Milano e la bici hanno una storia lunga, un legame che risale alla fine dell’Ottocento.
Nel 1894 nacque qui il Touring Club Ciclistico Italiano, che contribuì a trasformare l’idea di viaggio.
Da Piazzale Loreto, nel 1909, partì il primo Giro d’Italia.
E i nomi che hanno reso celebre la bicicletta italiana nel mondo — De Rosa, Bianchi, Colnago, Guerciotti, Cinelli — sono tutti marchi milanesi o lombardi, costruiti in officine e laboratori della grande area metropolitana.
Eppure, fino a poco tempo fa, questo territorio non aveva un sistema cicloturistico organizzato.
Chi arrivava a Milano con la bici trovava percorsi eccellenti — i Navigli, il Canale Villoresi, la Martesana — ma non un’offerta strutturata che li mettesse insieme con le strutture ricettive, i percorsi tematici e la logistica necessaria per un viaggio vero.
Gran Milano Bike Hub è il progetto che cambia questa situazione.
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Cos’è e come funziona
Nato nell’ambito del programma Bike Economy della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Gran Milano Bike Hub è insieme una piattaforma digitale e un sistema territoriale.
Il portale — granmilanobikehub.it — mette a sistema quasi 50 itinerari, di cui oltre 30 testati e personalizzati da ambassador del cicloturismo.
I percorsi coprono circa 2.000 km totali e sono pensati per diverse tipologie di ciclisti e bici: da strada, gravel, MTB e e-bike, con livelli che vanno dalla proposta per famiglie all’itinerario tecnico per cicloturisti esperti.
80 strutture già aderiscono al progetto — hotel, agriturismi, ristoranti, noleggiatori — selezionate per la loro offerta autenticamente bike friendly: non solo un posto dove appendere la bici, ma strutture con strumenti di riparazione, colazione anticipata, indicazioni sui percorsi, transfer per le borse.
La Milano che non si vede senza la bici
Il punto di forza di Gran Milano Bike Hub non è la quantità di percorsi — è il tipo di territorio che permettono di esplorare.
I cortili interni di Milano sono uno dei patrimoni architettonici meno conosciuti della città.
Nascosti dai portoni delle case di ringhiera, dei palazzi nobiliari e degli ex-opifici reconvertiti, questi spazi semi-privati raccontano una Milano diversa da quella della movida o dello shopping.
In bici, si può passare per i varchi ciclopedonali, si rallenta naturalmente, si guarda.
Il Quadrilatero della Moda a piedi è uno sfondo; in bici diventa un percorso.
I Navigli — il Grande e il Pavese, che partono dalla Darsena di Porta Ticinese — sono le porte naturali della Milano ciclistica: percorribili su alzaie in parte asfaltate e in parte sterrate, portano fuori dalla città in pochi chilometri, verso la campagna padana.
I quartieri periferici e i nuovi hub creativi — Ortica, Lambrate, NoLo, Bovisa — cambiano completamente aspetto quando li si attraversa in bici invece di correrci in metropolitana.
La bici impone una scala diversa: si vedono i murales, si sente il rumore delle fabbriche trasformate, si capisce quanto sia grande e stratificata una città che da fuori sembra un blocco unico.
Da Milano alle risaie, alle abbazie e ai vigneti
I percorsi di Gran Milano Bike Hub non si fermano al confine della città.
Anzi: è fuori dalla città che diventano più interessanti.
Verso sud, il Parco Agricolo Sud Milano apre una pianura agricola che molti milanesi non hanno mai visto dal vivo.
Le risaie, i fontanili, le cascine ancora attive, le rogge — un paesaggio che non ha nulla di urbano eppure è a meno di 20 minuti in bici dal Duomo.
Lungo questa direzione si trovano le abbazie cistercensi — Chiaravalle, Morimondo — con i loro chiostri e i campi coltivati dai monaci che circondano i complessi.
Verso ovest, il Naviglio Grande porta fino al Ticino, con il borgo di Castelletto di Abbiategrasso che compare dopo chilometri di alzaia tra le acque basse e i pioppi.
Verso est, la ciclabile della Martesana segue il canale storico fino a Cassano d’Adda e al fiume Adda, con possibilità di risalire fino a Lecco e ai laghi brianzoli.
Verso nord, la Brianza — con i laghi morenici, le ville storiche e la pista storica del Velodromo di Monza — diventa accessibile in bici da centro città in meno di due ore.
Fuori dall’area metropolitana, due direttrici a lunga percorrenza: la St. Moritz-Milano (con scenari alpini e discese mozzafiato) e la Cortina-Milano — due proposte per chi vuole fare un viaggio vero, con Milano come punto di arrivo e destinazione.
San Colombano al Lambro, piccola collina anomala nella pianura lodigiana, è l’ultima sorpresa dell’itinerario verso sud-est: vigneti a pochi chilometri dalla pianura piatta, con una produzione vitivinicola autoctona che quasi nessun milanese sa nominare.
Il Velodromo Vigorelli e la storia ciclistica di Milano
Uno degli itinerari più identitari di Gran Milano Bike Hub parte dal Velodromo Vigorelli — la pista storica costruita nel 1935 in via Arona, che ha ospitato record dell’ora, campionati mondiali e gare che hanno scritto la storia del ciclismo.
Il Vigorelli ha una relazione con Milano che va oltre lo sport: è stato set cinematografico, spazio concerti (i Beatles vi si esibirono nel 1965) e simbolo di un’epoca in cui la bici era ancora il mezzo di trasporto principale della città.
Pedalare all’interno della sua pista in legno di abete è una delle esperienze che il portale permette di prenotare.
Dal Vigorelli, gli itinerari si connettono naturalmente ai percorsi verso Brianza e verso i Navigli — componendo un giro che tocca sia la storia ciclistica della città che le sue trasformazioni contemporanee.
Come utilizzare la piattaforma
granmilanobikehub.it è consultabile gratuitamente.
Gli itinerari sono scaricabili in formato GPX per i ciclocomputer e navigatori.
Chi cerca una proposta specifica può filtrare per:
Tipo di bici (strada, gravel, MTB, e-bike), Difficoltà (da facile a impegnativo), Distanza e durata, Punto di partenza
Le strutture bike friendly nel portale offrono in molti casi pacchetti che includono il noleggio della bici, la colazione anticipata e il transfer dei bagagli.
Foto: granmilanobikehub.it
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