Nel cuore della Marca trevigiana, tra colline punteggiate di filari e borghi che sembrano dipinti, si trova un angolo di Veneto che raramente finisce nelle guide generaliste. Eppure chi lo conosce difficilmente lo dimentica: il Molinetto della Croda, situato nel comune di Refrontolo in provincia di Treviso, è uno dei mulini ad acqua più fotografati e amati del Nord-Est italiano, una struttura del XVII secolo ancora funzionante che sorge letteralmente su una roccia, proprio come suggerisce il nome: croda, in veneto, significa appunto “roccia”.
Si affaccia sulla valle del Lierza, un corso d’acqua dalla portata capricciosa che nel corso dei secoli ha alimentato le macine, ma ha anche scaricato su questo edificio la sua forza distruttrice in più di un’alluvione. Ogni volta, però, il mulino è stato ricostruito.
La roccia sotto i piedi, il Lierza davanti
Le fondamenta del Molinetto poggiano direttamente sulla croda, la parete di roccia che emerge dal letto del torrente. Non è un dettaglio architettonico da sottovalutare, perché è la ragione stessa per cui questo luogo esiste e per cui ha tenuto nei secoli, nonostante le piene e le ristrutturazioni successive.
Guardarlo dalla riva opposta, con l’acqua che scorre sotto e attorno alla sua base, dà la misura di quanto fosse ingegnoso (e coraggioso) chi scelse quel sito per costruire. La struttura attuale è frutto di interventi in epoche diverse: al nucleo originale seicentesco sono stati aggiunti nel tempo locali abitativi, le cosiddette dimore dei mugnai, gli uomini che vivevano qui e lavoravano le granaglie portate dai contadini della zona.
Un mulino che ha visto secoli e alluvioni
Attivo fino al 1953, il Molinetto della Croda ha macinato grano, mais e altri cereali per tre secoli abbondanti. Poi è arrivato il silenzio delle macine, come in tanti altri mulini italiani travolti dalla meccanizzazione agricola del dopoguerra. La struttura è rimasta però in piedi, e dopo un lungo restauro è stata recuperata con un’attenzione speciale.
Al piano terra la macina originale è stata ricostruita fedelmente e rimessa in funzione, così i visitatori possono vedere e sentire il meccanismo all’opera, con il legno che scricchiola e la pietra che gira come faceva decenni fa. È questo dettaglio, forse più di qualsiasi altro elemento, a rendere il posto unico nel suo genere.
Parliamo perciò di un congegno vivo, in grado di raccontare il lavoro manuale con una concretezza che nessuna didascalia potrebbe raggiungere. Il rumore dell’acqua che muove la ruota e il ritmo della macina sono suoni antichi che qui tornano reali.
Il paesaggio tutt’intorno: vigne, borghi e Prosecco
Il Molinetto della Croda si trova lungo la Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene, un percorso enologico e paesaggistico che attraversa uno dei territori vitivinicoli più riconosciuti al mondo, inserito nella lista del Patrimonio UNESCO dal 2019. I pendii attorno a Refrontolo sono ricoperti di vigneti a rive, le terrazze ripide tipiche di questa area, coltivate ancora in gran parte a mano perché le macchine non riescono ad arrampicarsi su quelle inclinazioni.
Fermarsi qui significa assorbire un paesaggio che cambia radicalmente con le stagioni: in primavera i prati sotto le vigne si colorano di fiori selvatici, in autunno i filari diventano rosso e oro, e l’aria porta l’odore dolce della vendemmia. Il mulino, in questo contesto, sembra un punto fermo tra tante trasformazioni stagionali.
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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