Partiamo dalla terza “P”: Pontormo. Nel 1520, in pieno Rinascimento, tutti dipingevano la bellezza ideale, l’equilibrio, le geometrie, come se quegli standard fossero la soluzione per mettersi sopra a tutti. All’improvviso, le ansie Pontormiane abbattono quegli standard in un colpo solo: corpi allungati, colori acidi, ansia e tensione che scorre dura e pura nelle raffigurazioni e negli sguardi dei protagonisti. Attori che nelle opere paiono sospesi in un tempo indefinito, fermi ma in movimento. Non categorizzabili. E così, con Pontormo, una nuova corrente “Per spiriti liberi” (come cita il payoff di questa piattaforma), cavalca scatenata le praterie della noia del tutto uguale e del tutto perfetto, lasciandoci impronte talmente profonde da vederle oggi. Impronte di personalità che spaventano gli standard-addicted, segni perennemente indelebili quanto le zampate di un T.rex.
Fitness network: “Pontormo”
Curiosamente, quella tensione di Pontormo faceva sì che venisse ossessionato proprio dalla cura del corpo: in fondo, “P” può essere considerato come il primo mindfulness-influencer. I suoi personaggi non venivano mai dipinti per com’erano ma per come si sentivano. O meglio, per come si auto-percepivano dal punto di vista dell’autore. La conclusione era sottolineare come un corpo ansioso fosse la rappresentazione del moderno e non lo fosse, al contrario, il corpo perfetto. Perchè il primo era compenetrato dalla realtà, il secondo svolazzava nell’immaginario ascetico. Questo signor “P”, per tagliar corto, si era portato avanti cinquecento anni sull’enorme rischio della standardizzazione. Osservazione ad hoc per il fitness-market del 2026, visto che questo è il tema.
Fitness network: Performance
Fatta questa premessa insolita, saltiamo all’indietro, dalla terza alla prima “P”: performance. In un fitness network e purtroppo (il fumo del marketing non lo puoi fermare) anche in una palestra di quartiere, dettano ormai legge le strategie commerciali degli “esperti in KPI”. Che, tutti carichi dall’ultimo webinar formativo che forma tutti allo stesso modo e boccia le idee Pontormiane, nella loro skillitudine non ci pensano proprio a farsi un bel giro (aspetti strategici e commerciali) attorno alla palestra. E dopo a mettersi maglietta e cappellino per passare un po’ di giornate coi clienti (aspetti tecnico-tattici) facendo primo, secondo e terzo turno, come si faceva una volta da buon istruttore.

Magari passeggiando nei pressi del lat-machine sempre occupato perchè il cliente deve fare 6+6 serie di inutili trazioni singole dall’alto (altro fumo ben venduto), perchè così ha stabilito l’influencer che gli ha mandato da remoto il protocollo copia e incolla. O perchè un leg press resta carico perchè l’altro influenzato-da-influencer è in triple-set e deve fare in sequenza: leg press + leg extension + leg curl. Tutto questo mentre fila e tensione (certamente ben rappresentabile da Pontormo) aumentano. Tale passaggio, secondo il KPI expert, è ininfluente, perchè nel corso di formazione e motivazione gli hanno detto che: “la palestra non deve vendere servizi ma solo abbonamenti e meglio se poi non frequenteranno”. Sarà una coincidenza, ma è il tipo d’abbonamento che rimanda a quelle famose scatole vuote vendute da simpatici ragazzotti agli autogrill anni fa. Probabilmente si tratta di una loro versione 4.0.
Fitness network: Price
Ultima in ordine di trattazione è la seconda “P”: price. Anche su questo fronte una piccola digressione anti-webinar formativo. Prendiamo a esempio la crisi automotive. La stessa AI definisce come disastro certo quello che passa attraverso la via della: “commoditizzazione tecnologica”. In passato, ai tempi dell’Alfa Romeo quando era Alfa Romeo, la complessità e le raffinatezze del motore (prestazioni, sinfonia del rumore e altre peculiarità) facevano sì che un produttore italiano si distinguesse con orgoglio e ciò spostava l’attenzione del cliente sulla più brutta parola utilizzata oggi (davvero nauseante): l’experience. Termine orrendo e abusato ma rende l’idea. Oggi, con piattaforme condivise e componenti principali uguali per tutti, nell’automotive vince chi tiene il prezzo più basso. Se, quindi, la parte hardware del servizio fitness erogato da un network è la stessa per tutti, la chest press diventa una “commodity”. E se la parte software del servizio comporta costi enormi in caso d’investimento su un prodotto personalizzato, anche questo, giocoforza, sarà uguale per tutti.

Per andare dritti alla conclusione: non servono corsi di formazione nè cromie che distinguano una palestra dall’altra (sono tutte uguali come i SUV che usano appunto le stesse piattaforme). La via è l’integrazione verticale: tornare a essere diversi dagli altri internalizzando la filiera e filtrando il tutto in un proprio format strutturale, tecnologico e umano. Ma se i primi due format sono uguali, il terzo è già sparito. Aumentano i sales-scatola-vuota e spariscono i trainer di sala. “Abbandonare l’equilibrio, le regole e la prospettiva degli standard per dare spazio all’emozione, al turbamento interiore e a una bellezza elegante”. Sono i concetti del Manierismo di Pontormo che in fondo con grande semplicità voleva dire: “lavoriamo sull’immaginazione e non sulla prossima promozione”. Ma ormai si vive solo di quello.
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