Tarvisio, nell’estremo nord-est del Friuli-Venezia Giulia, è il tipo di posto che ci si aspetta di attraversare in macchina diretti altrove: confine con Austria e Slovenia a portata di mano, il passo, le piste e le foreste di abeti. Quello che in pochi, però, è che nascosto tra i boschi di questa zona di frontiera c’è l’Orrido dello Slizza, luogo che si rivela una delle canyon experience più accessibili e (per alcuni aspetti) meno celebrate del Nord Italia, tanto stretta e profonda da sembrare l’ingresso di un altro mondo.
L’Orrido dello Slizza offre, infatti, un percorso ad anello di circa 60 minuti incastonato in un’area di boschi con una biodiversità sorprendente. E lo fa senza la troppa folla delle mete più pubblicizzate.
Quando il torrente ha fatto tutto il lavoro
Tutto comincia con il monumento al soldato austroungarico, una scultura austera che segna l’ingresso alla gola come un guardiano di pietra. L’Austria ha lasciato tracce dappertutto in questa zona (nei nomi dei paesi, nell’architettura di Tarvisio e persino nei cartelli stradali bilingui) e questo piccolo memoriale ricorda che per secoli queste valli erano trafficate sì da escursionisti, ma pure da eserciti e doganieri.
Superato il monumento, il sentiero scende deciso verso il torrente. A tratti è ripido, con gradoni tagliati nella roccia e piccoli tornanti che accelerano la discesa. Poi, all’improvviso, appare l’acqua: lo Slizza scorre qui in un canalone strettissimo, mentre le pareti di roccia erosa si alzano su entrambi i lati formando anfratti, nicchie e fori levigati da millenni di corrente. Il lavoro del fiume si vede ovunque: superfici lucide, curve impossibili e pozze profonde di un verde smeraldo che sembra dipinto.
Dentro la gola: rocce, passerelle e quella luce verde
Le passerelle metalliche che costeggiano il percorso sono il cuore dell’esperienza. Si cammina letteralmente sulla gola, affacciati sul vuoto d’acqua sottostante, con le pareti di roccia a pochi centimetri dai gomiti. In alcuni punti il sentiero entra in galleria e l’oscurità dura giusto qualche secondo prima che ritorni la luce filtrata dagli abeti sopra di te.
Lungo le rive, dove la corrente rallenta, si formano piccole spiagge di ciottoli colorati. Bianchi, grigi, con venature arancioni: la geologia locale parla di rocce sedimentarie mescolate a dolomia, trasportate e levigate per chilometri dalla corrente. Sono questi dettagli, come la sabbia tra i sassi e il riflesso verde dell’acqua sui massi, che rendono la gola qualcosa di più di un semplice sentiero.
Il sentiero e l’anello dei contrabbandieri
Il percorso si chiude con un tratto di ritorno lungo la ciclovia che corre sopra la gola, sul tracciato di una vecchia ferrovia dismessa. L’ex ponte ferroviario che si incontra verso la fine dell’anello è uno di quei dettagli che pochi notano ma che racconta molto: queste valli erano un crocevia di commerci, migrazioni e traffici di frontiera almeno dalla fine dell’800.
Tornando verso il parcheggio lungo la pista ciclabile, la vegetazione si apre e il bosco diventa più luminoso. L’intero anello si conclude in circa 60 minuti a passo tranquillo, senza bisogno di attrezzatura tecnica. Un paio di scarpe da trekking con suola antiscivolo, pero, sono la dotazione minima consigliata, specie nei mesi in cui le rocce restano umide.
La gola non fa rumore di sé: niente cartelloni sulla statale, zero code al parcheggio e nemmeno bar con souvenir all’ingresso. Anche se (e va detto) negli ultimi anni ha conosciuto un forte aumento di visitatori. Per chi cerca il Friuli fuori dagli itinerari più rodati, è proprio questa discrezione a renderla interessante e la domanda, alla fine del giro, è sempre la stessa: quante altre gole come questa aspettano, silenziose, tra questi boschi di confine?
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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