto incastonato nella metropoli. Siamo in Borgo Campidoglio, nato come quartiere popolare nell’Ottocento e ancora oggi molto diverso dal tessuto urbano che lo circonda.
La sorpresa, però, non è solo l’atmosfera da paesino. Lungo le sue vie si susseguono murales, installazioni, trompe-l’œil, serrande e panchine dipinte. Le facciate diventano tele, le finestre entrano a far parte delle opere e i muri privati si trasformano in spazi espositivi. È qui che prende forma il MAU – Museo d’Arte Urbana, uno dei più originali musei a cielo aperto di Torino.
Da quartiere operaio a centro della street art
La storia di Campidoglio comincia molto prima dei murales. Il borgo nacque nel 1853 come insediamento popolare e si sviluppò soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento, accompagnando la crescita di Torino fuori dal centro storico. Qui trovarono spazio abitazioni per operai e piccole attività come botteghe artigiane e negozi di vicinato.
Di quella fase resta ancora oggi la parte più riconoscibile del quartiere. Nel Borgo Vecchio, al posto dei grandi palazzi che caratterizzano altre zone della città, compaiono graziose casette basse, cortili interni con ballatoi e stradine acciottolate. Una dimensione più intima che crea l’impressione di trovarsi in un paese più che in una grande città.
E pensare che questo paesaggio urbano avrebbe potuto scomparire. Il borgo riuscì infatti a salvarsi dagli interventi di demolizione previsti dal Piano Regolatore del 1959, conservando buona parte della propria struttura originaria. Torino, intanto, continuava a crescergli intorno: le campagne lasciavano spazio agli edifici e i grandi corsi diventavano arterie trafficate.
Proprio questo patrimonio diventa, all’inizio degli anni Novanta, il punto di partenza per una nuova fase della storia del quartiere. Nel 1991 prende avvio un percorso di riqualificazione e valorizzazione del Borgo Vecchio. Pochi anni dopo entra in scena l’arte contemporanea, non dentro una galleria tradizionale, ma direttamente sui muri delle case.
Il MAU, quando il quartiere diventa un museo
Il MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino nasce nel 1995 e cresce dal basso, grazie alla collaborazione tra operatori culturali, proprietari degli immobili e gli abitanti del quartiere.
Le prime undici opere vengono realizzate tra l’estate del 1995 e quella del 1996, inizialmente su base volontaria. Nel 1998 ne arrivano altre diciassette, sostenute da un primo contributo del Comune di Torino. Nel 2000 il MAU si costituisce come associazione autonoma e l’anno successivo viene inserito nella Carta Musei della Regione Piemonte.
Da quel momento il borgo cambia lentamente aspetto. Le opere compaiono sulle facciate delle abitazioni, tra porte e finestre, sulle serrande dei negozi e lungo le strade. Non si tratta però di una semplice successione di grandi murales: l’arte si inserisce negli spazi già esistenti, adattandosi all’architettura e diventando parte del paesaggio di tutti i giorni.
Nel tempo hanno partecipato al progetto numerosi artisti italiani e internazionali, tra cui Salvatore Astore, Antonio Carena, Monica Carocci, Enrico De Paris, Theo Gallino, Fathi Hassan, Andrea Massaioli, Vito Navolio, Opiemme, Max Petrone, Bruno Sacchetto, Vittorio Valente e Xel. Oggi il percorso del MAU comprende oltre 200 opere all’aperto realizzate da più di cento autori.
Camminando per il quartiere si incontrano ritratti, composizioni astratte, animali, paesaggi e figure fantastiche. Non esiste una vera porta d’ingresso: è tutto libero e gratuito; il museo comincia nel momento in cui si entra nelle vie di Borgo Campidoglio e si alza lo sguardo.
Cosa vedere a Borgo Campidoglio oltre ai murales
Il tour continua in piazza Moncenisio, spazio sociale dove l’arte ha trasformato persino gli arredi urbani. Qui si trova il progetto delle “Panchine d’Autore“, nate da un’idea proposta nel 2008 dall’artista e grafico torinese Vito Navolio. Le sedute reinterpretano colori, forme e linguaggi legati ad alcuni grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, da Mondrian e Picasso a Warhol, Keith Haring, Miró e Lichtenstein. Tra il 2010 e il 2014 il progetto interessò tutte le panchine della piazza, per poi estendersi anche ad altri spazi.
Un altro tassello del museo diffuso è la Galleria Campidoglio, nata nel 2001. In questo caso le opere, più piccole, sono collocate sulle pareti tra i negozi dell’area di via Nicola Fabrizi e corso Svizzera e protette da teche trasparenti. Il confine tra spazio espositivo e strada si fa così ancora più sottile: si può fare la spesa, entrare in una bottega o semplicemente passeggiare e, nello stesso momento, trovarsi davanti a un’opera d’arte.
Al di sopra delle case del borgo svetta invece la Chiesa di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, uno degli edifici storici più importanti della zona. Progettata da Giuseppe Gallo tra il 1893 e il 1896, fu costruita negli anni successivi e inaugurata nel 1899 per rispondere alle esigenze di una popolazione in rapida crescita. Danneggiata durante i bombardamenti del 1943, è stata più volte restaurata, con un importante intervento concluso nel 1998.
Poco distante si trova anche il Teatro Astra, nato nel 1928 come Cinema Teatro Savoia e oggi sede della Fondazione TPE. L’edificio conserva ancora diversi elementi art déco, visibili soprattutto nella facciata e negli ambienti d’ingresso, mentre il restauro del 2006 ha trasformato gli spazi interni adattandoli alle esigenze del teatro contemporaneo.
Completamente diverso per atmosfera è il Sacrario del Martinetto, nella parte settentrionale del quartiere. È quanto rimane del poligono di tiro realizzato nel 1883 e diventato, durante la Seconda guerra mondiale, luogo di esecuzione di partigiani e oppositori politici. Il recinto delle fucilazioni, il cippo e la lapide con i nomi delle vittime ne fanno oggi uno dei principali luoghi torinesi legati alla memoria della Resistenza.
Dove trovare i murales di Borgo Campidoglio
Campidoglio si trova nella zona occidentale di Torino e si sviluppa tra corso Regina Margherita a nord e corso Francia a sud, mentre verso est confina con San Donato e verso ovest con Parella.
Il Borgo Vecchio, dove si concentra la parte più caratteristica del MAU, occupa un’area più piccola. Le opere si incontrano soprattutto tra via Rocciamelone, via Netro, via San Rocchetto, via Colleasca, via Nicola Fabrizi e le strade circostanti.Il modo migliore per scoprirlo è muoversi a piedi, entrando anche nelle vie secondarie: molti murales non si affacciano infatti sui grandi corsi, ma compaiono sui muri delle case quasi all’improvviso. Il MAU propone inoltre periodicamente visite guidate dedicate alle opere e alla storia del quartiere.
Chi volesse fare un tour del borgo, può raggiungere facilmente la zona con la Linea 1 della metropolitana. Le fermate Bernini e Rivoli, entrambe lungo corso Francia, si trovano sul margine meridionale del quartiere, raggiungibile a piedi.
Foto: MAU, Museo Torino, Comune di Torino
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